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SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

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È bizzarro che dopo aver propugnato per decenni la “democrazia” scolastica, in forme di un egualitarismo becero, si passi direttamente a un modello autoritario basato sul potere assoluto del dirigente scolastico esente da ogni valutazione e ogni controllo. Del resto, se i futuri dirigenti scolastici saranno quelli selezionati sulla base dei criteri demenziali dei quiz del recente concorso, c’è da immaginare chi verrà premiato: le rotelle consensuali del grande meccanismo governato dalla dirigenza ministeriale. Vorrei inoltre osservare che trovo inaccettabile che un processo di valutazione di un sistema pubblico venga messo totalmente nelle mani di due organizzazioni imprenditoriali private. Ancora una volta siamo alla consegna dell’istruzione nelle mani della tecnocrazia confindustrial-bancaria.

Secondo lei è o no auspicabile una revisione dello status giuridico degli insegnanti, per arrivare a forme diverse di assunzione che facciano leva sull’autonomia delle scuole? Lei non ha mai nascosto la sua scarsa simpatia per il Pdl Aprea. Perché?

Questo discorso si ricollega al precedente. Il nostro è un sistema pubblico a prevalente (quasi totale) componente statale. È assurdo far finta che non sia così e trattarlo come se fosse un sistema integralmente privato. Il che non vuol dire che non sia giunto il momento di spezzare un dirigismo statalista del ministero che è diventato davvero soffocante. Ma si badi che questo dirigismo si riempie la bocca della parola “autonomia”. L’autonomia scolastica che vogliono è quella dell’“autonomia” di un dirigente scolastico onnipotente, il quale è però una rotella del ministero (e questa visione è emersa in modo sfacciato nelle domande del concorsone). Quindi, autonomia del dirigente di reclutare, licenziare, valutare (sotto le ali del ministero). Di certo, nessuna autonomia sul piano delle metodologie didattiche, della libertà di insegnamento: di quella neanche a parlarne. Ma non è soltanto questo il motivo della perplessità nei confronti del reclutamento diretto. Si è parlato molto del fatto che alcune università, in particolare nel sud, sono soggette all’inquinamento della criminalità organizzata, in particolare nel reclutamento. Vi sono stati anche procedimenti giudiziari al riguardo. Eppure le università sono strutture enormemente più vaste di una scuola e con una rete di personale molto più articolata e complessa, con molti più controlli interni. Un istituto scolastico è di gran lunga più fragile e non ci vuole molta fantasia per prevedere che le liste di reclutamento degli istituti scolastici, soprattutto in certe regioni, saranno direttamente gestite dalla criminalità organizzata. Anche il dirigente scolastico non colluso potrà davvero poco contro le pressioni che subirà. Per questo dicevo all’inizio che la proposta del ministro Profumo dei concorsi finisce con l’essere più forte – pur con tutti i suoi evidenti limiti – rispetto alla proposta del reclutamento diretto.


Il ministro ha manifestato la volontà di svecchiare la didattica, dando più spazio alle nuove tecnologie.



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COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.