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SCUOLA/ 2. Verso un "curriculum trentino": il caso della matematica

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Secondo di una serie di articoli dedicati all’elaborazione del Piano di studi d’istituto in Provincia di Trento. Qui il primo articolo.

Le scuole della Provincia di Trento sono impegnate nell’elaborazione del Piano di studi d’Istituto, in cui viene presentata l’offerta formativa ed in cui ogni disciplina è declinata in termini di conoscenze e abilità che si intendono costruire, considerato quello specifico contesto, per concorrere allo sviluppo delle competenze previste dal Regolamento provinciale. Nel corso dei due anni scolastici precedenti sono stati costruiti curricula di reti territoriali di istituti, così da avere come riferimento un contesto ambientale abbastanza simile dal punto di vista geografico e socio-economico.

Il curriculum di rete rappresenta, dunque, il risultato di una riflessione condivisa tra docenti appartenenti a scuole e, spesso, a ordini di scuola diversi. Il curriculum delle discipline è declinato per bienni. Ogni insegnante elabora la propria programmazione con riferimento al Piano di studi dell’istituto in cui lavora. Nell’elaborare i curricula si è tenuto conto della necessità di porre il docente nelle condizioni di programmare le azioni didattiche in base a caratteristiche e necessità formative dei propri alunni. Non si poteva, quindi, costruire una “gabbia stretta”, ma diventava indispensabile condividere gli “irrinunciabili”: ciò che, per ogni nucleo fondante della disciplina, dovrebbe essere garantito, in termini di abilità e conoscenze, per poter sviluppare la competenza corrispondente.

La condivisione degli elementi irrinunciabili ha condotto alla riflessione sulla didattica della disciplina, sui suoi ostacoli epistemologici, su ciò a cui bisogna dedicare maggiore attenzione e maggior tempo per rendere migliori le performances degli studenti, su come utilizzare la disciplina stessa per sviluppare competenze di cittadinanza. La matematica rappresenta una delle discipline più importanti per la costruzione di pensiero critico, per lo sviluppo della capacità di porsi e di risolvere problemi, per l’abitudine all’argomentazione e, quindi, all’utilizzo di opportune e adeguate connessioni logiche. Una didattica orientata a sviluppare competenze deve necessariamente avere caratteristiche di problematizzazione, ma anche di laboratorialità.

Il laboratorio non è solo un luogo fisico dove eseguire esperimenti di scienze, ma va inteso anche come situazione di lavoro in cui si progettano strategie risolutive di problemi complessi, riferiti a contesti reali. Il laboratorio diventa cioè un abito mentale per chi assume un atteggiamento investigativo, di ricerca, di scoperta, tipico della matematica e delle scienze. Organizzare una didattica in questi termini richiede una scelta di contenuti da proporre, per favorire l’acquisizione di un metodo di lavoro che promuova atteggiamento scientifico. La risoluzione di problemi è fondamentale per lo sviluppo di ogni competenza. Gli studenti vanno posti di fronte a problemi complessi, che consentano loro di esplorare diverse possibili strategie, dovendo poi giustificare la scelta strategica adottata. La discussione sulle strategie risolutive promuove l’abitudine ad argomentare, indispensabile per la costruzione di cittadinanza. E l’attenzione principale dell’insegnante deve essere più sul processo che sul risultato finale. 



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