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UNIVERSITA’/ Decleva: l’abolizione del valore legale? Uno specchio per le allodole

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Modello inglese? (Imagoeconomica)  Modello inglese? (Imagoeconomica)

Enrico Decleva, rettore dell’Università statale di Milano, commenta le novità contenute nel Decreto di venerdì per quanto attiene l’università. «L’unica risposta seria a chi continua a porre il problema dell’abolizione del valore legale, è quella di mettere il sistema in sicurezza per quel che riguarda il rispetto dei requisiti che fanno di un percorso di studio una cosa seria» dice Decleva. Avanti dunque con la certificazione. Ecco il suo punto di vista su accreditamento, valutazione, riforma del 3+2, università, giovani e mondo del lavoro.

Professore, alla vigilia del Cdm di venerdì si era parlato addirittura di abolizione del valore legale del titolo. Sarebbe stato un passo troppo lungo? O non siamo ancora pronti?

Prima di tutto bisognerebbe mettersi d’accordo sulla «cosa» che si vorrebbe abolire. La questione non è banale. Come da qualche parte si è già fatto opportunamente notare, non esiste una norma di legge, cassata la quale il valore legale non c’è più. E, allora, al di là delle mitologie più o meno miracolistiche, di che cosa intendiamo parlare? Del fatto che un medesimo titolo di studio e una medesima votazione possano assumere una valenza assai diversa a seconda dell’ateneo dove li si sono conseguiti, e che quindi (ma il passaggio non è proprio scontato) non li si debba più prendere in considerazione? Di impedire che il solo conseguimento di un titolo possa automaticamente far fare carriera nel pubblico impiego (abuso al quale si è peraltro già posto fine, anche se qualcuno lo richiama come se fosse ancora in vigore)? O che per l’accesso a molte posizioni, ivi compresa l’iscrizione a ordini e albi professionali, basti il titolo di primo livello?

Sembra di capire che, in effetti, le maggiori difficoltà in Consiglio dei ministri siano emerse su questi punti.

È quindi ragionevole che si sia deciso di approfondire: vedremo se la discussione, se davvero ci sarà, porterà a qualcosa. O se sarà l’ennesimo ritorno in auge di un tormentone ricorrente. Francamente, anche il richiamo all’autorità di Luigi Einaudi andrebbe contestualizzato, se non altro citandolo anche là dove scriveva che «Non si mutano d’un colpo tradizioni, metodo di reclutamento degli insegnanti, metodi di giudizio degli studenti; e se si fa, d’un tratto, il tentativo, nasce male peggiore di quello al quale si vorrebbe rimediare». Ma il punto fondamentale è in ogni caso un altro e su di esso, per fortuna, si è già cominciato a lavorare.

Si riferisce all’accreditamento?



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