BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Troppo costosa? Senza vera autonomia costerà sempre di più

Pubblicazione:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La battaglia perché le famiglie non debbano accollarsi gli oneri per contribuire ai costi di funzionamento degli istituti (“carta igienica, materiale di cancelleria, toner e carta per le fotocopie e perfino i detersivi per mantenere puliti gli ambienti scolastici”) o per la realizzazione delle attività aggiuntive (“corsi pomeridiani e attività sportive, giornalini d'istituto e recite teatrali, gite e viaggi d'istruzione, corsi di lingua straniera e per conseguire la patente informatica, rivolti a prof e studenti, corsi per ottenere il patentino per i ciclomotori, assicurazione), può dunque essere compresa e valorizzata nell’ambito di un serio e approfondito ripensamento sull’utilizzo delle ingenti risorse di cui sopra.

Ma se il fatto di dover pagare una tantum un modesto contributo per i servizi aggiuntivi (che tuttavia esprime una attenzione ancora viva al problema dell’educazione/istruzione delle giovani generazioni, fino all’accettazione del sacrificio economico) è percepito come uningiustizia, cosa dire allora di quanto accade a chi sceglie la scuola non statale? Le famiglie che iscrivono i figli alle scuole paritarie (cioè facenti parte a pieno titolo del sistema nazionale di istruzione), infatti, devono sostenere mensilmente la retta (spesso con grandi sacrifici) pur pagando già i servizi di istruzione attraverso le salatissime tasse italiane, e per avere ciò che i genitori delle scuole statali ricevono gratuitamente. E non è forse un’ingiustizia che le scuole paritarie, nonostante siano tali, ricevano solo l’1% delle risorse destinate alle statali, pur accogliendo oltre il 10% degli studenti italiani ed erogando con magri bilanci un servizio di qualità?

Non si vogliono alimentare contrapposizioni inutili o addirittura dannose, anzi. E’ giunto invece il momento di riconsiderare l’assetto complessivo del nostro sistema di istruzione in direzione di una marcata autonomia gestionale, didattica, organizzativa e finanziaria di tutte le istituzioni scolastiche, per recuperare le risorse necessarie a far funzionare meglio tutto il sistema e ogni singola realtà. Autonomia delle scuole pubbliche, pluralismo scolastico, libertà di scelta delle famiglie, rilancio della formazione professionale, rilancio della professionalità insegnante, sono davvero la soluzione del problema posto da Repubblica. Anche se forse non aveva intenzione di arrivare a tanto…

Il nuovo ministro, facendo parte di un governo tecnico e dunque essendo meno esposto alle pressioni del consenso elettorale, è nelle condizioni favorevoli per muoversi in questa direzione, anche se gli ostacoli da superare sono davvero tanti. Si tratta di una sfida importante, di grande complessità sia tecnica che politica, che porterebbe però grandi risultati, poiché se vogliamo uscire dalla crisi – che è antropologica prima ancora che finanziaria  occorre investire con decisione sulle risorse umane, in primis sull’educazione.
Ne avrebbero un sicuro beneficio non solo le famiglie giustamente difese nell’articolo, ma ogni famiglia con figli in età scolare e tutto il nostro amato Belpaese.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
20/01/2012 - ISTAT IERI 19.01.1012: ITALIA PIL 4,8% (UE27 5,6%) (Vincenzo Pascuzzi)

ISTAT: Italia investe poco in istruzione, 45% italiani con diploma medie. 19.01.2012-17:03 (ASCA)- Roma, 19 gennaio 2012 - In Italia l'incidenza sul Pil della spesa in istruzione e formazione è pari al 4,8% (2009), valore inferiore a quello dell'Ue27 (5,6%). Circa il 45% della popolazione tra 25 e 64 anni ha conseguito la licenza di scuola media inferiore come titolo di studio più elevato, un valore distante dalla media Ue27 (27,3% nel 2010). La quota dei più giovani (18-24enni) che ha abbandonato gli studi senza conseguire un titolo di scuola media superiore è pari al 18,8% (la media Ue è 14,1%). E' quanto emerge dal rapporto "NOI ITALIA" diffuso oggi dall'Istat. I dati più recenti sul livello delle competenze (indagine Pisa dell'Ocse) mettono in luce un recupero rispetto al passato dello svantaggio degli studenti 15enni italiani in tutti gli ambiti considerati (lettura, matematica, ecc.). La partecipazione dei giovani al sistema di formazione al termine del periodo di istruzione obbligatoria è pari all'81,8% tra i 15-19enni e al 21,3% tra i 20-29enni. I valori europei (Ue19) sono più elevati e pari rispettivamente a 86,2% e 26,6% (anno 2009). Il 19,8% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario (o equivalente). Nonostante l'incremento che si osserva nel periodo 2004-2010 (+4,2 punti percentuali) la quota è ancora molto contenuta rispetto all'obiettivo del 40% fissato dalla Strategia "Europa 2020". http://noi-italia.it/

 
20/01/2012 - Le tabelle statistiche (Franco Labella)

Non vorrei aggiungere altro alle osservazioni di Pascuzzi ma mi permetto di far osservare che la tabella usata da Lepore per il suo ragionamento raccoglie i dati al 2009 (asteriscati peraltro come dati provvisori). Chi ha dimestichezza con i tagli gelminiani credo si chieda se i dati (mancanti) degli ultimi tre anni confermerebbero o meno l'analisi di Lepore. Vorrei anche aggiungere, pur non essendo un appassionato cultore della scienza statistica, che l'ex-Ministro Gelmini con le cifre (98,97, 95 e credo di ricordare anche 94) percentuali della spesa corrente per stipendi del personale ha dimostrato nelle occasioni pubbliche e televisive una certa disinvoltura nelle citazioni. Peraltro proprio Barbieri, da tecnico non ignaro, ha dimostrato una certa incongruenza di alcune affermazioni televisive dell'ex-Ministro. Nella chiusa finale direi che, fermo restando che Lepore può ovviamente continuare a ragionare in termini di spesa, trovo utile sottolineare l'enfasi data dal nuovo Ministro alla circostanza di considere "investimenti" la spesa dedicata all'istruzione. Non mi pare inversione culturale da poco... per lo meno così appare ad un docente di Economia, scienza inutile tanto da non farla più studiare nelle scuole superiori italiane. Così abbiamo dato un grande contributo al taglio della spesa :-)) e perciò Lepore ne sarà lieto. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
19/01/2012 - DIVERGENZE SUI DATI - 2 (Vincenzo Pascuzzi)

(seguito) 3) Emanuele Barbieri TAGLI E PRETESTI I pesanti tagli degli organici della scuola sono stati giustificati con una serie di motivazioni sull’andamento della spesa per l’istruzione: • la spesa per l’istruzione è fuori controllo; • negli ultimi 10 anni gli alunni sono diminuiti e la spesa è cresciuta di oltre 10 miliardi; • il 97% della spesa è destinata agli stipendi; • la spesa per alunno è più alta della media OCSE. http://www.futuroscuola.org 4) 13 settembre 2011 - In Italia, la percentuale del PIL destinata all’istruzione è una delle più basse di tutti i Paesi OCSE. Il grido d’allarme dell’OCSE. http://pietrodn.wordpress.com/2011/09/13/ocse-italia-ultima-per-spesa-pubblica-per-istruzione/ 5) Rapporto Ocse sull'istruzione: Italia in testa per ore di insegnamento, ma rimane bassa la spesa percentuale sul Pil http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/3e94310c87a61083c1256a5b004695e8/aaef6cb362c324fbc1257082003a3e1c?OpenDocument 6) L'Italia non investe in istruzione Ocse: "Spesa per scuola a ultimi posti" http://www.repubblica.it/scuola/2010/09/07/news/ocse_scuola-6828593/ 7) L'Ocse boccia l'Italia: la spesa è ai minimi e gli stipendi sono troppo bassi http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/11/06/24/ocse-istruzione-spesaitaliani-minimi.html

 
19/01/2012 - DIVERGENZE SUI DATI - 1 (Vincenzo Pascuzzi)

Afferma Marco Lepore: «il nostro Paese spende ancora oggi per l’Istruzione statale ingenti risorse». L’Ocse e altri invece dicono proprio il contrario. Vediamo: 1) In Italia, la percentuale del PIL destinata all’istruzione è una delle più basse di tutti i Paesi OCSE. Nel 2008, l’Italia ha speso il 4,8% del PIL per l’istruzione, ovvero 1,3 punti percentuali in meno rispetto al totale OCSE del 6,1% (posizionandosi al 29 posto su 34 Paesi) (Tabella B2.1). In parte, ciò si spiega con il fatto che gli investimenti privati nell’istruzione sono piuttosto limitati. http://www.oecd.org/dataoecd/31/28/48669804.pdf 2) ITALIA quasi fanalino di coda tra i paesi Ocse sulle spese nell’istruzione: è penultima su 33 paesi nella quota di Pil dedicata al settore, al 4,5% nella penisola contro il 6,2% della media Ocse. La minor quota di spesa pubblica che l’Italia dedica all’istruzione emerge anche da altri dati: in media nella penisola la spesa per studente, mettendo assieme tutti i livelli, risulta di 7.948 usd l’anno, contro 8.216 usd della media Ocse. http://www.statoquotidiano.it/08/09/2010/ocse-italia-penultima-su-33-paesi-in-spese-istruzione/33925/ (segue)