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SCUOLA/ La mobilità sud-nord? Cara Repubblica, c'è ed è colpa dello Stato

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Per Pellegatta, invece, il problema non è lo strumento, ovvero il concorso, ma il soggetto che recluta. «Se tale soggetto continuerà ad essere lo Stato, non cambierà nulla. Si deve passare, quindi, al reclutamento fatto dalle piccole scuole o dalle reti locali di piccole scuole, esattamente, ad esempio, come fanno gli ospedali. Se il concorso è fatto dalle singole realtà, la persona si candida dove vuole andare a lavorare, chi recluta ha capacità di valutazione, e si fidelizza un rapporto. Tutto questo ridurrebbe la mobilità».



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COMMENTI
18/01/2012 - Colpevole? (Valentina Timillero)

Pascuzzi ha ragione, il sindacato non è certo il "maggior colpevole". E' l'unico.

 
18/01/2012 - Due tipi di mobilità (Vincenzo Pascuzzi)

Le questioni sono due: mobilità territoriale nord-sud e mobilità da scuola a scuola (con discontinuità didattica). I polveroni sollevati dalla Lega sulla prima risultano infondati e strumentali, secondo Repubblica e in base ai dati forniti dal Miur. Pellegatta giudica questi dati non attendibili. Ma sono dati che provengono dalle scuole, quindi per iscritto e con l’approvazione dei presidi: perciò più esaustivi e affidabili di esperienze individuali anche se confortate da “innumerevoli testimonianze” verbali di altri presidi. Poi Pellegatta passa alla mobilità da scuola a scuola e lancia un anatema (o fatwa) contro «Il sistema nazionale della graduatorie [che] è la rovina delle scuole italiane perché consente una costante e permanente mobilità, alla quale il sindacato – il maggior colpevole, in tal senso –, non ha mai voluto porre dei limiti» e propone di passare «al reclutamento fatto dalle piccole scuole o dalle reti locali di piccole scuole…» ritenuto salvifico. La sua è opinione personale da rispettare, la cui validità è però da dimostrare. Certo lo Stato potrebbe ridurre la mobilità ma di poco perché essa è fenomeno fisiologico e normale. Di per sé, la frantumazione del reclutamento non ridurrebbe la mobilità meglio di quanto potrebbe fare lo Stato, mentre rischierebbe di produrre dilettantismo, pressappochismo, nepotismo, arbìtri e favoritismi aumentando la burocrazia e diminuendo le possibilità di controllo. Infine, il sindacato non è certo il “maggior colpevole”.