BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La "riforma Berlinguer" di cui Profumo ha bisogno

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

La retromarcia del ministro Profumo sulla durata del periodo di studi della scuola secondaria di secondo grado lascia tuttavia sul tavolo la questione. Ciò che preoccupa non è il disallineamento tra il tempo-scuola del sistema di istruzione italiano e quello dell’Europa o dell’Ocse, ma tra gli assetti curricolari, istituzionali, ordinamentali del sistema di istruzione e di educazione italiano e il tempo di vita dei ragazzi che lo frequentano. La corrispondenza tra l’itinerario di crescita dei ragazzi e gli step previsti dagli ordinamenti è il solo criterio di giudizio da adottare, sennò la discussione diventa astratta. Si può stare a scuola anche fino a 19 anni: il problema è che cosa ci si mette dentro, anno dopo anno!

Da quando è stato fondato nel 1859, il sistema educativo nazionale è cresciuto per numero di materie (nel 1859 le materie del liceo erano sette), di ore al giorno, di giorni all’anno, di anni della vita, mentre le sue performances continuano a calare. In parole povere: i ragazzi sanno sempre di meno e sono in fuga. Le ragioni di tale dilatazione sono molteplici e intrecciate, alcune interne al sistema, altre esterne. Tra quelle esterne: leggi più umane hanno portato ad escludere dal mercato del lavoro prima i fanciulli (nelle miniere entravano a quattro anni), poi i ragazzi. E’ stata perciò “inventata”, dalla seconda metà dell’Ottocento, l’adolescenza. Lo sviluppo industriale ha richiesto manodopera più colta e professionalizzata, perciò più scolarizzata. A quelle interne, appartiene il mito enciclopedico-positivista, associato ben presto a quello egualitario: più sai, più sei libero, più sei uguale. E – ma qui balziamo già negli anni settanta del Novecento – più materie si introducono, più cattedre ci sono. E così si risponde anche alla sovrabbondanza di disoccupazione intellettuale.

Il ministero dell’Istruzione è diventato il ministero del lavoro intellettuale. Quanto ai ragazzi, investiti quotidianamente dalla pioggia leggera dei coriandoli multicolori dei saperi, apprendono sempre di meno. Domanda: sono istupiditi dal web – e dal “nichilismo senza abisso” – oppure il sistema resta al di sotto e al di qua del loro bisogno di sapere e di significato per la loro vita? All’inizio di questo millennio, insegnanti e genitori si trovano davanti dei ragazzi – da 3 a 19 anni – antropologicamente molto diversi rispetto a quelli dei decenni precedenti. Intanto, ed è il dato più clamoroso, l’adolescenza incomincia ormai a 11 anni; attorno ai 15/16 anni passa già nella “giovinezza”, destinata a durare fino ai 34 anni (se dobbiamo accettare i confini generazionali definiti dai sociologi). Qui si mischiano cause bio-psichiche (alimentazione, stimoli relazionali, intellettuali e informativi) e socio-politiche: in particolare, il funzionamento del sistema economico-sociale e produttivo e del mercato del lavoro.

Poiché la transizione al lavoro in Italia dura l’eternità di 11 anni, la scuola e l’università – oltre che la famiglia di origine – diventano luoghi di parcheggio e di rinvio del confronto con il mondo reale. Di cui diviene illusorio surrogato “l’impiego” del tempo di vita nello studio di più di una decina di materie nel ciclo secondario di primo e secondo grado e nella frequenza di corsi universitari, moltiplicatisi in maniera tumorale nel corso del decennio appena trascorso.



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
23/01/2012 - La scuola al primo posto (Carmelina Metropoli)

Tra i vari commenti che gli studenti avanzano di fronte ai tentativi dei docenti di trasmettere saperi e valori, in veste da missionari e nonostante l'indifferenza e la solitudine in cui sono lasciati dalle istituzioni, ci sono i seguenti: "Lascerò la scuola per seguire un corso di parrucchiera, almeno (forse) avrò un futuro"; "Leopardi e gli altri autori italiani hanno pubblicato delle opere perché hanno pagato gli editori...". Un quadro desolante, di fronte a cui tutti dovrebbero rimboccarsi le maniche: lo studio di ciascuna materia non è fine a se stesso e non esaurisce la sua utilità nel solo sbocco lavorativo. Occorre restituire alla scuola il posto che merita, tanto più se, per fortuna e a dispetto dei vari commenti avvilenti, un Prof di Diritto ed Economia si sente dire: "Prof, finalmente sto capendo qualcosa di ciò che succede in Parlamento e in economia". Ma purtroppo qualcuno ha deciso che i giovani non dovessero sapere più niente di Diritto ed Economia! Speriamo in un ravvedimento illuminato.

 
23/01/2012 - Disallineamento! (enrico maranzana)

“In parole povere: i ragazzi SANNO sempre di meno e sono in fuga, investiti quotidianamente dalla pioggia leggera dei coriandoli multicolori dei saperi, APPRENDONO sempre di meno”. Qui bisogna intendersi. Di quale scuola stiamo parlando? Se l’attenzione è rivolta all’ISTITUZIONE, per apprendimento è da intendersi l’acquisizione di comportamenti stabili (legge 53/2003): le conoscenze sono la palestra per il relativo esercizio e potenziamento. Non appartiene a questo ambiente l’associazione conoscenze/competenze: le competenze sono la manifestazione delle qualità (CAPACITA’ e abilità) degli studenti che, nella scuola, sarebbero da stimolare con i saperi disciplinari. A sostegno di questa visione è da leggere l’asserzione “la scuola media è ormai disallineata rispetto ai tempi dello sviluppo bio-psichico e intellettuale dei ragazzi”: non sono i regolamenti della scuola media ad essere inefficaci (recita la norma: “i programmi sono puramente indicativi .. essendo strumento e occasione” d’apprendimento) ma il disallineamento deriva dalla mancata applicazione delle direttive che il parlamento ha deliberato per il rinnovamento e l’adeguamento del servizio scolastico.

 
23/01/2012 - Il mondo sta cambiando... (Franco Labella)

Spero mi sia consentito di evidenziare un segnale di cambiamento nell'analisi anche di Cominelli, piccolo ma assai significativo. Se Cominelli, dopo tutto quello che ha scritto in passato anche rispondendo a miei commenti, ipotizza che nel core curriculum ci sia spazio per lo studio del Diritto e dell'Economia veramente (e lo scrivo stavolta senza ironia) il mondo sta cambiando e, forse, terminata l'era delle "invasioni barbariche" col sale sparso a piene mani dalla giovane scrittrice di favole e dai suoi collaboratori, si può cominciare a discutere per poi decidere. Avendo ben chiaro, però, che l'urgenza dei problemi della scuola non si affronta nè col conservare tutto del passato ma, meno che mai, con i blitz. Quelli riserviamoli agli evasori. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia Ps: ovviamente, siccome immagino qualche replica, chiarisco che non è che la "nuova era" è tale solo perchè, finalmente, ci si accorge di una delle tante "perle" del recente riordino...