BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Tutte le misure per evitare la "transumanza" degli insegnanti

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Oltre alla grande oscillazione sud-nord-sud ve ne sono molte altre. Ho conosciuto docenti che hanno chiesto di andare al sud, sono andati e poi sono tornati su. Ugualmente bidelli e segretari. Ci sono anche presidi che cambiano scuola ogni 3 o 4 anni perché così non lasciano traccia e altrettanto fanno vari docenti con difficoltà relazionali e didattiche.

Ci sono scuole che funzionano e che vengono messe in crisi dal fatto che docenti senza scrupoli le chiedano per lavorare meno ed avere meno guai con gli alunni. Ci sono trasferimenti legati a cure mediche di malattie croniche reali o immaginarie, trasferimenti climatici. Il trasferimento è per molti l’unica ventata di aria nuova nella squallida routine dell’attuale funzione docente.

I trasferimenti nella scuola di Stato non sono soggetti ad alcun filtro né in uscita né in entrata, contrariamente ai trasferimenti intercomunali del personale parastatale dove serve l’assenso dei due uffici interessati. Nelle aziende private con più sedi il trasferimento a domanda esiste, ma è possibile per l’azienda prescindere dalle graduatorie per le sue necessità organizzative.

La scuola di Stato italiana è un’anomalia probabilmente unica al mondo. La capacità dei vertici scolastici di opporsi all’autodislocazione dei docenti è diminuita anno dopo anno con la rinuncia progressiva ed ormai totale alla gestione del personale, che sarebbe quasi impossibile anche per dirigenti “bolscevichi” senza cambiare radicalmente le regole. Figuriamoci poi per dirigenti che spessissimo non meritano di essere considerati tali e per primi fanno della ricerca del proprio benessere e della leggina favorevole alla loro sistemazione giuridica ed economica la principale occupazione quotidiana.

Abolire il ruolo nazionale, togliere ai trasferimenti la periodicità annuale, mettere il filtro del consenso dei due uffici interessati, attuare una limitazione territoriale alle domande, abolire i trasferimenti e le assegnazioni di durata annuale, dilatare i tempi iniziali di permanenza nel territorio di prima assunzione anche a 7-8 anni. Sono tutte misure di contrasto elementari, facili ed efficaci ad un fenomeno deleterio. Ma chi affonderà il bisturi? Chi pensa davvero agli studenti ed alla nostra società?

Qualcuno nega che il fenomeno esista davvero? Tanto meglio, allora le misure sarebbero indolori e quindi ancor più facili da adottare. Ma penso proprio di no.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
23/01/2012 - Riconoscere per comprendere il fenomeno sotteso (Anna Di Gennaro)

Ciò che l'articolo evidenzia costituisce uno dei "Segni e sintomi" del DMP (disagio mentale professionale) di cui riporto testualmente, per chiarezza, il paragrafo 6.3 del già citato testo Scuola di follia: "1) Aggressività[...] 2)Mania di persecuzione [...] 3)Atteggiamenti rivelatori: assenze, fughe, evitamento, apatia, nonché calo di rendimento e incapacità a gestire la routine quotidiana. 4)Trasferimenti: più della metà dei casi risulta essere stata trasferita più volte. Si preferisce sistemare la faccenda allontanando il malcapitato, rifilandolo ad altro istituto anziché affrontare definitivamente la questione. Inutile dire che la storia si ripete – aggravata – nella nuova destinazione, fin quando non accade uno spiacevole episodio solitamente più grave dei precedenti". Seguono altri segni e sintomi peculiari degni di nota che inducono a non sottovalutare la questione sempre aperta e mai affrontata adeguatamente dal MIUR a riguardo della formazione capillare dei dirigenti scolastici di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Le ricadute della mancata attivazione di adeguate contromisure sono sotto gli occhi di tutti. Un appello a non sottovalutare le connessioni logiche che si esplicitano con azioni ad hoc. Ora e subito.