BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Una giovane prof: abbandoniamo l’ozio e torniamo "artigiani"

Pubblicazione:

Foto: InfoPhoto  Foto: InfoPhoto

Inoltre, riguardo al tema “Educazione come istruzione”, sembra che l’ideatore della riforma di Berlinguer non sia lo stesso Umberto Eco che, su L’Espresso del 25 novembre 2011, ha scritto: “Steve Jobs è diventato famoso non perchè ha inventato oggetti (hardware) ma perchè ha creato nuovi programmi (software). Questo spiega che anche nel mondo delle tecnologie l'avvenire è di chi sappia ragionare e chi compie degli studi classici avrà una mente molto più allenata per farlo.

È quello che Vittadini, convinto di smentirlo, esprime con queste parole: “oggi l’attività produttiva non richiede solamente persone preparate, capaci e con conoscenze specifiche, ma persone capaci di cambiare, che sappiano adattarsi”. Addirittura, nei concorsi pubblici per dirigenti, non si guarderà più al titolo di studio ma alle capacità e alla professionalità acquisite dalla persona nel corso della sua vita (così ieri l’ultimo Consiglio dei ministri).

Vorrei concludere allora spendendo qualche parola su “uno dei maggiori limiti che vive la scuola: la divisione tra cultura umanistica e cultura tecnica. È quello che i latini chiamavano rispettivamente  “otium” e “negotium” e della cui aspirata fusione nella scuola odierna ho già detto su queste colonne. Cosa può unire “otium e nogotium” oggi per far sì che scuole tecniche e licei non si facciano la guerra per le iscrizioni? Una risposta potrebbe essere: la visione cristiana del lavoro che ho imparato guardando le formelle del campanile di Giotto e ascoltando la spiegazione che ne ha fatto una prof. di storia dell’arte di un liceo toscano. Da lì si evince che, se il lavoro non è solo per gli schiavi, come sostenevano gli antichi, ma è per tutti (perchè ognuno è chiamato a dare il suo contributo e il suo talento alla società che lo circonda) bisogna innanzitutto che la scuola prepari ad essere uomini, e non servi.

< br/>
© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
28/01/2012 - Entrare in contatto .. non agganciare (enrico maranzana)

“Come si appaga il desiderio di sapere? Innanzitutto dando qualche risposta attraverso l’esempio degli antiqui .. che prima di noi si sono appassionati allo studio di ciò che ci circonda e che hanno provato a ricercare un senso”. La condizione che rende vero questo assunto è l’immutabilità dell’ambiente. I giovani non vivono nel passato: se si vuole entrare in contatto con loro è necessario conoscere le loro tensioni cognitive, le modalità del loro stare insieme, le loro aspettative. “Se la scuola deve stimolare domande” le corrispondenti questioni sono da ricercare nel vissuto delle nuove generazioni, nel loro mondo fatto di immagini, suoni, forme linguistiche sintetiche e scarne, non si deve dimenticare che la variabile tempo è, molto spesso, trascurata e che l’argomentazione e la speculazione sono pratiche praticamente sconosciute. E’ proprio vero che “l’insegnante deve guardare al fine” che, nell’istituzione scuola, corrisponde alla promozione delle capacità: per ottenere frutti è essenziale che l’agricoltore conosca a fondo la natura e le esigenze dei semi per predisporre adeguatamente il terreno e le pratiche di coltura.

RISPOSTA:

Nonostante l'ambiente cambi, come dice Maranzana, i moderni hanno lo stesso cuore degli "antiqui"; dunque l'esempio di questi ultimi sarà valido per sempre. D'altronde come diceva Giorgio Pontiggia: "Il vero problema non è se i classici sono attuali, ma se lo siamo noi rispetto a loro". OS