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UNIVERSITA’/ Tre buone ragioni per aumentare le tasse

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Proteste all'Università di Torino (Infophoto)  Proteste all'Università di Torino (Infophoto)

Secondo. La presenza di rette elevate ha il doppio vantaggio di stimolare gli studenti a dare il meglio (per non dilungare la propria permanenza all’università) e di far emergere in modo indiretto la qualità delle università. Infatti, le università con minore reputazione non potrebbero fissare rette troppo elevate, poiché altrimenti perderebbero studenti; mentre le università migliori potrebbero imporre rette elevate senza correre questo rischio (come avviene in molti paesi, Uk e Usa in primis). Le borse di studio (e i prestiti) di cui sopra garantirebbero l’equità del sistema, per evitare che gli studenti si distribuiscano tra gli atenei sulla base del censo (disponibilità economiche per il pagamento delle rette).

Infine, per mantenere (e possibilmente aumentare) la qualità dei nostri atenei, occorrono quantità di risorse sempre maggiori; poiché, per fortuna, il tempo della spesa pubblica senza limite è finalmente finito, è chiaro che tali risorse dovranno essere recuperate attraverso il ricorso a fondi privati. Da un lato, la capacità degli atenei di fare ricerca applicata garantirà sempre maggiori risorse per la ricerca finanziata dall’esterno (e anzi, questa forma andrebbe incentivata con detrazioni fiscali per le imprese e gli enti pubblici e privati interessati). Dall’altro lato, gli studenti dovranno essere chiamati ad una maggiore responsabilità finanziaria, sulla base delle argomentazioni precedenti.

Certamente, le università dovranno assumersi la responsabilità di chiedere più soldi ai propri studenti: e per farlo dovranno dimostrare di offrire servizi adeguati e didattica e ricerca di qualità. Tuttavia, dovranno essere libere di definire le proprie politiche di contribuzione studentesca, e gli attuali vincoli impediscono l’esercizio di questa autonomia (e responsabilità). Da questo punto di vista, le dichiarazioni del ministro Profumo, secondo le quali non vi dovranno essere aumenti della contribuzione studentesca, sembrano fuori luogo non solo nel merito, ma anche nel metodo, poiché denotano un interventismo ministeriale su una materia che dovrebbe essere lasciata alla autonoma discrezione delle università.

Quali conseguenze per la situazione attuale, dopo la sentenza del Tar sul caso dell’ateneo di Pavia? Se i ricorsi fossero ripresentati in altri atenei, il sistema universitario verrebbe messo in seria difficoltà, perché la maggioranza degli atenei versa in condizioni finanziarie difficili, e senza l’eccedenza di gettito di contribuzione studentesca (oltre il 20% del Ffo consentito dalle norme attuali) non potrebbero mantenere un equilibrio finanziario. Come è possibile evitare questo rischio, e al contempo disegnare un sistema universitario più equo ed efficiente, secondo le indicazioni proposte in precedenza? Abolendo tout court i limiti al gettito della contribuzione studentesca, e lasciando libere le università di fissare l’ammontare delle proprie rette.



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COMMENTI
06/01/2012 - Ma che regolamento è? (Alberto Consorteria)

Spiegate meglio, ditemi se ho capito male: quindi se lo stato diminuisce i soldi dati alle università, per legge uno stramaledetto decreto e un giudice zelota devono anche levare all'università i soldi derivanti dalle rette? Curioso fenomeno questo: legislazione stupida (che leva quando viene levato, impoverendo di più l'impoverito), università scadente, magistratura incompetente. Ma i problemi della mancata crescita non erano le mign----e di Berlusconi?