BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Non capisco questa espressione, che sembra indicare la volontà di affrontare tematiche molto vaste e non «transitorie». Se si tratta di portare a regime ciò che è stato varato, la prima esigenza è avviare rapidamente la formazione degli insegnanti. Il ministro ha affermato di volerlo fare, ma non si capisce che cosa impedisca di fissare finalmente i numeri di TFA e lauree magistrali. È uno scandalo che il Miur continui a menare il can per l’aia su una questione che potrebbe essere risolta in una mattinata. Ho vissuto quella odissea quadriennale, e quando leggo la sequenza di prescrizioni, consigli, riserve, richieste di modifica, che vengono avanzate proprio da chi ha consumato quattro anni di vita a ostacolare il nuovo regolamento per la formazione, mi rendo conto che è difficile vincere interessi corporativi ostinati, pervasivi e prepotenti. Ma un governo tecnico non dovrebbe potersi muovere senza badare troppo a questi interessi? Se il ministro non riesce a chiudere in tempi strettissimi, è difficile che possieda la forza necessaria ad affrontare un’agenda ambiziosa e vasta come quella che sta proponendo.

È evidente che il mandato di Profumo va collocato in un contesto più ampio: quello del governo Napolitano-Monti, dell’emergenza nazionale e della supplenza della politica. Ma è possibile governare la scuola senza fare scelte politiche?

Non esistono governi tecnici e non starò qui a dire qual è il profilo politico di questo governo, poiché è chiaro a chiunque non voglia chiudere gli occhi di fronte all’evidenza. Le scelte di questo governo non sono in Italia, sono a Bruxelles, e fortemente condizionate dal dettato tedesco. Non trovo strano che anche in tema di istruzione il governo Monti si appresti a seguire pedissequamente il dettato «europeo», il quale consiste di prescrizioni tecnocratiche, volte a garantire la massima mobilità del mercato del lavoro, in conformità con le famose competenze di Lisbona. Cultura e istruzione c’entrano poco: c’entra soprattutto la formazione della forza lavoro.

Ma è una novità?

No. E infatti, l’ultima fase del ministero Gelmini ha peccato per essersi piegata a questa visione che ora prende ancora più forza e si giova di tutte le nomine e le scelte fatte in quella fase precedente. L’istruzione italiana è sempre più a guida bancario-confindustriale, e questa è una scelta molto ma molto politica. Un tempo si poteva dire che l’istruzione era in mano a lobbies di pedagogisti. Oggi anche i pedagogisti, se non vogliono essere estromessi, debbono fare da foglia di fico di scelte economiciste. E difatti si cominciano a sentire molti lamenti da parte dei più consapevoli tra di loro...

La famosa lettera di Olli Rehn all’Italia citava espressamente il problema della valutazione e dei risultati Invalsi insoddisfacenti. Ha detto Profumo al forum di Repubblica: «il fine primario del nostro Invalsi è quello di fare una fotografia alla scuola e capire cosa non va». Come usiamo i dati raccolti?



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.