BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Prima vorrei dire un’altra cosa. Trovo assurdo che nel contesto di una serie di “consigli” per salvare la situazione economica del paese si indichi come prioritario il tema della valutazione. Non perché sia contrario alla valutazione, sia ben chiaro: questa è una giaculatoria che occorre fare altrimenti si viene linciati. Ma è ridicolo pensare che l’introduzione di un sistema di valutazione possa condurre a un miglioramento del livello dell’istruzione tale da produrre risultati efficaci sul piano economico e favorire lo sviluppo. In realtà, quel che sta a cuore alla tecnocrazia che insiste su questo tema è di trasformare il sistema dell’istruzione – sotto l’impulso di una didattica sempre più basata sui test, sul teaching to the test, sulla frammentazione del sapere in abilità pratiche di valore immediato – in una fabbrica di “addetti” direttamente fruibili nel processo produttivo. Si potrebbero proporre discorsi di difesa della cultura, dei valori, sottolineare come su questa via si formino giovani privi di “ideali”.

In che senso?

Una persona che si occupa specificamente di formazione quadri osservava che oggi ci troviamo sempre più di fronte a giovani che non hanno appreso altro che a pensare “oggi farò questo”, “domani quest’altro”, che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale, più in generale della capacità di pensare cosa fare della propria vita. Non è la scuola delle competenze e dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità. Ma, oltretutto, il fatto ironico è che una scuola finalizzata al processo produttivo finisce col distruggerne l’efficacia, perché senza cultura e scienza di base non v’è alcuna possibilità di effettivo progresso. Eppure, non passa giorno che non si predichi che la ricerca di base e la cultura non servono. Non passa giorno senza che ci si propini il tormentone della scuola che deve apprendere a “fare”. Giorni fa Pier Luigi Celli ha persino proposto che i docenti universitari debbano fare un semestre periodico di “stage” in azienda. Me lo figuro un filologo classico in un mobilificio. Il punto è che per gli eurotecnocrati la cultura e la scienza di base non si mangia: il sistema dell’istruzione deve ridursi a un’enorme scuola di formazione di tecnici, al massimo di ingegneri.

Ma che ruolo dovrebbe avere l’Invalsi, secondo lei? Fioroni, su queste pagine, ha auspicato che sia un istituto sempre più autonomo, terzo, di valutazione.

Ecco, veniamo all’Invalsi, perché non voglio proprio far carico all’Invalsi di colpe che non sono sue, quali quelle relative ai processi che criticavo prima. L’Invalsi può avere tre funzioni: 1. offrire elementi di valutazione del sistema scolastico; 2. valutare gli insegnanti, e 3. sostituirsi agli insegnanti nel valutare gli studenti. Ho scritto in un articolo che il ministro dovrebbe applicare l’Invalsi al primo compito, muoversi con i piedi di piombo sul secondo aspetto, e astenersi assolutamente dal terzo. Invece, già il ministro Gelmini aveva pensato di sostituire l’esame di matematica e inglese in terza media con un test Invalsi. Questo porta né più né meno al teaching to the test e può avere conseguenze distruttive.

Lei ha rivolto molte critiche di merito al contenuto dei test proposti dall’Invalsi. 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.