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SCUOLA/ Gentili: ecco quanto ci costa avere docenti scarsi

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Le scuole hanno scarso spazio di azione. In questi ultimi anni l’autonomia scolastica ha fatto decisivi passi indietro e il centralismo burocratico si è consolidato. II fatto che la proposta di legge Aprea, che voleva ridare dignità agli insegnanti introducendo elementi decisivi di merito, selezione rigorosa e carriera, si sia fin dall’agosto 2009 insabbiata nonostante un significativo consenso bipartisan, è un ulteriore sintomo della malattia del pachiderma scolastico.

Eppure oggi l’istruzione svolge un ruolo sempre più cruciale per la vita ed il lavoro,  ma allo stesso tempo la professione dell'insegnante negli ultimi anni ha perso prestigio. Questo fenomeno rappresenta un pericolo per lo sviluppo economico e per la società intera.

Gli insegnanti devono acquisire maggiore libertà professionale per sviluppare l’approccio più adeguato. I dirigenti scolastici devono essere veri e propri leader educativi, fonte di ispirazione per i loro collaboratori e devono tornare a valutare e a premiare attraverso adeguati incentivi gli insegnanti, come avviene in ogni organizzazione.

È importante commentare  il cuore pedagogico del ragionamento che fa Vittadini: la passione di educare come esperienza di libertà e di incontro con la realtà. Ogni processo di insegnamento ha una duplice dimensione. Da un lato l’insegnante mette in valore la prima delle radici latine della parola educare, cioè edere, nutrire. Dall’altro ogni insegnante che non si limiti al sillabario e alla annuale scontata reiterazione del programma, mette in valore la seconda radice dell’espressione educare, educere, cioè tirar fuori. Soprattutto oggi, di fronte ai “nativi digitali” e alle scoperte delle neuroscienze, questa seconda dimensione cresce di importanza. L’esperienza dell’insegnamento si gioca tra queste due dimensioni, alimentativa e fermentativa. Il “buon docente” pone attenzione alle capacità dell’allievo, le riconosce e cerca tutte le strategie per valorizzare il suo modo di apprendere, assegnando valore all’esperienza e alle conoscenze che lo studente già possiede, siano state acquisite in famiglia, nell’extrascuola o nella scuola.

Il modello curricolare della scuola secondaria italiana è costruito su una gerarchia dei saperi che prevede implicitamente la superiorità delle discipline umanistiche su quelle scientifiche. Questa concezione cosiddetta “gentiliana” ed erede della tradizione idealistica, ha egemonizzato per quasi un secolo il sistema scolastico del nostro Paese e ha accentuato la dicotomia tra cultura umanistica e cultura scientifica, tra formazione e lavoro, relegando ad un ruolo subalterno gli istituti tecnici e professionali. E questa divisione tra scuole di serie A (i licei) e scuole di serie B (gli istituti tecnici) continua a ispirare una parte significativa dei comportamenti degli attori del sistema educativo. Il recente riordino del sistema di istruzione secondaria superiore rappresenta un’occasione preziosa per mettere a punto nuovi modelli didattici e organizzativi. Gli insegnanti saranno pronti ed adeguatamente formati ad innovare il loro metodo di insegnamento? Questa è la vera partita.



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COMMENTI
21/01/2012 - Condivido pezzo di Gentili (zen gianni)

Grazie Claudio, come sempre essenziale, incisivo, puntuale. Con uno sguardo di sistema che è difficile rintracciare anche all'interno delle scuole. Gianni

 
20/01/2012 - E' solo questione di redditi futuri? (Rosanna Colella)

Condivido molte delle preoccupazioni espresse nell'articolo e sono anch'io convinta che i tempi siano pronti per una seria valutazione del merito degli insegnanti, senza improvvisazioni e strategie poco adeguate. In quanto docente con quasi trent'anni di servizio in vari ordini di scuola, mi permetto di dissentire su un paio di aspetti: a) davvero il reddito di un lavoratore è l'unico standard da prendere in considerazione per valutare la qualità degli insegnanti che avuto in passato? b) siamo sicuri che solo la minore età sia un indice attendibile per garantire insegnanti di "talento con forti motivazioni"? Nella mia carriera ho conosciuto tanti docenti (non tutti...) della fascia di età "incriminata" che svolgevano il loro lavoro con competenza e passione e, viceversa, insegnanti più giovani attenti in particolare ai risvolti dei diritti sindacali e meno all'acquisizione di una solida padronanza professionale. Sarebbe meglio non cadere in facili schematismi...

 
20/01/2012 - l'organizzazione ai tempi di Carlo Codega (enrico maranzana)

Se l’autore credesse che “il vero problema è il clima organizzativo e le regole” non avrebbe sviluppato il suo ragionamento contraddicendo sistematicamente tale assunto. Non avrebbe rimpianto il fallimento de “la proposta di legge Aprea, che voleva ridare dignità agli insegnanti introducendo elementi decisivi di merito” in quanto tale disegno calpestava i più elementari dettami delle scienze dell’organizzazione, principi riaffermati e rinforzati dal decreto Brunetta; norma che ha infranto nuovamente quando afferma “I dirigenti scolastici devono essere veri e propri leader educativi”: non si è tenuto in considerazione la necessità di separare le funzioni del governo formativo, educativo e dell’istruzione dalle funzioni di direzione. Lo scritto è viziato dal fatto che è stato scelto un punto di vista inadeguato; il termine scuola, infatti, è stato da tempo sostituito da “Sistema educativo di istruzione e formazione”. Il ragionamento che è stato sviluppato, conseguentemente, è simile a un piano di riorganizzazione di un supermercato che focalizza esclusivamente l’attività delle cassiere. In questo scenario deve essere decodificata l’idea di “indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione”: chi possiede una visione sistemica della realtà ne VEDE la complessità e colloca oculatamente il nodi da sottoporre a feed-back.