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SCUOLA/ Caro ministro, ci regala un "guru" capace di leggere i dati Invalsi?

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Nel mio istituto (1400 studenti) ho calcolato approssimativamente che per i test sottoposti alle 14 classi seconde ci sono stati restituiti 2.484 risultati numerici per classe, per un totale di 34.776 cifre, oltre a 30 file con grafici vari. Se ogni cifra la si guardasse per un secondo e ogni grafico per un minuto ci vorrebbero più di 10 ore per la prima lettura! Ma non basta leggere i numeri: occorre capire a cosa si riferiscono e quale messaggio veicolano.

E qui le ore necessarie aumentano a dismisura. Allora bisogna restituire meno risultati? No, i dati restituiti vanno molto bene, nella loro abbondanza, ma bisogna che in ogni scuola ci sia almeno una persona che abbia il compito (retribuito) di analizzare i risultati che l’Invalsi fornisce, al fine di non fraintendere i risultati stessi e poter così riprogrammare partendo dalla situazione effettivamente esistente e paragonandola ai risultati regionali, macroregionali e nazionali. Il famoso “referente per la valutazione”, che dovrebbe essere presente in ogni scuola, non può essere una carica onorifica o formale, ma essa deve essere affidata a un docente competente nella lettura dei risultati statistici e che faccia da tramite coi consigli di classe, informando sui significati dei numeri restituiti dall’Invalsi.

E’ troppo ipotizzare che in ogni scuola ci sia una simile figura? Si ragioni allora per rete di scuole, o si pensi a un consulente per le scuole in difficoltà. Insomma, per riprendere argomenti trattati su queste pagine, si “liberalizzi” la figura del docente competente nella lettura dei risultati statistici. La scuola ne trarrebbe giovamento e cadrebbe anche un ostacolo non secondario perché sia valorizzato appieno il lavoro che l’Invalsi fa e che ogni scuola coadiuva con l’organizzazione complessa delle somministrazioni obbligatorie.

Inoltre sarebbe possibile quanto auspicato dal ministro Profumo il 7 dicembre scorso, anticipando il Progetto Scuola in chiaro: “Il Miur renderà disponibili i dati in possesso del proprio sistema informativo, mentre lascerà alle scuole, nella loro autonomia, la diffusione dei risultati sulle valutazioni degli apprendimenti e dell’offerta formativa”. La diffusione sarà possibile solo se i dati saranno stati analizzati, compresi e opportunamente sintetizzati e un simile lavoro non è purtroppo, in questo momento, alla portata di tutte le scuole.



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COMMENTI
31/01/2012 - Un infermiere non basta: la malattia è grave! (enrico maranzana)

“Il problema è che i risultati INVALSI bisogna saperli leggere, e non è scontato che in ogni scuola vi siano figure competenti nella lettura di risultati statistici. Non è una colpa imputabile alle scuole .. prive di laureati in matematica”. Non è questo il problema: la lettura delle risultanze dei test non ha alcun significato se chi le legge non sa cosa cercare. L’INVALSI è un corpo estraneo alla scuola: ne osserva caratteri che, per i dirigenti e per i docenti, sono privi di significato. Se così non fosse la certificazione delle competenze, prevista per la fine del biennio, avrebbe dovuto rivoluzionarle, riorientarle; invece appare come un puro adempimento formale. Alcuni mesi fa, su queste pagine, due docenti universitari hanno dichiarato che i loro studenti sono privi di alcune competenze chiave, proprio quelle che le scuole certificano, spesso con esiti lusinghieri! Questa anomalia deriva dal fatto che le scuole non sono governate, sono allo sbando: rimando in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole” per approfondire questa questione drammatica. Alla sua origine è da collocare l’indisponibilità dei lavoratori della scuola a sottostare a regole, siano esse di natura scientifica o di natura legislativa. Su queste pagine sono ricorrenti gli interventi in cui questa insofferenza è manifestata, figlia di un sentire anarchico che radica sull’incapacità di vedere la scuola come corpo unitario.