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SCUOLA/ Gentili: ecco quanto ci costa avere docenti scarsi

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La professione degli insegnanti deve diventare più dinamica, motivante e attraente. La scuola non ha bisogno di insegnanti “impiegati”, ma di insegnanti “professionisti”. Gli insegnanti dovrebbero essere scelti  e assunti dalle singole scuole, che dovrebbero avere la libertà di sviluppare nuovi approcci educativi senza che l’esercizio della professione risulti ostacolato da regolamentazioni nazionali troppo rigide.

Studenti e famiglie si aspettano sempre più che gli insegnanti rendano conto della qualità dell’insegnamento che ha un forte impatto sulle chance di vita dei giovani.

Un nuovo studio, effettuato dagli economisti Raj Chetty e John Friedman dell´Università di Harvard e da Jonah Rockoff della Columbia, seguendo l’evoluzione di due milioni e mezzo di studenti nell’arco di oltre vent’anni, ha evidenziato l’importanza di avere insegnanti di qualità sui redditi futuri degli alunni e in generale sullo sviluppo della loro vita.

Dopo aver individuato gli insegnanti bravi, quelli medi e quelli scarsi, gli economisti hanno analizzato il percorso dei loro studenti nel lungo periodo, studiando dati sul loro reddito, sui tassi di iscrizione all’università, sull’età in cui hanno avuto un figlio e sulla città e la zona dove vivono. I risultati sono stati impressionanti. Limitandosi ai punteggi degli esami l’effetto di un bravo insegnante di solito svanisce dopo tre o quattro anni. Ma, assumendo una prospettiva più ampia, gli studenti continuano a beneficiare dell´influsso positivo di un buon insegnante per anni. A parità di altre condizioni, uno studente che ha avuto un insegnante molto bravo per un anno, tra la quarta elementare e la terza media, guadagna 4.600 dollari di reddito in più nell’arco dell’intera vita, contro uno studente della stessa classe di età che ha avuto un insegnante medio. Sostituire un insegnante “scadente” con uno medio produrrebbe un incremento dei guadagni degli studenti nella vita di circa 266mila dollari. Questo significa che lasciare un insegnante a basso valore aggiunto in una scuola per 10 anni, invece di sostituirlo, porta a perdere 2,5 milioni di dollari di reddito.

Mentre in passato la maggioranza dei docenti appariva contraria di fronte ad ipotesi valutative o a politiche del personale basate sul merito, oggi i professori sono favorevoli all’introduzione di prospettive di carriera e all’utilizzazione del metodo valutativo per impiegare al meglio le risorse umane nella scuola, come emerso dall’indagine TALIS (Teaching and Learning International Survey, 2008) dell’Ocse.

Tra gli obiettivi strategici di una valutazione degli insegnanti vi è sicuramente quello di collegare il miglioramento retributivo ad un meccanismo di riconoscimento del merito e non solo al maturare dell’anzianità; indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione, quale presupposto necessario per il miglioramento generale delle loro prestazioni; far emergere le personalità più interessanti in ogni scuola ai fini della attribuzione di compiti ulteriori, sia di natura didattica che di organizzazione delle scuole.



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COMMENTI
21/01/2012 - Condivido pezzo di Gentili (zen gianni)

Grazie Claudio, come sempre essenziale, incisivo, puntuale. Con uno sguardo di sistema che è difficile rintracciare anche all'interno delle scuole. Gianni

 
20/01/2012 - E' solo questione di redditi futuri? (Rosanna Colella)

Condivido molte delle preoccupazioni espresse nell'articolo e sono anch'io convinta che i tempi siano pronti per una seria valutazione del merito degli insegnanti, senza improvvisazioni e strategie poco adeguate. In quanto docente con quasi trent'anni di servizio in vari ordini di scuola, mi permetto di dissentire su un paio di aspetti: a) davvero il reddito di un lavoratore è l'unico standard da prendere in considerazione per valutare la qualità degli insegnanti che avuto in passato? b) siamo sicuri che solo la minore età sia un indice attendibile per garantire insegnanti di "talento con forti motivazioni"? Nella mia carriera ho conosciuto tanti docenti (non tutti...) della fascia di età "incriminata" che svolgevano il loro lavoro con competenza e passione e, viceversa, insegnanti più giovani attenti in particolare ai risvolti dei diritti sindacali e meno all'acquisizione di una solida padronanza professionale. Sarebbe meglio non cadere in facili schematismi...

 
20/01/2012 - l'organizzazione ai tempi di Carlo Codega (enrico maranzana)

Se l’autore credesse che “il vero problema è il clima organizzativo e le regole” non avrebbe sviluppato il suo ragionamento contraddicendo sistematicamente tale assunto. Non avrebbe rimpianto il fallimento de “la proposta di legge Aprea, che voleva ridare dignità agli insegnanti introducendo elementi decisivi di merito” in quanto tale disegno calpestava i più elementari dettami delle scienze dell’organizzazione, principi riaffermati e rinforzati dal decreto Brunetta; norma che ha infranto nuovamente quando afferma “I dirigenti scolastici devono essere veri e propri leader educativi”: non si è tenuto in considerazione la necessità di separare le funzioni del governo formativo, educativo e dell’istruzione dalle funzioni di direzione. Lo scritto è viziato dal fatto che è stato scelto un punto di vista inadeguato; il termine scuola, infatti, è stato da tempo sostituito da “Sistema educativo di istruzione e formazione”. Il ragionamento che è stato sviluppato, conseguentemente, è simile a un piano di riorganizzazione di un supermercato che focalizza esclusivamente l’attività delle cassiere. In questo scenario deve essere decodificata l’idea di “indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione”: chi possiede una visione sistemica della realtà ne VEDE la complessità e colloca oculatamente il nodi da sottoporre a feed-back.