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SCUOLA/ Un blitz e i politici creano altri 23mila precari. In barba ai giovani

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Commenti entusiasti da parte dell’on. Russo, che parla di «significativa novit໫discontinuità nelle politiche sulla scuola degli ultimi anni» e di «nobile risultato», mentre un altro firmatario, l’on. Bachelet, precisa che non si tratta di “riaprire” graduatorie, ma solo di sanare una incongruenza legislativa. Anche l’ANIEF, il sindacato siciliano che ha promosso l’emendamento, ne rivendica la paternità dichiarando di essere finalmente riuscito «a porre fine a una disparità di trattamento che discriminava quel personale che è stato abilitato tra il 2008 e il 2011» e al quale finora non era stato consentito, «illegittimamente, l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento»; ringrazia e poi rilancia con l’ulteriore richiesta di «inserimento dei docenti abilitati all’estero nel biennio 2009-2011». Si unisce al coro dei consensi la Flc-Cgil, definendo l’emendamento «un atto dovuto».

Chiusi in un silenzio prudente e attendista gli altri sindacati, tranne la Cisl-Scuola che definisce l’operazione una “non soluzione” con la quale, invece di affrontare in termini complessivi il problema del reclutamento dei docenti accelerando «i tempi di svuotamento delle graduatorie» e dare «opportunità e prospettive anche ai più giovani», si rischia «di alimentare solo illusioni prive di reale prospettiva».

La trasformazione in GaE delle ex-permanenti era stata voluta dal ministro Fioroni nella Finanziaria 2007, col preciso scopo di interrompere l’incremento del precariato storico e avviarlo – appunto – ad “esaurimento”. La prospettiva che ora si innescherebbe è esattamente opposta, perché un domani sarà più difficile negare ulteriori accessi ad altri abilitati, da qualsiasi percorso essi provengano. Inoltre, non si può escludere che il provvedimento possa produrre altro contenzioso, che andrà ad incrementare la “guerra tra poveri” già in atto all’interno del precariato della scuola; tanto più se si considera la natura delle GaE e la loro origine, di recente ribadita dalla Corte Costituzionale nella sua sentenza n. 41/2011.

Già prima che fossero approvate le nuove norme sulle pensioni i tempi d’attesa medi per l’accesso al ruolo dalle GaE superavano i sei-sette anni; in particolare, nella scuola primaria e dell’infanzia erano molto più lunghi, dell’ordine di 15-20 anni. Ora, con l’aumento dell’età pensionabile, saranno prevedibilmente maggiori e, per i nuovi abilitati che con questo provvedimento si inseriranno nelle GaE, il ruolo rischia di diventare una chimera. Quanti possono permettersi di restare in lista d’attesa per più di vent’anni, arrangiandosi nel frattempo con qualche supplenza?

Intanto, continua a mancare un sistema di reclutamento adeguato che offra nuove opportunità sia ai giovani che alle scuole.



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COMMENTI
31/01/2012 - Ma sono davvero le graduatorie... 2 (Fabio Milito Pagliara)

E allora invece di sperare che basti cambiar nome alle cose, perché non cercare soluzioni capaci davvero di risolvere il problema? Si cominci dal far partire i concorsi per il 50% delle cattedre su cui fare immissioni in ruolo, per dare almeno la possibilità a chi non è ai primi posti delle graduatorie d'entrare in ruolo prima d'incanutirsi in cattedra. Si cominci a ripensare ai limiti delle Graduatorie dette ad "Esaurimento" magari ritornando alle graduatorie permanenti ed allargando la possibilità di supplenza (e perché no, di ruolo) anche alle province confinanti con la provincia scelta in modo da assicurare una copertura certa di tutte le province italiane. Eventualmente abbandonare l'anacronistico sistema delle graduatorie d'istituto. Ripensare il sistema di penalizzazione per chi rifiuta una supplenza annuale.... In definitiva vogliamo qui affermare che non è l'esistenza delle graduatorie a creare precariato ma le assurde rigidità del sistema che non consentono di utilizzare i docenti laddove sono necessari. Cordiali saluti, Fabio Milito Pagliara

 
31/01/2012 - Ma sono davvero le graduatorie a creare i precari? (Fabio Milito Pagliara)

Gentile collega, il problema di fondo è stato immaginare che bastasse cambiare nome alle graduatorie permanenti per facilitarne l'esaurimento unita alla malsana idea che chi è iscritto nelle Graduatorie ad Esaurimento è un precario e chi non è iscritto nelle GaE non è un precario. Ma il passaggio da GP a GaE oltre a moltiplicare il lavoro degli uffici scolastici (costretti a processare anche le domande di permanenza e non solo quelle di aggiornamento e trasferimento) non ha in alcun modo cambiato la questione del precariato scolastico. Inoltre le stime sui tempi di esaurimento non tengono in alcun conto la specificità delle singole classi di concorso, se davvero si volessero assumere tutti gli iscritti nelle GaE per alcune classi di concorso i tempi sono superiori ai 50 anni (e a quel punto l'esaurimento avverrebbe per altre cause). In sintesi il passaggio alle GaE non ha in alcun modo ridotto il precariato (non ha impedito il ricorso a docenti fuori dalle GaE, non ha escluso da esse i docenti non precari in altro impegnati), e allora ci si dovrebbe chiedere se non sia errato l'equivalenza "iscritto in GaE = precario della scuola" e se in nome di questa falsa equivalenza abbia senso creare ulteriori discriminazioni tra docenti abilitati escludendo una parte di essi dalla possibilità di ricevere una supplenza annuale dalle liste provinciali (oltre le 20 scuole eventualmente in altra provincia). (1)