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SCUOLA/ La grande lezione di Annemarie al Benigni de "La vita è bella"

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Cosa i bambini devono sapere, è un tema che ricorre in moltissime pagine di Conta la Stelle, ne può quasi diventare il principale filone di lettura, parallelo alla vicenda della fuga verso la salvezza dai nazisti della famiglia Rosen. Gli adulti, nella storia sempre presenti e attenti, figure buone che ascoltano e sanno parlare, che incoraggiano e mettono in guardia invitando i più piccoli a un giudizio personale, si pongono spesso la questione della consapevolezza dei minori rispetto a ciò che sta accadendo.

Ad esempio a metà storia irrompe in scena una bara, quella della presunta prozia Birte; Annemarie, ragazza sveglia e che è sempre stata informata delle vicende della sua famiglia, capisce al volo che non è mai esistita una tale parente. Così chiede lumi a uno zio un po’ reticente che mentre munge la mucca le conferma la menzogna riguardo la prozia, aggiungendo però: “È molto più facile esser coraggiosi quando non si sa tutto. Quindi tua mamma non sa tutto. E neppure io. Sappiamo solo quel che abbiamo bisogno di sapere. Capisci cosa sto dicendo?”. Non c’è nessun inganno qui, ammissione piuttosto di una precisa scelta fatta per proteggere, ma che non toglie nulla della drammaticità della situazione, anzi. E infatti “Annemarie annuì. Improvvisamente si sentì più grande”.

Il penultimo capitolo, dal titolo “Ti racconterò giusto qualcosa”, aggiunge tutto ciò che mancava, ma al momento opportuno, quando le informazioni possedute non possono più nuocere e servono per concludere con il pensiero. Persino nell’ultimissimo capitolo Annemarie scopre qualcosa di speciale sulla morte, avvenuta anni prima, di sua sorella Lisa. Come dire che c’è un tempo per tutto.

Dirsi sempre tutto, fra grandi è una teoria che a volte rovina le relazioni e non coincide affatto con la sincerità del rapporto. A maggior ragione coi bambini. Le nostre parole hanno un elevatissimo peso specifico per loro; se lo riconosciamo le sapremo usare, e dosare, al meglio.

Piuttosto che le stelle, ci conviene contare le parole. A volte sono troppe.



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