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SEMPLIFICAZIONI/ 2. Università, Violini: bene Monti, ma il valore legale va abolito

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

SEMPLIFICAZIONI MONTI: UNIVERSITA', ABOLIZIONE TITOLO LEGALE. Il governo fa dietrofront sul valore legale del titolo di studio. A una settimana di distanza dal pacchetto di provvedimenti centrato sulle liberalizzazioni, oggi l’esecutivo ha semplificato norme e procedure. Le maggiori attese erano concentrate sul titolo di studio, il cui «valore legale» uniforma senza distinzioni il «pezzo di carta» agognato da chi si imbarca nell’avventura universitaria. In parole povere: la laurea conseguita nel migliore ateneo del Paese ha lo stesso «valore» di quella ottenuta nell’ultimo ateneo di provincia.
Che una battaglia sul valore legale del titolo fosse molto pericolosa, dev’essersene accorto anche Mario Monti. «Il tema del valore legale è troppo complesso e non lo affrontiamo» ha detto il capo del governo al termine del Consiglio dei ministri, aggiungendo: «ci siamo accostati a questo tema con animo sgombro da pregiudizi ideologici con l’orientamento a superare, almeno da parte mia, il simbolismo del valore legale e per questa ragione abbiamo deciso di non affrontarlo in questo dl». Sul tema si aprirà però «una consultazione pubblica». Prudenza, dunque. Così, accanto a provvedimenti miranti alla semplificazione, come il Portale unico delle università, l’uguaglianza del titolo rimane un totem. «È una scelta prudente che si può capire» dice a IlSussidiario.net Lorenza Violini, docente di diritto costituzionale nell’Università statale di Milano. «Il governo aveva davanti due strade».

Quali?

Riorganizzare tutto il sistema universitario – percorrere cioè la strada che si è intrapresa – oppure, in modo meno razionale, abolire il valore legale del titolo lasciando tutto com’è. In altri termini,  gettare un enorme masso nello stagno e poi ripensare tutto in funzione di quello. Quest’ultima sarebbe la via più breve, ma anche la più destabilizzante.

È prevalsa la prudenza. Lei che ne pensa?

L’abolizione del valore legale del titolo di studio è davvero un problema complesso. Riformare l’università italiana partendo dal titolo vuol dire ristrutturare la casa cominciando dal tetto. Invece, se si pensa ad un processo di riorganizzazione di tutto il sistema universitario basato sull’accreditamento delle sedi, sulla valutazione delle performances, sulla valutazione della didattica, l’abolizione del valore legale è il coronamento di una riforma sistemica. Naturalmente speriamo che avvenga proprio questo.

Nell’attuale assetto, invece?

Siamo oggi di fronte ad un sistema universitario che fino ad ora, a parte qualche timido approccio, ha ragionato partendo dal valore legale, sulla base cioè dell’esigenza di garantire con esso l’uniformità dei titoli rilasciati. L’intero sistema è coerente con questo impianto: centralizzazione dei finanziamenti, ridistribuzione in modo uniforme – sia pure a seconda delle dimensioni dell’ateneo –, definizione rigida dei percorsi di studio. Il valore legale del titolo di studio è il portato più coerente del centralismo. Il tema del valore legale, in altre parole, è connesso alla sostanza della regolamentazione universitaria. Ecco perché abolirlo in un momento di transizione del sistema universitario può essere imprudente.

Monti ha dichiarato di voler aprire una «consultazione pubblica». Condivide? 


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COMMENTI
29/01/2012 - Basteranno dieci anni? (Vincenzo Pascuzzi)

Conclude Lorenza Violini: «Quel decreto è un primo passo per arrivare ad una competizione reale tra le sedi universitarie: se si conosce il valore formativo reale delle singole sedi e anche gli effetti sull’occupazione di certe lauree piuttosto che di altre, vuol dire che il processo di conoscibilità del sistema viene organizzato finalmente su base valutativa e non su base legale». Non mi convince la "competizione" tra università o altri istituti scolastici anche perché non riesco a immaginarla nel concreto né come prioritaria per gli stessi ipotetici concorenti. In ogni caso e ammettendo che le cose possano essere indirizzate come auspica L.V., vorrei avere dalla stessa - o da altri - indicazioni sia pure di massima sui tempi necessari per condurre a compimento il progetto da loro classificato "virtuoso". Basteranno dieci anni?

 
29/01/2012 - Premiato Diplomificio & Laureificio Italia (Sergio Palazzi)

Da un certo punto di vista astratto, il valore legale poteva avere il senso libertario di dare un "titolo" (appunto) a chi, essendo estraneo ad aristocrazie o consorterie, altri titoli di sangue o casta non ne aveva. Quindi, uno strumento di crescita sociale. Era realistico o utopistico? e quando aveva senso, ai tempi di Carlo Magno, della rivoluzione francese, del crollo degli imperi?? Di sicuro, come di solito capita alle buone intenzioni, porta ai risultati opposti. E non è una scoperta di adesso, visto che Luigi Einaudi (il migliore fra i nostri presidenti, e mi sembra bene riaffermarlo oggi, ma anche una fra le più lucide menti del '900 europeo) lo diceva chiaramente quasi un secolo fa: mandate la gente a scuola per dargli un pezzo di carta, e scopo dell'andare a scuola sarà appropiarsi del pezzo di carta. Se il titolo di studio è solo un certificato come un altro, si andrà a scuola per imparare. Chiuderanno i diplomifici (i tanti piccoli "privati" e il Sommo Diplomificio Pubblico) e ricominceranno a crescere le Scuole. Da qualche parte si deve cominciare, dice Violini, e non basta un giorno o un colpo di bacchetta magica: Vero. Ma è urgente cominciare presto anche con le scuole superiori. Guardare ai contenuti e non al pezzo di carta servirà anche a far cadere la spocchia di chi proclama che un diploma liceale valga di più di uno dell'Istituto Tecnico e a salvare i ragazzi delle "medie" dalla trappola dei "consigli orientativi".

 
28/01/2012 - I Primi Passi (Antonio Servadio)

Concordo con la giornalista che su questo terreno bisogna usare prudenza per evitare il rischio che la cura sia peggiore del male. Serve studiare bene l'intero edificio, prima di decidere da dove avviare la ristrutturazione. Qui il dato più importante è che si è finalmente gettato il tema sul tavolo, che si è superato un tabù obsoleto e controproducente. Ora lo sforzo non deve essere quello di bruciare le tappe, piuttosto bisogna impegnarsi a non lasciar cadere l'argomento.

 
28/01/2012 - Mah (Mariano Belli)

Non riesco proprio a capire perchè vogliono abolire il valore legale, se non per poter abbassare ulteriormente le retribuzioni: di sicuro è che stanno portando il paese nel caos.