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SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

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Non credo nelle virtù miracolistiche delle nuove tecnologie, non credo alla leggenda metropolitana dei “nativi digitali” (gonfiata dalle ditte informatiche per far quattrini). Sarei ben contento di sollevare i miei figli del peso dei libri che schianta la loro schiena a condizione che si affrontassero seriamente non soltanto tutti i problemi tecnici: compatibilità dei futuri e-book scolastici con i differenti tablet, semplicità d’uso che non trasformi lo studio in un perenne traffico da playstation, problemi di affaticamento della vista, costi, ecc. Ma soprattutto vorrei garanzie sui contenuti. Già i libri circolanti fanno pena: quattro righe smozzicate di nozioni seguite da quiz, caselle, domande spesso demenziali. Come garantire che non si vada sull’ultrademenziale, con e-book parlanti in cui devi pulsare caselle e salta fuori una signorina che pigola “sbagliato!” o “bravo!” e via dicendo.

Insomma, chiede garanzie precise che la scuola non diventi un colossale videogioco.

Esagero? Si legga allora il progetto ministeriale di editoria digitale in cui uno spazio consistente viene dedicato ai videogiochi “didattici”. Roba di una miseria culturale e di una irresponsabilità da far accapponare la pelle. Guardiamoci da una tendenza che già è evidente nel contesto americano, dove mentre l’industria informatica si lancia a testa bassa sulle scuole pubbliche o comunque di basso livello, digitalizzando tutto, aumenta il numero delle scuole in cui il ricorso ai mezzi informatici è proscritto e si studia con libri, lavagne e gessi. Sono scuole private costose, esclusive e frequentate dalla crema della classe dirigente, in particolare dai figli di tutti i dirigenti delle maggiori ditte informatiche!... Il New York Times ha fatto un ampio servizio su questo. Alti dirigenti di Apple e Google hanno dichiarato di non essere così scemi da far apprendere la matematica ai loro figli su un iPad. E così mentre ai poveracci si propina l’informatica, i figli dell’élite apprendono il latino, il greco e la matematica in modo tradizionale.

Dunque i nativi digitali...

...sono il nuovo proletariato, i futuri addetti alle aziende, quelli destinati a scopi di basso livello, e che abbisognano soltanto di una preparazione tecnica, di addestramento, di abilità di base. Ad altri è riservata l’istruzione di alto livello. E allora imbottiamo pure le scuole di LIM, di tablet, di videogiochi, di laboratori “pratici”. Formeremo dei giovani culturalmente primitivi, senza capacità di darsi una prospettiva di vita, capaci soltanto di operazioni elementari, di parlare a singulti, “gulp”, “argh” e “sob”. Il tutto per il benessere dei bilanci delle ditte informatiche – che affare saranno milioni e milioni di tablet scolastici! – i cui dirigenti spediranno i figli in scuole ultra tradizionali.

Su queste pagine fu lei, alla vigilia della crisi, a denunciare il pericolo di una simbiosi nefasta tra sindacati e apparato ministeriale. Un tecnico dovrebbe esserne immune: venendo «dall’esterno», potrebbe finalmente mettere ordine nelle cose. No?



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COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.