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SCUOLA/ Abbiamo pensato ai vantaggi di una lezione "web 2.0"?

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Quindi l’integrazione tra sistemi di rete e software specifici rappresenta la reale possibilità di integrare lezioni in presenza con quelle a distanza. Anche il web non è esente dell’evoluzione tecnologica. Agli inizi il web era riservato ad un’élite di aziende e di sviluppatori a causa di una tecnologia complessa, successivamente il web 2.0 fece “esplodere” i contenuti (la cosiddetta “democratizzazione” dei contenuti. Nel tempo i contenuti sono diventati miliardi di miliardi, perché tutti sono in grado di produrne, grazie anche alla facilità di accesso. Al tempo stesso il destino di ogni pagina che viene immessa in rete diventa incerto, perché la ricerca si complica moltissimo non riuscendo a “capire” il contesto cui si riferisce la richiesta.

Nel prossimo futuro il web 3.0 sarà il contenuto legato ad un contesto, il web semantico permetterà di comprendere il contesto del contenuto in relazione alla domanda posta. Il più classico degli esempi è quello di considerare la  ricerca del termine “Apple”, oggi  un motore di ricerca non capisce se la domanda riguarda l’azienda Apple o la mela, perché non c’è un contesto in cui la domanda è definita. Un motore di ricerca semantico assocerà a questa richiesta molte altre informazioni, come la persona che ha fatto la domanda, il luogo da dove viene fatta e la somma dei rapporti di questa persona con l’oggetto della domanda. Insomma, molte variabili sono raccolte per rispondere in modo più rilevante, determinando un notevole incremento sulla qualità della ricerca didattica effettuata.

Concludendo, il futuro della scuola sarà digitale soltanto se avverrà un deciso cambiamento dei modelli educativi e culturali. Che dipenderanno da due questioni fondamentali: la prima sarà quella organizzativa, strutturale e tecnologica dell’istruzione, la seconda – più culturale e pedagogica – sarà quella centrata sul modo di ripensare la formazione e l’educazione in funzione dello sviluppo tecnologico. 

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COMMENTI
22/01/2012 - LA TECNOLOGIA? (mariano mandala')

Sono delle righe di una banalità agghiacciante, una riproposizione di ciò che si trova facilmente nel web. L'esaltazione acritica della tecnologia come supporto didattico è un dejà vu, costituisce un totem buono solo per chi non ha nulla da dire, le domande da porsi sono altre e ben piu' complesse. Certo esaltare la tecnologia è molto più facile che rispondere alle domande del come usarla. Per fare cosa? quali modificazioni cognitive comportano l'uso della tecnologia?quali sono gli stili cognitivi esaltati dalle tecnologie e quali quelli repressi. Ci sono studi (scusate s uso questo termine) che indicano come l'uso massiccio delle tecnologie modifichi i processi cognitivi, tutto dovrebbe costituire un elemento di riflessione per governare il fenomeno, altro che w il pc, w il cellulare, w tutto ciò che c'è adesso e che non c'è mai stato.

 
22/01/2012 - Non facciamoci abbagliare (enrico maranzana)

“Si può e si deve fare matematica e scienze a scuola in tutt’altro modo, secondo criteri attraenti, convincenti, motivanti e efficaci”: si devono superare il logoro modello unidirezionale, intransitivo e il rapporto “io so, te lo dico .. tu ascolta e comprendi”. E’ molto riduttivo, ma di moda, invocare il “ripensamento della formazione e dell’educazione in funzione dello sviluppo tecnologico”. La via maestra è un’altra, tracciata dai nuovi regolamenti di riordino: “Tutte le discipline possono giovarsi di momenti laboratoriali, in quanto tutte le aule possono diventare laboratori. Il lavoro in laboratorio e le attività ad esso connesse sono particolarmente importanti perché consentono di attivare processi didattici in cui gli allievi diventano protagonisti e superano l’atteggiamento di passività e di estraneità che caratterizza spesso il loro atteggiamento di fronte alle lezioni frontali”. Le nuove tecnologie dell’informazione trovano, in questo approccio alla conoscenza, il loro naturale spazio di sviluppo. C’è stato un tempo in cui si è creduto che anche l’amore fosse originato dall’elettricità.