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SCUOLA/ 1. Quanto peserebbe un nuovo fallimento dell’autonomia?

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Caro direttore,

improvvisamente si è riacceso il dibattito sulla scuola. Dai numerosi interventi e commenti, emerge la constatazione che non c’è vera riforma democratica della scuola se non c’è la possibilità da parte dei soggetti sociali di assumersi il compito di una vita che accolga i bisogni e i desideri delle persone e quindi anche di dotarsi delle struttura culturali e materiali coerenti.

Evidente il problema dell’“autonomia” e l’urgenza di un suo autentico e concreto affronto. Purtroppo, nonostante le premesse, l’autonomia nella scuola è rimasta in gran parte incompiuta. La scelta dell’autonomia scolastica segna, o comunque avrebbe dovuto segnare, nel sistema il passaggio a nuove categorie di riferimento: dalla generalità alla specificità, dall’uniformità alla singolarità, dalla quantità alla qualità, dalla dimensione nazionale alla dimensione locale. L’autonomia va vista come idea regolativa di tutto il sistema formativo: essa interessa questioni di natura pedagogico-didattica, finanziaria e organizzativa, programmatica e culturale, gestionale ed istituzionale.

In quest’ottica, si intrecciano molti problemi presenti nell’intero sistema formativo: dall’attenzione alla centralità dello studente, al coinvolgimento dei genitori e della famiglia e al rafforzamento della loro partecipazione al processo formativo in una dimensione solidale di corale responsabilità educativa; dal rapporto statale-non statale, ancora condizionato da remore di carattere culturale, all’alternativa accentramento-decentramento-autonomia, ancora incompiuta e favorente la permanenza di una statalizzazione della cultura e della scuola; dagli intoppi di una burocrazia imperante e mortificante, ad una mancata razionalizzazione dei costi e degli investimenti; dalla promozione e valorizzazione delle figure professionali, alla concretizzazione di una libertà educativa e formativa che riconosca la responsabilità dei genitori e della famiglia, e il conseguente diritto di libertà di scelta educativa scolastica; da un giusto equilibrio tra istituzioni e poteri diversi, gruppi e persone, ad una continuità educativa verticale e orizzontale capace di raccordarsi con il territorio e con le presenze culturali e produttive in esso presenti; dalla promozione di una pluralità di offerte formative a cui liberamente accedere, all’abolizione del valore legale del titolo di studio, teso a favorire la responsabilità educativa/formativa di ogni singolo soggetto, l’innalzamento dei livelli di apprendimento e la valorizzazione della qualità e della serietà delle scuole.



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COMMENTI
21/01/2012 - Come sottrarsi alle proprie responsabilità (enrico maranzana)

Il richiamo al testo della legge per definire la sostanza dell’autonomia (progettazione) non trova alcun riscontro nello scritto, che si sviluppa nella genericità, infarcito di slogan. La confusione terminologica e concettuale deve essere superata: a tal fine rimando a “La scuola rivedrà le stelle?” visibile in rete. Come ho avuto modo di segnalare alla presidente Agesc il 19/1 la componente genitori ha una rilevanza strategica nella gestione della scuola ma, per la loro impreparazione e superficialità, non ha mai fatto sentire la sua voce per indirizzare, gestire e controllare il servizio scolastico. Pertanto la richiesta di “riconoscere la responsabilità dei genitori e delle famiglie” altro non è che un modo di intorpidire le acque e di fomentare il malcontento.

RISPOSTA:

Gli attori del processo educativo sono tre: la persona da educare e istruire, l'educatore, l'ambiente. L'educazione diviene la mediazione tra interessi e volontà diverse, individuali e sociali, che partono dalla famiglia e si incontrano con l'ambiente esterno, chiamato a collaborare sussidiariamente all'opera educativa della famiglia stessa. La scuola diviene quindi la conseguenza di queste azioni educative: se nessun genitore può pensare di soddisfare da solo tutte le esigenze formative dei propri figli, nessuna scuola può sostituirsi totalmente all'opera educativa dei genitori. E' in questo quadro che si colloca il ruolo - implicito o da esplicitare - della famiglia nei confronti della scuola. Da qui la corresponsabilità educativa che significa: riconoscere che l'educazione dei giovani non compete esclusivamente o separatamente alla sede scolastica o a quella familiare, ma ad entrambe, in reciproco concorso di responsabilità e impegni; esaltare la scelta scolastica operata dai genitori, che non si riduce alla delega totale alla scuola ma implica una necessaria condivisione della responsabilità educativa raggiungibile attraverso l'elaborazione e il confronto sui percorsi formativi; porre al centro dell'azione educativa l'unitarietà del soggetto in crescita, che si relaziona al tempo stesso con i genitori e con la scuola. I genitori possono essere superficiali, ma quanti sono gli insegnanti impreparati. In educazione non c'è delega, tanto meno nella scuola d'oggi. GT