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SCUOLA/ La "riforma Berlinguer" di cui Profumo ha bisogno

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Per raggiungere questo obiettivo non è affatto opportuno ridurre a quattro anni il percorso secondario superiore. Luigi Berlinguer aveva proposto la soluzione di chiudere “il buco nero” della scuola media, assorbendo nella scuola di base i primi due anni della scuola secondaria di primo grado e l’ultimo in quella di secondo grado. L’analisi retrostante era che la scuola media era ormai disallineata rispetto ai tempi dello sviluppo bio-psichico e intellettuale dei ragazzi e perciò veniva rifiutata, trasformandosi nel “buco nero” che inghiottiva e disperde, tuttora, migliaia di ragazzi. Dallo schema 5+3+5 si passava allo schema 7+5, da 13 anni passati nella scuola a 12. Contro l’ipotesi di Berlinguer si scatenò una canea di insegnanti e di sindacati, che il centro-destra dell’epoca cavalcò, furbescamente convinto che il consenso del blocco conservatore avrebbe riempito il suo carniere elettorale.

Previsione realizzata. Perciò la Moratti abolì la Legge 30 di Berlinguer e ripristinò il 5+3+5. Salvo poi scoprire che il sostegno peloso dei conservatori terminò non appena il centro-destra tentò di mettere a punto, a sua volta, innovazioni istituzionali e ordinamentali. Ai quali il centro-sinistra fece opposizione e, sempre a sua volta, incamerò i voti del blocco conservatore, che Fioroni assecondò ampiamente con “la politica del cacciavite”. Certo, il progetto di Berlinguer presentava l’inconveniente dell’onda anomala di iscrizioni che si sarebbe formata in un certo anno, dovuta alla sovrapposizione temporale tra vecchio e nuovo ordinamento previsto. Inconveniente in parte rimediabile, e comunque transitorio. Ma questo fu l’alibi agitato nelle scuole e nelle piazze e rappresentato in Parlamento.

Potrebbe ora il ministro Profumo riprendere l’intero progetto? Poiché il governo Monti è sorretto, come tutti i governi precedenti, da una maggioranza parlamentare, è a questa che si deve girare il quesito. E la domanda è semplice: intendono sottrarsi, di qui in avanti, le forze politiche ai ricatti bypartisan esercitati pendolarmente verso il vecchio centro-destra e verso il vecchio centro-sinistra da parte del blocco conservatore scolastico, unicamente preoccupato del numero di cattedre da assegnare e non del destino formativo ed educativo dei ragazzi? Se sì, si può fare in fretta. Se, invece, ciascuna forza politica continuerà a tenere gli occhi bassi verso il consenso di oggi, che proviene dai settori più accanitamente corporativi della società civile e dell’universo scolastico, e non alzerà lo sguardo verso il domani dei ragazzi e del Paese, allora non si farà né ora né mai.

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COMMENTI
23/01/2012 - La scuola al primo posto (Carmelina Metropoli)

Tra i vari commenti che gli studenti avanzano di fronte ai tentativi dei docenti di trasmettere saperi e valori, in veste da missionari e nonostante l'indifferenza e la solitudine in cui sono lasciati dalle istituzioni, ci sono i seguenti: "Lascerò la scuola per seguire un corso di parrucchiera, almeno (forse) avrò un futuro"; "Leopardi e gli altri autori italiani hanno pubblicato delle opere perché hanno pagato gli editori...". Un quadro desolante, di fronte a cui tutti dovrebbero rimboccarsi le maniche: lo studio di ciascuna materia non è fine a se stesso e non esaurisce la sua utilità nel solo sbocco lavorativo. Occorre restituire alla scuola il posto che merita, tanto più se, per fortuna e a dispetto dei vari commenti avvilenti, un Prof di Diritto ed Economia si sente dire: "Prof, finalmente sto capendo qualcosa di ciò che succede in Parlamento e in economia". Ma purtroppo qualcuno ha deciso che i giovani non dovessero sapere più niente di Diritto ed Economia! Speriamo in un ravvedimento illuminato.

 
23/01/2012 - Disallineamento! (enrico maranzana)

“In parole povere: i ragazzi SANNO sempre di meno e sono in fuga, investiti quotidianamente dalla pioggia leggera dei coriandoli multicolori dei saperi, APPRENDONO sempre di meno”. Qui bisogna intendersi. Di quale scuola stiamo parlando? Se l’attenzione è rivolta all’ISTITUZIONE, per apprendimento è da intendersi l’acquisizione di comportamenti stabili (legge 53/2003): le conoscenze sono la palestra per il relativo esercizio e potenziamento. Non appartiene a questo ambiente l’associazione conoscenze/competenze: le competenze sono la manifestazione delle qualità (CAPACITA’ e abilità) degli studenti che, nella scuola, sarebbero da stimolare con i saperi disciplinari. A sostegno di questa visione è da leggere l’asserzione “la scuola media è ormai disallineata rispetto ai tempi dello sviluppo bio-psichico e intellettuale dei ragazzi”: non sono i regolamenti della scuola media ad essere inefficaci (recita la norma: “i programmi sono puramente indicativi .. essendo strumento e occasione” d’apprendimento) ma il disallineamento deriva dalla mancata applicazione delle direttive che il parlamento ha deliberato per il rinnovamento e l’adeguamento del servizio scolastico.

 
23/01/2012 - Il mondo sta cambiando... (Franco Labella)

Spero mi sia consentito di evidenziare un segnale di cambiamento nell'analisi anche di Cominelli, piccolo ma assai significativo. Se Cominelli, dopo tutto quello che ha scritto in passato anche rispondendo a miei commenti, ipotizza che nel core curriculum ci sia spazio per lo studio del Diritto e dell'Economia veramente (e lo scrivo stavolta senza ironia) il mondo sta cambiando e, forse, terminata l'era delle "invasioni barbariche" col sale sparso a piene mani dalla giovane scrittrice di favole e dai suoi collaboratori, si può cominciare a discutere per poi decidere. Avendo ben chiaro, però, che l'urgenza dei problemi della scuola non si affronta nè col conservare tutto del passato ma, meno che mai, con i blitz. Quelli riserviamoli agli evasori. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia Ps: ovviamente, siccome immagino qualche replica, chiarisco che non è che la "nuova era" è tale solo perchè, finalmente, ci si accorge di una delle tante "perle" del recente riordino...