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SCUOLA/ Scuola media e tempo prolungato, tutti i buoni motivi per cambiare

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Docenti precari (Infophoto)  Docenti precari (Infophoto)

– Dare più tempo scuola non significa offrire più ore di insegnamento. Il Tp o lungo spesso rimane una scelta subita dagli stessi ragazzi che lo vivono: pur rappresentando per i genitori un ambito protetto e una risorsa, esso è costituito da ore curricolari che appesantiscono il tempo scuola complessivo e da una didattica non adeguata.

– I bisogni degli adulti, spesso condizionati da esigenze lavorative, non collimano sempre con quelli dei ragazzi (si veda la maggiore richiesta da parte delle famiglie di più tempo scuola al pomeriggio, Rapporto 2011 sulla scuola della Fondazione Agnelli).

È necessario formare classi “equi-eterogenee”, vale a dire eterogenee al loro interno, ma omogenee fra loro, offrendo a tutti uno stesso tempo scuola curricolare al mattino e, per chi lo richieda, attività laboratoriali pomeridiane. Si pone quindi la necessità di innovare la didattica, centrandola sulle competenze, proprio in una fascia di età dove il desiderio di autonomia e il bisogno di una maggiore motivazione allo studio esigono azioni educativo-didattiche flessibili e personalizzate, in rete con il territorio e aperte alle altre agenzie educative.

La questione centrale della scuola secondaria di I grado è quella di favorire il successo formativo dei ragazzi e la loro inclusione sociale, e il criterio decisivo dell’azione pedagogica e didattica deve essere la scoperta e lo sviluppo dei talenti. Pertanto è necessario offrire loro una diversa impostazione organizzativa del tempo-scuola, nel quale sia possibile la scelta di una pluralità di offerta formativa integrata con un modello laboratoriale.

La scuola secondaria di I grado soffre di un’arretratezza di “sistema”, mancando di un core-curriculum che si articoli adeguatamente col tempo-scuola. La qualità del sistema scolastico si rilancia attraverso una maggiore ricchezza e variabilità dell’offerta formativa. Ma a volte si procede imperterriti finché le esperienze educative, le famiglie o gli studenti non sollecitano un cambiamento di rotta. Un cambiamento personale, collettivo, di sistema. L’indicatore di una buona scuola risiede tutto nella sua capacità ad innovarsi. O forse dovremmo “far finta di essere sani”?



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COMMENTI
03/01/2012 - NON POSSIAMO PIU' FINGERE (Angelo Lucio Rossi)

E' arrivato il momento di dare credito al desiderio di cambiamento dei nostri ragazzi. Finalmente, con determinazione, denunciamo l'arretratezza di "sistema" della scuola secondaria di I grado che troppo spesso diventa il vivaio della "dispersione scolastica". Ci sono tanti buoni motivi per cambiare l'organizzazione didattica e l'organizzazione dei saperi, ormai disgiunti e frazionati, inadeguati ad affrontare problemi che richiedono approcci multidisciplinari. Non possiamo più fingere sulla reale possibilità di nutrire i talenti dei ragazzi per trasformarli in competenze. Troppo spesso ci troviamo davanti una scuola ricca di regole, ma povera di incontri, di gente che comunichi per crescere insieme attraverso le discipline.