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SCUOLA/ Gentili: ecco quanto ci costa avere docenti scarsi

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Un maggiore riconoscimento sociale del ruolo dell’insegnante consentirebbe di reclutare giovani di talento con forti motivazioni, risultato non trascurabile se consideriamo che solo lo 0,2% degli insegnanti italiani ha meno di 30 anni e solo il 6% meno di 40 anni, mentre circa l’87% degli insegnanti italiani si concentra nella fascia di età 40-59.

C’è ancora molto da lavorare per rimettere in moto il sistema scolastico, per migliorare la condizione dell’insegnante e la qualità delle metodologie didattiche. Il ruolo dei docenti è e deve essere considerato cruciale per migliorare e innovare i sistemi educativi.

La posta in gioco è troppo alta. Quando si tratta degli insegnanti dei nostri figli e delle scuole in cui insegnano, dobbiamo pretendere il meglio.

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COMMENTI
21/01/2012 - Condivido pezzo di Gentili (zen gianni)

Grazie Claudio, come sempre essenziale, incisivo, puntuale. Con uno sguardo di sistema che è difficile rintracciare anche all'interno delle scuole. Gianni

 
20/01/2012 - E' solo questione di redditi futuri? (Rosanna Colella)

Condivido molte delle preoccupazioni espresse nell'articolo e sono anch'io convinta che i tempi siano pronti per una seria valutazione del merito degli insegnanti, senza improvvisazioni e strategie poco adeguate. In quanto docente con quasi trent'anni di servizio in vari ordini di scuola, mi permetto di dissentire su un paio di aspetti: a) davvero il reddito di un lavoratore è l'unico standard da prendere in considerazione per valutare la qualità degli insegnanti che avuto in passato? b) siamo sicuri che solo la minore età sia un indice attendibile per garantire insegnanti di "talento con forti motivazioni"? Nella mia carriera ho conosciuto tanti docenti (non tutti...) della fascia di età "incriminata" che svolgevano il loro lavoro con competenza e passione e, viceversa, insegnanti più giovani attenti in particolare ai risvolti dei diritti sindacali e meno all'acquisizione di una solida padronanza professionale. Sarebbe meglio non cadere in facili schematismi...

 
20/01/2012 - l'organizzazione ai tempi di Carlo Codega (enrico maranzana)

Se l’autore credesse che “il vero problema è il clima organizzativo e le regole” non avrebbe sviluppato il suo ragionamento contraddicendo sistematicamente tale assunto. Non avrebbe rimpianto il fallimento de “la proposta di legge Aprea, che voleva ridare dignità agli insegnanti introducendo elementi decisivi di merito” in quanto tale disegno calpestava i più elementari dettami delle scienze dell’organizzazione, principi riaffermati e rinforzati dal decreto Brunetta; norma che ha infranto nuovamente quando afferma “I dirigenti scolastici devono essere veri e propri leader educativi”: non si è tenuto in considerazione la necessità di separare le funzioni del governo formativo, educativo e dell’istruzione dalle funzioni di direzione. Lo scritto è viziato dal fatto che è stato scelto un punto di vista inadeguato; il termine scuola, infatti, è stato da tempo sostituito da “Sistema educativo di istruzione e formazione”. Il ragionamento che è stato sviluppato, conseguentemente, è simile a un piano di riorganizzazione di un supermercato che focalizza esclusivamente l’attività delle cassiere. In questo scenario deve essere decodificata l’idea di “indurre in tutti i docenti un’abitudine all’autovalutazione”: chi possiede una visione sistemica della realtà ne VEDE la complessità e colloca oculatamente il nodi da sottoporre a feed-back.