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SCUOLA/ I tre "virus" che condannano ogni tentativo di riforma

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Foto: Imagoeconomica  Foto: Imagoeconomica

Due sono i punti cui dovrà essere posta la più vigile attenzione e su cui dovranno essere attuati gli interventi più incisivi (e prioritari): il rapporto con l’amministrazione (e questo comporterà di conseguenza il ridimensionamento del peso sindacale); il rapporto con l’università, cui oggi è stato affidato in via esclusiva il compito di legittimare il sistema, sia per quanto riguarda l’abilitazione degli operatori sia per quanto riguarda i contenuti di insegnamento. Amministrazione e accademia rappresentano infatti le due ganasce di una morsa da cui il sistema formativo deve uscire non per rifiutare, ma per rinegoziare i rapporti su una base non subalterna.

Si tratta in fondo di stipulare un nuovo “compromesso di Humboldt” non tra due ma tra più soggetti. E la scuola come tale dovrà essere non oggetto, ma uno dei soggetti che sottoscriveranno il nuovo patto.



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COMMENTI
28/01/2012 - L'età my people go! (pino mulone)

Non se ne esce. Si può discutere all'infinito su come riformare la scuola dello stato. Bisogna che la scuola torni dove e' nata: alla società. Tappe intermedie: abolizione del valore legale del titolo di studio. (anni fa in seguito a questa mia affermazione uno studioso di cose di scuola è saltato sulla sedia.. Ma adesso se ne parla...). Liberalizzazione dell'apprendistato (si può obbligare un ragazzo di 15-16anni ad imparare?).

 
27/01/2012 - una puntualizzazione (Max Bruschi)

... in attesa di rispondere più ampiamente e compiutamente... "unificazione del profilo formativo almeno fino al diciottesimo anno di età" mi sembra proprio di no, almeno per quanto riguarda la riforma Gelmini: i percorsi della secondaria di secondo grado, infatti, sono stati differenziati, tanto come ordinamenti didattici, quanto come indicazioni nazionali. All'insegna della libertà di scelta.

 
27/01/2012 - Il virus è uno solo: la confusione (enrico maranzana)

“Le questioni poste sono direttamente riconducibili alla concezione di *libertà di educazione*” che, per la vastità del suo significato, le rende irrisolvibili. E’ essenziale che chi opera nella scuola abbia una terminologia condivisa, è necessario che la legge sia rispettata, soprattutto come strumento di definizione dei significati. Si prenda ad esempio l’art. 2 della legge Moratti che attribuisce alla scuola due responsabilità: la prima riguarda la progettazione dei processi di apprendimento, l’altra la formazione spirituale e morale. L’educazione attiene al primo mandato e riguarda la promozione e il potenziamento delle capacità dei giovani: si riferisce al campo del razionale! E’ proprio l’indeterminatezza terminologica che ha sterilizzato la “programmazione dell’azione educativa”, che ha impedito di superare l’individualismo imperante, che ha tollerato e tollera che le università, che non hanno alcuna esperienza in materia, traccino le linee guida, che ha incatenato l’autonomia delle scuole, snaturandola.