SCUOLA/ Studenti obesi? colpa di merendine e pc
venerdì 6 gennaio 2012
Alimentazione e studio, la provocazione giunge dalla Francia. Secondo il dietologo Pierre Dukan, infatti, nel suo nuovo libro Lettera aperta al futuro Presidente della Repubblica francese si auspicano forti decisioni nella lotta all'obesità che colpisce molti studenti. Bisogna cioè educarli a mantenere un fisico in forma arrivando al punto di offrire un punteggio più alto a chi arriva alla maturità snello e atletico, e voti più bassi ai "ciccioni". Il ministero dell'educazione francese non è granché d'accordo con questa idea. Si tratterebbe di discriminazione fisica, dicono i responsabili: i problemi di salute dei giovani sono seri e non vanno presi alla leggera e la scuola è dedita al sapere e alla conoscenza e non a fare esami sulla salute dei giovani. Secondo Anna Di Gennario, contattata da IlSussidiario.net, ex insegnante e attualmente responsabile del progetto Io Ti Ascolto dell’Associazione professionale Diesse Lombardia, "i francesi sono noti per essere degli interventisti anche in ambito scolastico ed educativo". Di Gennaro cita l'esempio della équipe di psichiatri istituita qualche tempo fa che periodicamente verifica lo stato di salute mentale degli insegnanti: "Può essere certamente discutibile, però dimostra attitudine a vedere le cose e ad agire di conseguenza. Poi se la direzione sia giusta, doverosa o opinabile, questo è un altro paio di maniche e va verificato". Di fatto, il problema dell'alimentazione dei giovani, aggiunge, è problema serio.
Durante la sua carriera di insegnante ha notato una tendenza all'obesità nei ragazzi?
Certamente, ho notato ad esempio che i bambini figli di persone obese tendono anche loro ad avere lo stesso problema. E ho sempre notato che gli stili di vita della scuola a tempo pieno possono aiutare a migliorare la loro condizione, perché mangiando a scuola e vivendo un clima scolastico di attività e di movimento, nonché di limitazione del cibo e anche di apertura a vari cibi diversi tra di loro come può offrire la scuola, sicuramente si migliora la condizione fisica.
E per quanto riguarda gli studenti dei licei? Ha notato la stessa problematica?
Purtroppo sì, gli studenti delle superiori bisogna portarli, in qualche modo spesso costringerli, a fare attività per evitare si adagino in stili di vita troppo sedentari. Dei bravi genitori e dei bravi insegnanti che sanno che quando c'è il sole è meglio uscire a giocare, piuttosto che stare in classe durante la ricreazione, e devono attivarsi in tal senso. Ho visto spesso insegnanti in sovrappeso che facevano fatica loro stessi a uscire all'aperto, anche perché poi organizzare i giochi dei bambini può essere faticoso. Anche se avevano a disposizione un giardino bellissimo non erano mai fuori con le classi, i bambini trascorrevano l'intervallo seduti nei banchi oppure a giocare in classe e farsi pure male.
Che ne pensa nel dettaglio della proposta di Dukan di valorizzare gli studenti che si tengono in forma?
Non sarei molto d'accordo, anche perché le condizioni del fisico non sono una colpa del ragazzo. E' un po' come diceva qualcuno che sosteneva di lasciare a casa gli studenti che non fossero portati per lo studio. Attenzione: non è che non sono portati per lo studio o che mangiano troppo per loro scelta precisa, il fatto è che non hanno ricevuto degli input e a casa loro ricevono degli stimoli e degli esempi culturali che purtroppo li portano a stare da soli davanti alla televisione e al computer, con poche stimoli dal punto di vista fisico. Meglio, molto meglio appena è possibile far capire loro l'importanza di uscire fuori all'aperto, e sbucciarsi pure le ginocchia.
Dal punto di vista dell'alimentazione lei cosa suggerisce e cosa è cambiato negli anni nelle abitudini alimentari dei giovani?
E' necessario educarli a una alimentazione la più semplice possibile, quella mediterranea ad esempio. Negli ultimi anni poi si sono sviluppati nel commercio decine di tipi di merendine e dolciumi di tutti i tipi proposti come uso anche scolastico, ma personalmente quando insegnavo vietavo loro di portare qualunque tipo di merendina e facevo consumare solo frutta.
Dunque è necessario anche una collaborazione educativa da parte della famiglia.
Certamente, i ragazzi hanno bisogno di prendere consapevolezza del proprio corpo mentre crescono e non lo potranno fare stando immobili davanti a un televisore o a un computer. Per prendere consapevolezza del proprio corpo ci vuole attività, il che vuole anche dire cadere su un prato, relazionarsi in qualche modo con la realtà.
Quanto contribuisce a uno stile di vita sedentario il grande uso della Rete e dei social network?
Moltissimo purtroppo. Oggi si è arrivati al punto che ogni figlio dispone di un computer e in ogni stanza dei bambini c'è un televisore, il che è una scelta educativa pessima. Si isolano i figli, non si sta più insieme nemmeno a litigare per quale programma televisivo scegliere. Meglio litigarsi un solo computer casalingo che seppellire i figli nella propria cameretta isolati dal mondo reale.
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L'obesità sta diventando un problema sociale sia nei Paesi ricchi sia in quelli in sviluppo (cfr. Messico). Certamente influisce la cultura del cibo, che muta nel passaggio dalle società contadine alle società industriali avanzate. E' solo banale ricordare, ma inevitabile, che sono gli adulti non educati al cibo che diseducano i figli. Ma sotto sta una cultura del corpo come macchina, "res extensa" separata dalla "res cogitans" e come bene di consumo ostensivo. Il corpo nella cultura moderna non è l'Io, è solo una sua protesi, che aiuta nelle relazioni sociali. Nella cultura ebraico-cristiana il corpo è l'Io vivente. Il rapporto con la realtà passa attraverso il corpo-Io vivente. La posta in gioco del mangiare è un IO capace di entrare in rapporto con il mondo. Non era affatto materialismo volgare quello di Feuerbach, quando scrisse: Der Mensch ist was isst (L'uomo è ciò che mangia). Biologia e metafisica si danno la mano. Il che implica un ordinamento del cibo nella scala dei valori, perciò la giusta dieta, la sobrietà ecc... La composizione del menù dipende da che cosa vuoi fare nel mondo. Che i bambini non ne abbiano consapevolezza è inevitabile. Ma che i loro genitori e i loro insegnanti ignorino le basi metafisiche della dieta, questo non è inevitabile ed è rimediabile. Non si motivano i ragazzi alla buona dieta né con la paura dell'obesità né tampoco con incentivi, quali i voti più o la mancetta. Si motivano, risvegliano il loro Io al rapporto con la realtà. Esagero?!
Non esagera davvero e la ringrazio per avere sollevato la questione. Ma come e a chi spetta cominciare ad invertire la rotta? Introdurre questo argomento in vista di EXPO 2015 potrebbe sollecitare a rivedere l'evento in chiave educativa a rischio di sembrare utopistica velleità. Ciò che decidiamo d'ingerire proviene dal rapporto di fiducia che s'instaura con la realtà. Se questa è debole o insoddisfacente ingurgitiamo troppo cibo rispetto all'effettivo fabbisogno. In questo caso, anche la matematica può darci una mano. A patto che qualcuno desideri farne l'uso corretto, si potrebbe cominciare da lì, cercando di realizzare quella corresponsabilità educativa nel rispetto delle culture presenti ormai in tutte le scuole, anche italiane. Ricordo di avere usato le tabelle dei percentili trovate in sala medica e valide a tutte le latitudini, appositamente stampate per lasciare che i bambini a me affidati potessero verificare la loro crescita e conoscere il rapporto esistente tra peso e altezza, massa corporea e sovrappeso nel caso ci fosse e prima che questo divenisse vera e propria obesità. Impresa di non poco conto, ma affascinante per chi si occupa di comunicare il rispetto per il cibo e al tempo stesso osserva la crescita degli scolari dai sei agli undici anni, cosciente di avere un ruolo decisivo anche per l'assetto armonico della personalità adolescenziale e giovanile. Non sapevo che l'obesità sarebbe divenuta un'emergenza, anche se qualche avvisaglia proveniva da oltreoceano. ADG