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SCUOLA/ Bertagna: agli alunni non piacciono i prof? Il vero problema è il monopolio statale

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Una ricerca dell’Eurispes e del Telefono azzurro dipinge una scuola che non soddisfa per nulla i propri studenti e i loro genitori. Per ben il 59,1% dei primi e per l’80% dei secondi, i docenti non sono adeguatamente preparati o aggiornati. Giuseppe Bertagna, ordinario di Pedagogia nell’Università di Bergamo, spiega a IlSussidiario.net come interpretare correttamente i dati contenuti nella ricerca. A partire da una premessa: «Personalmente ho concluso un’indagine dedicata alla sola provincia di Bergamo, effettuata su un campione del 20% della popolazione scolastica, pari a 63 istituti, per un totale di  3.300 alunni e 4.460 genitori; la ricerca che prendiamo in considerazione, invece, pur interessando tutta l’Italia è stata realizzata intervistando solamente 1.496 studenti e 1.266 genitori. Occorre, quindi, cogliere in maniera più profonda la dinamica di certi fenomeni». Altri indizi lasciano perplesso il professore. «Secondo la ricerca, l’84% delle famiglie vorrebbe una scuola aperta alle proprie proposte, mentre il 66% vorrebbe essere coinvolto in alcune materie. Ebbene: tra il 2001 e il 2003 le famiglie avevano a disposizione 300 ore di declinazione delle attività scolastiche, da stabilire mediante contrattazione, attraverso il patto educativo». L’opportunità venne vissuta senza alcun entusiasmo. «La sperimentazione si concluse perché venne rifiutata pressoché da tutti». Un alto indizio è quello relativo alle finalità del mondo scolastico. Per la maggioranza dei genitori, infatti, il lavoro è solamente la terza scelta. «Considerando la crisi in corso e le gravi problematiche relative al mondo del lavoro, mi sembra un dato in controtendenza con tutte le indagini esplorate».

Anche sulla percentuale di genitori che ritiene gli insegnanti poco preparati, Bertagna ritiene necessarie alcune sottolineature. «Spesso i genitori sono convinti che il metodo adottato dai propri insegnanti di un tempo sia l’unico corretto. Ma, in una società che avanza in maniera vertiginosa, i cambiamenti della didattica sono necessari». Detto ciò, non è escluso che ci sia un effettivo problema di preparazione dei docenti che si riflette sulla percezione delle famiglie e degli studenti. «Se abbiamo una scuola secondaria di primo livello in cui l’età media dei docenti è di 52 anni e una scuola secondaria di secondo livello in cui è di 50, è evidente che ci sia un problema di formazione ed aggiornamento». Non solo: «Gli insegnanti vengono formati con i contenuti uguali a 30-40 anni fa». 



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COMMENTI
05/01/2012 - Peggio i contenuti che l'età (Sergio Palazzi)

Caro prof. Bertagna, sono un docente "medio", dato che ho proprio 51 anni. Soggettivamente mi sento "giovane", a prescindere da ciò che mi dice lo specchio e dal fatto che presto dovrò cambiare gli occhiali. Mi confronto con colleghi di altre età, molti ormai ben più giovani di me, direttamente sul lavoro o indirettamente incontrando altre scuole e persone, come insegnante e come genitore. Mi permetta di dire che quello dell'età è un falso problema, il problema vero è proprio quello dei contenuti (e del loro significato). I docenti si formano nello stesso modo da decenni, a parte le corvée di SSIS, TFA e simili che mi sembrano più fenomeniche che strutturali. Con la differenza che i limiti di contenuti e metodi di approccio vecchi di eoni possono essere colti, messi in discussione ed aggiornati forse meglio da chi si era formato nella scuola di alcuni eoni fa: mi pare che tale approccio critico sia minore in chi è più giovane, forse per mancanza di strumenti cognitivi (a costo di dire che, of course, "una volta a scuola si imparava meglio"). Ne ho discusso diverse volte segnalando i limiti e le aberrazioni della didattica della chimica, che è tra l'altro una grave causa di arretratezza economica e culturale del Paese, ma penso si possa dire anche in altri settori. Poi, ha senso fissarsi sull'età, se il docente "medio" sa che in pensione ci andrà a fine anni 20? essere stantio non dipende dall'anagrafe, ma da come si è usata la testa e da come la si vuole usare nel futuro.