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MICHEL MARTONE/ De Maio: col 3+2 ci si laurea prima, ma i vecchi "tecnici" erano un’altra cosa

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L’innovazione e lo sviluppo industriale italiano sono stati in buona parte merito dei cosiddetti “peritoni”, i grandi periti industriali e geometri, mentre gli ingegneri, i fisici e i chimici non sarebbero stati in grado di fare lo stesso. Ora mi chiedo quindi se gli istituti di oggi riescano a offrire le stesse competenze teoriche e pratiche.
Secondo lei l’università è una miniera di disoccupati intellettuali?
Anche qui è necessario fare le giuste distinzioni. In facoltà come ingegneria, chimica, fisica e medicina il numero dei disoccupati non raggiunge mai soglie altissime. Dipende quindi dalla facoltà, e non è possibile parlare di università in generale, perché altrimenti si banalizza un concetto che andrebbe invece analizzato più a fondo.
Lo studio della Fondazione Agnelli rivela anche che, per assicurarsi un impiego, i nuovi laureati hanno dovuto accettare mansioni vicine a quelle di un diplomato. Questo potrebbe andare a favore delle imprese?
Certamente, ma questo non deve voler significare un abbassamento di professionalità generale. Poi il tema della produttività legata all’assunzione di diplomati e laureati riguarda più che altro il sistema organizzativo, gestionale e strategico dell’azienda.

(Claudio Perlini)



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COMMENTI
25/01/2012 - In......., ma vèro! (Dorel Palenciuc)

Sembrera una....cativeria ma, ci sono persone non laureate, ma cosi bene preparate, cosi tanto sàggi, che ne anche con 7 làuree non potrano sostituire la loro bravùra.