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ESAME DI STATO 2012/ Versione di greco, 20 secoli in 4 ore? Si può fare

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È comunque indispensabile l’esercizio personale, come si diceva, regolare. Vale molto di più un impegno di mezz’ora/tre quarti d’ora due volte alla settimana che un intero pomeriggio ogni due/tre settimane. Se, come a volte capita, uno studente ha dimenticato declinazioni, coniugazioni e paradigmi, o quelle regolette di sintassi che al ginnasio ricordava bene, insomma, se (poca o tanta) c’è della ruggine, può essere opportuno, con pazienza, durante la traduzione fermarsi ogni volta che si incontra un fatto linguistico (una desinenza, un costrutto subordinante, ecc.) di cui non si è del tutto padroni e ripassarlo, fugando ogni dubbio. All’inizio il lavoro sembra interminabile (in una riga si possono incontrare quattro o cinque ostacoli...), ma in tempi relativamente brevi la fatica è ripagata. Certo non si può avere fretta; non possiamo decidere in anticipo quanto tempo un testo richiederà per essere ben compreso (né la validità di un esercizio si può misurare a metri di “prodotto finito”)!

Rivediamo il metodo di traduzione, tante volte sentito ripetere nel corso degli anni, ma molto spesso disatteso (sempre in cerca, come si è, di scorciatoie che si rivelano strade, o burroni, rompicollo...).

Dalla IV ginnasio lo studente si è sentito dire che non deve buttarsi sul vocabolario appena si ritrova in mano il foglio con il testo greco: è venuto il momento di provare, chissà che il docente non abbia ragione nell’insistere su questo punto!

Innanzi tutto, quando un brano è proposto alla traduzione in classe, viene letto a voce alta dal professore: bisogna far tesoro di questa lettura, segnando i nessi tra le parole che la lettura stessa mette in rilievo.

Certamente durante la prova d’esame anche il professore vede il brano da tradurre per la prima volta, perciò non si può riporre troppa speranza su una lettura davvero espressiva, così che il momento di ascolto iniziale viene a essere meno importante. A maggior ragione perciò occorrerà leggere attentamente il passo ascoltando la propria lettura; senza fretta, segnando i verbi e i nessi sintattici, mettendosi il più possibile in ascolto del testo, riprovando a leggere finché non sia chiara almeno la struttura portante. Non è fondamentale che tutto sia chiaro subito, bisogna però determinare che cosa è chiaro (quali strutture sono state sicuramente riconosciute) e che cosa non lo è, isolando cioè il problema (non ci si deve seppellire nel “non ho capito niente”, falsa via di fuga verso il disimpegno fatalisticamente rassegnato, perché non è mai vero che non si è capito niente): partendo da quel tanto o poco che si è capito, ponendo domande al testo (chi sta operando? che cosa? a chi? perché? ecc.), lentamente si cerca di allargare l’orizzonte della comprensione. Per facilitare questo è importante segnare i predicati, i nessi, le particelle, e legare ogni sintagma o complemento al tutto. In questo momento la matita è lo strumento più prezioso per aiutare la nostra attenzione!


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