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EDUCAZIONE/ Scacco in 4 mosse alla "cattiva" scuola che ha separato il bene e l’utile

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La quarta – decisiva – scommessa è sull’educazione dei ragazzi che scelgono questo percorso. Occorre cercare di offrire loro la possibilità di interrogarsi sulla realtà che vedono intorno a loro, che gli insegnanti – ma più in generale tutto il contesto degli adulti – propongono loro a scuola. Portarli ad interrogarsi su cosa significa nella loro esperienza, e cominciare a lavorarci su. Accompagnarli a vedere come a queste domande siano state date delle risposte (che hanno la loro logica e la loro dignità culturale) ma che devono essere messe a vaglio critiche, per essere fatte proprie o superate.

Solo così è possibile superare la “barriera del suono”, come l’ha definita Giorgio Vittadini, quella lontananza, quella apatia, quella amarezza che rendono impossibile l’educazione, e fare così della scuola un’esperienza di rapporto, di pienezza umana. A giudicare da certe facce degli studenti, verrebbe da dire che è possibile.



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COMMENTI
30/01/2012 - Autoreferenzialità (Valentina Timillero)

Il professore che scrive ha ragione. Non si rifletterà mai abbastanza su quel “punto di Archimede” che sta fuori della scuola, che sta ai docenti saper individuare per dare ai giovani una prospettiva più libera, soprattutto, per consentir loro di capire che quello che fanno dentro la scuola serve alla vita che sta fuori. sia che uno faccia l’avvocato, sia che faccia poi il docente di matematica, o l’operaio specializzato. Lungi dall’essere “la via che demolisce l’istituzione” (cfr commento sotto), malata di autoreferenzialità, è il punto che può dare nuova linfa alla scuola – a patto che non la si intenda come l’insieme dei Pof, dei collegi docenti, etc... insomma della struttura che pure deve funzionare. Credere anzi che il problema della scuola, oggi, sia anzitutto il fatto che qualcuno ha eluso le sue leggi, e basare su questo la diagnosi, vuol dire, a conti fatti, essere complici dei guasti del sistema e auspicare la rovina dei nostri figli.

 
29/01/2012 - La verità in tasca (enrico maranzana)

“Educare è introdurre alla realtà tutta intera. Educare a scuola è introdurre alla realtà a partire da uno specifico punto, da un oggetto riconoscibile e utile. Per un istituto tecnico questo oggetto non può che essere il lavoro. Questa è una fortuna, perché l’oggetto dal quale si parte è esterno alla scuola, alla sua organizzazione, oggettivo”. Un’efficace introduzione all’abdicazione della scuola, a una dichiarazione di fallimento. Non è questa la via! Perché demolire l’istituzione? Se educare è “introdurre alla realtà a partire da uno specifico punto di vista”, è la legge che lo afferma, allora bisogna smascherare i soggetti che hanno eluso le proprie responsabilità. A tal fine è sufficiente leggere i POF: i Consigli di Istituto non hanno “elaborato e adottato gli indirizzi generali” per definire in termini di competenze generali i profili di fine percorso e, di conseguenza, i Collegi dei docenti non hanno ipotizzato e governato percorsi per il loro conseguimento. E’ sbagliato e illegittimo delegare all’impresa la definizione dei traguardi: così facendo si formano i giovani al presente, si mortificano le loro individualità e il rischio che l’addestramento offuschi l’educazione è molto elevato. Non è fuori luogo ricordare che lo spirito dei nuovi regolamenti di riordino dei tecnici e dei professionali muove in direzione opposta a quello dello scritto qui commentato, un fatto molto significativo.