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SCUOLA/ La "riforma Berlinguer" di cui Profumo ha bisogno

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Come a dire: l’attuale funzionamento del sistema di istruzione è una variabile dipendente di quello socio-economico e perciò anche di quello politico. Ma vale anche il viceversa: il sistema di istruzione è, a sua volta, un fattore attivo di riproduzione del sistema socio-economico. Pertanto, evitando di rifugiarci nell’attesa escatologica del cambio del sistema socio-economico – la quale funziona irrimediabilmente da alibi per non cambiare da subito quello di istruzione e educazione – alcune linee di innovazione di quest’ultimo sembrano ormai inevitabili e agibili.

La prima: passare dal curriculum enciclopedico al core-curriculum. Per ipotesi: Lingua prima, Matematica, Scienze (Fisica, Chimica, Biologia), Storia (dei tempi e dei luoghi), Economia e Diritto, Lingua straniera. E le altre materie, tutte difese come “essenziali”? Diventano facoltative. E le cattedre corrispondenti? Facoltative. La revisione epistemologica delle discipline, la loro riduzione a sei/sette, l’apprendimento lungo e severamente certificato di quelle essenziali, la validazione di quelle opzionali stanno a monte di ogni discorso di riduzione degli anni-scuola. Prima del quale, tuttavia, viene – sono d’accordo con Cereda – quello di un nuovo assetto degli ordinamenti.

Gli ordinamenti moderni sono stati proposti dalla Ratio studiorum nel 1599 (quando l’adolescenza non era prevista!) e sono stati variamente modificati nel corso dei secoli. Oggi essi sono articolati in tre segmenti diacronici: scuola di base, scuola secondaria di primo grado, scuola secondaria di secondo grado, quest’ultima suddivisa in tre grandi partizioni (licei, istituti tecnici, istituti professionali di Stato), a loro volta suddivise in indirizzi, che avevano raggiunto il numero stellare di 720 e che la Gelmini ha ridotto. Questi ordinamenti secolari sono all’altezza dell’antropologia attuale dei ragazzi, della struttura socio-economica della terza rivoluzione industriale – centrata sul sapere come materia prima e forza propulsiva fondamentale, sul Life Long/Life Wide Learning –, degli scenari biografici che prevedono che i nati in questi anni avranno un’attesa di vita più che centenaria? Ha ancora senso il “buco nero” della scuola media? E una rigida distinzione tra licei e istruzione tecnica? E prolungare dentro l’università una liceizzazione vorace – cui non bastano 5 anni di istruzione secondaria, proprio perché invasi da coriandoli multicolori di frammenti di saperi irrelati – invece che puntare decisamente e da subito sulla ricerca e sulla professionalizzazione rigorosa?

A queste domande io rispondo no. I ragazzi hanno bisogno di conoscenze fondamentali/competenze-chiave per la loro umanità e per la loro cittadinanza, prima di avviarsi verso il lavoro o verso la ricerca o le professioni. E hanno bisogno di conoscenze “vocazionali” o “di indirizzo” per scegliere quali tappe successive percorrere. Queste conoscenze/competenze e conoscenze per l’orientamento possono essere conquistate entro i 17/18 anni (senza dimenticare che alcuni possono raggiungerle anche a prima e altri anche dopo). Uscire a 17/18 anni è possibile ed è necessario, con delle competenze-chiave che dureranno a lungo e con delle competenze vocazionali che dovranno essere periodicamente rinnovate. Poiché sulle conoscenze/competenze-chiave si incomincia a lavorare già dai 3 anni di età, è possibile, man mano l’età cresce e a seconda della personalità di ciascuno ragazzo, restringere il tempo delle competenze-chiave e dilatare, attorno ai 14/15 anni, quello delle conoscenze/competenze vocazionali o di indirizzo.



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COMMENTI
23/01/2012 - La scuola al primo posto (Carmelina Metropoli)

Tra i vari commenti che gli studenti avanzano di fronte ai tentativi dei docenti di trasmettere saperi e valori, in veste da missionari e nonostante l'indifferenza e la solitudine in cui sono lasciati dalle istituzioni, ci sono i seguenti: "Lascerò la scuola per seguire un corso di parrucchiera, almeno (forse) avrò un futuro"; "Leopardi e gli altri autori italiani hanno pubblicato delle opere perché hanno pagato gli editori...". Un quadro desolante, di fronte a cui tutti dovrebbero rimboccarsi le maniche: lo studio di ciascuna materia non è fine a se stesso e non esaurisce la sua utilità nel solo sbocco lavorativo. Occorre restituire alla scuola il posto che merita, tanto più se, per fortuna e a dispetto dei vari commenti avvilenti, un Prof di Diritto ed Economia si sente dire: "Prof, finalmente sto capendo qualcosa di ciò che succede in Parlamento e in economia". Ma purtroppo qualcuno ha deciso che i giovani non dovessero sapere più niente di Diritto ed Economia! Speriamo in un ravvedimento illuminato.

 
23/01/2012 - Disallineamento! (enrico maranzana)

“In parole povere: i ragazzi SANNO sempre di meno e sono in fuga, investiti quotidianamente dalla pioggia leggera dei coriandoli multicolori dei saperi, APPRENDONO sempre di meno”. Qui bisogna intendersi. Di quale scuola stiamo parlando? Se l’attenzione è rivolta all’ISTITUZIONE, per apprendimento è da intendersi l’acquisizione di comportamenti stabili (legge 53/2003): le conoscenze sono la palestra per il relativo esercizio e potenziamento. Non appartiene a questo ambiente l’associazione conoscenze/competenze: le competenze sono la manifestazione delle qualità (CAPACITA’ e abilità) degli studenti che, nella scuola, sarebbero da stimolare con i saperi disciplinari. A sostegno di questa visione è da leggere l’asserzione “la scuola media è ormai disallineata rispetto ai tempi dello sviluppo bio-psichico e intellettuale dei ragazzi”: non sono i regolamenti della scuola media ad essere inefficaci (recita la norma: “i programmi sono puramente indicativi .. essendo strumento e occasione” d’apprendimento) ma il disallineamento deriva dalla mancata applicazione delle direttive che il parlamento ha deliberato per il rinnovamento e l’adeguamento del servizio scolastico.

 
23/01/2012 - Il mondo sta cambiando... (Franco Labella)

Spero mi sia consentito di evidenziare un segnale di cambiamento nell'analisi anche di Cominelli, piccolo ma assai significativo. Se Cominelli, dopo tutto quello che ha scritto in passato anche rispondendo a miei commenti, ipotizza che nel core curriculum ci sia spazio per lo studio del Diritto e dell'Economia veramente (e lo scrivo stavolta senza ironia) il mondo sta cambiando e, forse, terminata l'era delle "invasioni barbariche" col sale sparso a piene mani dalla giovane scrittrice di favole e dai suoi collaboratori, si può cominciare a discutere per poi decidere. Avendo ben chiaro, però, che l'urgenza dei problemi della scuola non si affronta nè col conservare tutto del passato ma, meno che mai, con i blitz. Quelli riserviamoli agli evasori. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia Ps: ovviamente, siccome immagino qualche replica, chiarisco che non è che la "nuova era" è tale solo perchè, finalmente, ci si accorge di una delle tante "perle" del recente riordino...