BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Caro ministro, ci regala un "guru" capace di leggere i dati Invalsi?

Pubblicazione:

Foto: Fotolia  Foto: Fotolia

Caro direttore,

negli ultimi anni ho avuto la fortuna professionale di girare per l’Italia a tenere dei corsi di formazione sulla valutazione del sistema dell’istruzione, in particolare per quanto riguarda gli aspetti statistici collegati alle rilevazioni nazionali e internazionali. Le regioni nelle quali sono stato sono Sicilia, Calabria, Campania, Sardegna e Lombardia. Inoltre ho avuto frequenti contatti con colleghi formatori e soprattutto ho incontrato più di un migliaio di docenti scelti dalle proprie scuole per frequentare i corsi: realisticamente gli insegnanti incontrati sono fra i più motivati dell’intera categoria.

Per descrivere la situazione che ho incontrato propongo di metterci nei panni di una scuola seriamente impegnata con la mission che la caratterizza. Sicuramente una tale scuola ha la necessità di potere valutare il proprio agire, l’efficacia del lavoro che svolge, la preparazione che riesce a fornire ai propri studenti. Come fare? Lo strumento dell’autovalutazione è insostituibile, perché le “condizioni al contorno” le conoscono solo i soggetti che operano nella scuola, ma non è sufficiente: senza paragoni con dati esterni le affermazioni sul livello raggiunto sono inconsistenti. Piaccia o non piaccia, ad oggi l’unico strumento a disposizione di ciascuna scuola italiana per osare proporre una valutazione che tenga conto anche dei risultati di altre scuole è il pacchetto dei risultati delle rilevazioni Invalsi. Esso è comunicato ad ogni scuola e solo ad essa: la scuola deve decidere se aprirlo, come studiarlo e quali energie investire per render possibile una ricaduta migliorativa dell’intero sistema.

Nessuno sa quante scuole effettivamente si impegnano a leggere i risultati forniti dall’Invalsi, né quante ne tengono conto come elemento utile per la riprogrammazione. Una volta ho osato chiedere quante delle scuole dei docenti presenti avessero scaricato i risultati Invalsi e, fortunatamente, gli esiti di una sola rilevazione non sono statisticamente significativi… Ma senza volere scusare le scuole, forse qualche ragione per un simile comportamento c’è e, soprattutto, essa vale per molte delle scuole che vogliono confrontarsi seriamente con i risultati.

Il problema è che quei risultati bisogna saperli leggere, e non è scontato  che in ogni scuola vi siano figure competenti nella lettura di risultati statistici. Non è una colpa imputabile alle scuole e – lo dico per evitare equivoci – non è una caratteristica degli istituti comprensivi, magari privi di laureati in matematica, al contrario che nelle secondarie di II grado. 



  PAG. SUCC. >


COMMENTI
31/01/2012 - Un infermiere non basta: la malattia è grave! (enrico maranzana)

“Il problema è che i risultati INVALSI bisogna saperli leggere, e non è scontato che in ogni scuola vi siano figure competenti nella lettura di risultati statistici. Non è una colpa imputabile alle scuole .. prive di laureati in matematica”. Non è questo il problema: la lettura delle risultanze dei test non ha alcun significato se chi le legge non sa cosa cercare. L’INVALSI è un corpo estraneo alla scuola: ne osserva caratteri che, per i dirigenti e per i docenti, sono privi di significato. Se così non fosse la certificazione delle competenze, prevista per la fine del biennio, avrebbe dovuto rivoluzionarle, riorientarle; invece appare come un puro adempimento formale. Alcuni mesi fa, su queste pagine, due docenti universitari hanno dichiarato che i loro studenti sono privi di alcune competenze chiave, proprio quelle che le scuole certificano, spesso con esiti lusinghieri! Questa anomalia deriva dal fatto che le scuole non sono governate, sono allo sbando: rimando in rete a “Coraggio! Organizziamo le scuole” per approfondire questa questione drammatica. Alla sua origine è da collocare l’indisponibilità dei lavoratori della scuola a sottostare a regole, siano esse di natura scientifica o di natura legislativa. Su queste pagine sono ricorrenti gli interventi in cui questa insofferenza è manifestata, figlia di un sentire anarchico che radica sull’incapacità di vedere la scuola come corpo unitario.