BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

Pubblicazione:

Foto Infophoto  Foto Infophoto

Infatti. Critiche di merito, specifiche e dettagliate, in particolare sui test di matematica e di italiano. Non ho ricevuto una risposta degna di questo nome. Ho letto soltanto riaffermazioni di principio della bontà delle scelte dell’ente, con una prosopopea saccente e arrogante non degna di persone che dovrebbero essere preposte a giudicare in modo “oggettivo” il sistema dell’istruzione. Si è tentato di dipingere chi ha criticato nel merito come un agitatore di principio. Ho raccolto, oltre alle mie personali osservazioni, molte critiche di merito e ben argomentate da parte di tanti insegnanti. Ma tutto questo viene ignorato con sprezzo. Che titoli ha un ente che si comporta in questo modo di giudicare gli insegnanti e addirittura di sostituirsi a loro nel valutare gli allievi? Questa è la critica specifica che mi sento di rivolgere all’Invalsi per quel che ha fatto finora. Esso non ha dato prova di essere capace di allargare le sue funzioni addirittura ai punti 2 e 3, quando anche sul primo farebbe bene a ripensare a fondo il suo modo di procedere.

E quanto al fatto che un ente di valutazione come l’Invalsi basi la sua autorevolezza sulla sua autonomia?

È un’idea ridicola e inconsistente come quella che esistano governi tecnici al di fuori della politica. Chi nominerà i dirigenti dell’Invalsi? A quali organi di controllo saranno soggette le scelte dell’ente? La valutazione ha senso se è un processo interattivo in tutte le direzioni. Non esistono “unti del Signore” dotati della capacità speciale e insindacabile di valutare gli altri. Il giorno in cui venisse fatta una scelta del genere sarebbe la fine della dignità della funzione insegnante che ogni giorno si strombazza di voler difendere. Sarebbe peraltro una scelta funzionale a quella visione tecnocratica che denunciavo prima: un sistema dell’istruzione messo in mano a manager, in definitiva messo in mano alla peggiore politica. È il modello che abbiamo sperimentato nelle Asl, con quali risultati è superfluo dire.

Ancora la lettera: «Come il governo intende valorizzare il ruolo degli insegnanti nelle singole scuole? Quale tipo di incentivi il governo intende mettere in opera?». Ancora Profumo: «La valutazione sugli insegnanti, invece, deve essere su base volontaria». Le sembra possibile? O intende negare che il lavoro dei docenti possa essere valutato?

È indubbio che gli insegnanti debbano essere valutati! E non capisco cosa voglia dire “su base volontaria”. O si tratta di una valutazione che riguarda tutti o non ha il minimo senso. Come? Ho provato a delineare un sistema di ispezioni interattive in un documento che è facilmente reperibile. Confesso di essere alquanto stanco nel doverlo riproporre. Chi vuol leggerlo lo troverà facilmente: sono proposte precise e concrete.

Sempre a proposito di valutazione, si è chiusa la fase sperimentale del progetto Valorizza. Che ne pensa?

Forse si potrebbe non parlarne neppure perché, con i tempi che corrono, non so dove potrebbero essere trovate le risorse per estendere un modello premiale del genere a tutta la scuola italiana. Comunque, nel merito non ho mai condiviso quel progetto per ragioni che ho spiegato anche su questo giornale. Trovo assurdo che i “migliori” insegnanti vengano scelti dal dirigente scolastico assieme ad altri due professori “eletti”. Vi saranno – e, nel caso specifico, vi saranno certamente state – situazioni virtuose in cui il meccanismo può funzionare. Ma ve ne saranno altre – e non poche! – in cui si formeranno camarille composte da dirigenti di livello discutibile e da loro “protetti” che premieranno i peggiori, o quelli che non obbediscono supinamente al dirigente, e che magari sono i migliori.

Il solito clientelismo italico.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.