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SCUOLA/ Israel: tutti i motivi per dire no alla nuova scuola-azienda

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Lo dissi alla vigilia della crisi. Del resto, assistevamo al ricostituirsi di un classico rapporto tra dirigenza ministeriale e sindacati che ha sempre condizionato l’opera di qualsiasi ministro. Ora non saprei quale sia la situazione. Tutto appare più nebuloso. Un ministro “tecnico” dovrebbe poter agire in modo autonomo. Ma, come dicevo, non esistono i tecnici puri, e le scelte politiche del ministro Profumo non sono ancora chiare. Se avviasse immediatamente i TFA sarebbe già un segnale evidente. Per ora sentiamo parlare di valutazione, digitalizzazione e altri discorsi molto tecnocratici. Anche sull’università sembra che suoni questo tipo di campana. Se mi è permesso, vorrei concludere con una considerazione generale.

Prego.

Resto fermamente convinto che un sistema dell’istruzione al cui centro non vi siano più le persone, con la loro spiritualità, la loro cultura, al cui centro non vi sia più l’incontro tra le persone del maestro e dell’allievo, e che non sia animato dalla ricerca della verità, e che sia invece centrato attorno alla “soddisfazione dei parametri”, ha perso il suo senso. Mi dispiace, ma mi rifiuto – e sono convinto di essere in buona compagnia, magari perdente, ma in buona compagnia – di aderire a una visione aziendalista della scuola.

Comincia il nuovo anno. Il suo viatico per il 2012?

Dedico ai lettori de IlSussidiario.net questa citazione visionaria di un grande pensatore cattolico (non ha importanza dire chi sia) in cui mi sono imbattuto in questi giorni e dalla quale sono rimasto molto colpito: «Se oggi al mondo c’è chi crede all’instaurazione di stati razionali e di economie basate unicamente su numeri e calcoli, indici di produzione e distribuzione, noi crediamo e sappiamo che la nuova spiritualità nascerà soltanto dal messaggio di chi, tagliando nelle viscere più profonde della nostra anima col vomero della irresistibile speranza, ci darà la sensazione vibrante che i simboli stanno per cedere il posto alla Realtà».



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COMMENTI
02/01/2012 - Il nuo canale del reclutamento nella scuola (Salvatore Ragonesi)

Finalmente un intervento autorevole del prof. Giogio Israel che chiarisce molti dubbi a chi eventualmente ne avesse avuto in passato sul tema del reclutamento dei docenti. Non si poteva più scherzare su questioni delicate, e facevano semplicemente pena certe argomentazioni di sedicenti uomini di scuola a favore del più spinto aziendalismo. Il reclutamento per via concorsuale ordinaria e nazionale è l'unico strumento di selezione dei migliori docenti,e dei più giovani, almeno per quanto rigurda la preparazione specifica di base nella disciplina d'insegnamento e le qualità di organizzazione e comunicazione didattica. Non bisogna terrorizzare il Ministro con discorsi "preliminari" (che sembrano pretestuosi) sul TFA e sulle lauree magistrali, né sui modi complicati di organizzare un maxi-concorso. I rischi sarebbero solo quelli del decentramento, se non si vuole affrontare la fatica e la responsabilità delle Commissioni nazionali uniche e accentrate per classi di concorso che garantirebbero l'imparzialità della valutazione e l'unicità dei criteri di selezione. Per quanto attiene poi alla formazione in servizio ed alla valutazione del servizio, mi affiderei all'antica e assai rispettabile prassi delle qualifiche annuali, se i dirigenti scolastici fossero semplicemente presidi e uomini di scuola e di studio. Vedo comunque che siamo adesso sulla buona strada.

 
02/01/2012 - commento (Maria Ventura)

Ringrazio per questo articolo che fa una sintesi perfetta della situazione di insegnanti, alunni ed istruzione oggi. Condivido pienamente che lavagna e gesso usate durante una spiegazione siano gli strumenti meno costosi, più immediati e efficaci. Devo dire che dopo anni di insegnamento di lettere, storia e geografia (lavorando nella Regione con la qualità di vita più alta del paese) in scuole che offrono ogni ben di Dio in strumentazione informatica, ho ridotto notevolmente le ore di lezione in aula computer, ho dimezzato le fotocopie e dato che mi segno sempre il metodo che uso in classe ho notato che è aumentato il numero di ore in cui spiego usando la forma del dialogo con gli studenti. E’ proprio questo di cui hanno bisogno i giovani, non di nozioni e quiz, ma di mettere in moto la testa nel dialogo, aumentando il loro sapere e capendo loro stessi. Lavorando in questo modo si creano reazioni a catena positive che minimizzano tutte quelle problematiche di tipo sociale, psicologico e cognitivo che in media nella scuola pubblica dell’obbligo hanno ormai più della metà degli alunni.

 
02/01/2012 - L'economia aziendale è la chiave di volta (enrico maranzana)

“Ci troviamo sempre più di fronte a giovani .. che hanno la testa imbottita del “fare” e svuotata di capacità progettuale” e “ Non è la scuola dei saperi sgretolati in mille nozioni a quiz che può creare questa capacità” sono due affermazioni la cui validità non è limitata ai discenti ma può, a pieno titolo, essere estesa anche ai docenti e alla dirigenza, sia locale, sia centrale. Esiste un scuola il cui Pof ha come fondamento la progettazione educativa, formativa e dell’istruzione? Esistono situazioni in cui formazione-educazione-istruzione-insegnamento sono le fasi che, in successione, scandiscono il servizio erogato? Quanti sono stati gli interventi mirati a condurre la vita dell’istituzione scuola nell’alveo istituzionale? Il desiderio di conquista dell’imprenditorialità, infatti, deriva ed è favorito dall’assenza di una visione strategica: se la dottrina economico-aziendale, che studia le posizioni di equilibrio dinamico più favorevoli al raggiungimento della finalità del sistema fosse conosciuta e applicata, l’istituzione scolastica riacquisterebbe la propria dignità, il proprio orientamento e le problematiche del controllo esterno (INVALSI) e della selezione del personale potrebbero essere definite correttamente, trovando razionale soluzione.