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SCUOLA/ Campione (Pd): "Scacco matto" al concorso in 7 mosse

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E infine il concorso. Innanzi tutto si deve abbandonare lo spirito “decubertainiano” che ha contraddistinto i concorsi pubblici fino ad oggi: l’importante deve essere vincere, non partecipare. Chi lo vince ha diritto all’assunzione, chi partecipa non ottiene alcun credito, di nessuna natura. E poi i contenuti: sarà fondamentale decidere come strutturare la prova. Qui si dovrà innovare parecchio, abbandonando lo schema tradizionale finalizzato all’ennesima verifica delle conoscenze possedute dal candidato: queste sono già certificate dal titolo posseduto (laurea o più e abilitazione). Piuttosto, superata una preselezione che scremi i candidati (possibilmente fatta meglio di quella per dirigenti scolastici), si chieda di progettare una o più lezioni su argomenti scelti dalla commissione esaminatrice: assegno il tema, do tre/quattro ore di tempo per preparare la lezione (favorendo l’utilizzo degli strumenti informatici, incluse le LIM) e poi il candidato espone di fronte alla commissione che valuta.

Si potrà innovare molto anche nella scelta dei pesi da dare ai titoli posseduti: perché (ma è solo uno degli esempi possibili) non dare un punteggio superiore a chi ha conseguito il DITALS, la certificazione per l’insegnamento dell’italiano agli stranieri? Poiché al concorso potrà partecipare anche chi oggi è nelle GAE, sarà importante anche che la scelta di questi pesi non sfavorisca eccessivamente i più giovani e dunque l’anzianità conti poco o nulla. Se su questo i sindacati avranno da ridire, il consiglio che do al ministro è di trattare piuttosto sulle quantità di immissioni dalle GAE (si può arrivare fino al 70%), ma non sui criteri per il concorso sui quali si dovrà avere mano libera. Rimane aperto l’ambito territoriale in cui il concorso può essere effettuato (nazionale? regionale? provinciale? a livello di rete di scuole?), fermo restando ovviamente il pari diritto di accesso per tutti i cittadini italiani.

Ma la grande occasione è rappresentata proprio dal fatto che per i vincitori di questo concorso, potremo sostanzialmente immaginare percorsi fortemente innovativi. Non sono – ad esempio – portatori di diritti acquisiti. Potremmo anche prevedere che non vi sia alcuna graduatoria, ma solo un elenco di abilitati vincitori di concorso dal quale le reti di scuole possono selezionare chi possiede le caratteristiche ad esse più idonee (possono anche convocarne più del numero richiesto e prevedere un colloquio conoscitivo di fronte ad una commissione esaminatrice definita dalla rete stessa in piena autonomia). Si noti che l’accusa di favoritismi nella scelta da parte delle scuole non ha grosso peso, dato che a scegliere è una commissione e non un singolo e comunque parliamo di persone le quali lavoreranno tutte (i posti disponibili, ricordo, sono pari ai posti assegnati): il peggio che potrà capitare a chi non è cugino di un preside sarà quello di lavorare in un posto un po’ più lontano da casa.

Riassumendo: per chi è in graduatoria cambia poco; per gli altri il percorso sarà: abilitazione, concorso, scelta da parte delle reti di scuole tra i vincitori. Chi è abilitato, ma non è nelle GAE e non vince il concorso, aspetterà il concorso successivo (due anni) e nel frattempo potrà fare un altro lavoro, essere chiamato da una scuola paritaria, fare supplenze brevi se non sono coperte dall’organico funzionale.



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COMMENTI
08/01/2012 - Due osservazioni (Fabio Milito Pagliara)

Vorrei solo riflettere insieme su due punti dell'articolo. 1) Non c'è ragione per dare più del 50% alle GaE. Infatti se stiamo parlando di concorso a cattedra per soli abilitati (che abbia solo vincitori e non crei altre graduatorie (infinite) d'idonei) questi sarebbero aperti anche agli abilitati iscritti in GaE (che per i prossimi anni saranno molti di più degli altri abilitati) implica che parte dei vincitori del concorso saranno iscritti in GaE con la conseguenza che ben più del 50% di assunzioni andranno agli iscritti in GaE, inoltre all'esaurirsi delle GaE questa percentuale tenderà a raggiungere il 50%. 2) Cancellare dalle GaE coloro che non accettano incarichi. Questo significa comunque andare a modificare la normativa sulle GaE, per quanto l'ipotesi sia affascinante richiede di riscrivere completamente la normativa (a cominciare dal poter fare richiesta di permanenza/aggiornamento per il solo ruolo) e quindi specificare bene i termini di cancellazione.

 
08/01/2012 - due appunti... (Max Bruschi)

... in attesa di fare un punto più preciso rispetto a una proposta complessiva, già dettagliata, che alcuni hanno visto. Primo, il precedente governo NON avevava nessuna intenzione di fare del TFA un canale di reclutamento. Sarebbe stata una bestialità giuridica che non appartiene a chi scrive. La prospettiva "di riserva", nel momento in cui il Parlamento non fosse riuscito ad affrontare altre proposte di legge complessiva, era quella del concorso rigorosamente A CATTEDRA aperto a tutti gli abilitati: come sostiene Profumo. Nessun terzo canale (in nome del rasoio di Ockham, che tante volte mi ha aiutato), ma la riattivazione del secondo, a norma invariata. Marco Campione ben lo sa, perché ne abbiamo parlato più volte. Secondo, la percentuale coperta dal concorso (50%) NON E' materia di trattativa sindacale, ma di norme di legge. Se si volesse toccarla (cosa che sconsiglio) occorrerebbe un passaggio parlamentare... e il parlamento, tutte le volte che si affronta questa materia, sente irresistibile il richiamo della sanatoria. Infine, per carità, nessuna deroga... andiamo avanti "puliti" e con giudizio. Le deroghe sono quelle già previste e che ci si ritrova tra i piedi. Introdurne altre significherebbe scassare una volta di più il sistema e fare quei pasticci che il precedente governo non ha fatto.

 
07/01/2012 - I nodi che nessuno vuole sciogliere (Chiara Esse)

E tra i precari bisognerebbe fare dei distinguo enormi, che invece non vengono fatti, riguardo a entità e continuità del servizio, comunque mai valutato! Inoltre, per essere precari dello stato occorre aver prestato servizio per lo stato. Lo preciso con il massimo rispetto per le scuole paritarie, che - è senz’altro vero - fanno parte a pieno titolo del sistema pubblico e fanno risparmiare lo stato, ma che non dovrebbero essere la scala per maturare “diritti” in una graduatoria scorsa per i ruoli statali, dalla quale le assunzioni del privato giustamente prescindono (indecente la proposta di imporre alla paritaria lo scorrimento delle GaE, quando la scelta degli insegnanti è la più qualificata e qualificante che una scuola possa compiere). Si vogliono sciogliere questi nodi? Non credo, fanno comodo a troppi. Allora si introduca una strada meritocratica e comune a tutti gli aventi diritto destinata ad ampliarsi progressivamente fino ad obliterare lo scempio delle graduatorie. La proposta di attribuire punti n al titolo x o y avrebbe effetti deleteri. La storia insegna. La rigida puntificazione di titoli e servizio (all’origine della compravendita dei titoli e del servizio gratuito, per citare gli effetti più perversi ma non gli unici indesiderabili) ceda finalmente il posto ad una valutazione. Bisogna sconficcare paletti, non conficcarne di nuovi. Tutti i paletti anche quelli torniti con le migliori intenzioni producono storture che in Italia si incistano sistematicamente.

 
07/01/2012 - Buro-sindacato-crazia (Chiara Esse)

Il Tfa non è un canale di reclutamento. Bisogna superare il concetto di giovani/vecchi, e relative retoriche, e di riserva indiana: ogni candidato venga valutato in rapporto al ruolo che aspira a ricoprire, a prescindere da età, genere, ecc. Il sistema di assunzione che si va ad introdurre sarà aperto a tutti gli aventi diritto, inclusi gli iscritti in GaE (non deve averlo capito neanche Profumo), e non potrebbe essere altrimenti. Proporre di elevare al di sopra del 50% la quota da attingere alle GaE è una proposta abominevole, espressione della più bieca buro-sindacato-crazia. Proporre una quota superiore alla metà e addirittura variabile in ragione della lunghezza della fila da smaltire poi è incommentabile. Fino a dove deve spingersi l’ossequio per i “diritti acquisiti” e per lo smaltimento delle file? Quale pervertimento delle coscienze e obnubilamento delle menti hanno essi prodotto? Le GaE (mi limito a quelle perché mi auguro che dopo 13/20 anni ci si accinga finalmente ad archiviare le graduatorie di “merito”) sono appunto una antimeritocratica riserva che esclude aspiranti da una parte e che al suo interno livella iscritti mediocri, eccellenti e persino patologici: si prende la cattedra statale quando matura il turno. Purtroppo neppure l’interessante proposta di Gavosto circa la scelta alternativa per chi è in GaE potrebbe essere accolta. Essere in graduatoria non significa essere precario. Per contro si può esserne esclusi ed essere effettivi precari.

 
07/01/2012 - Concorso nazionale e selezione dei docenti (Salvatore Ragonesi)

L'intervento di Marco Campione vuol essere un tentativo di mediazione tra le diverse proposte per risolvere finalmente il problema del "reclutamento" e rimuovere la furia nichilista che ha finora caratterizzato le proposte dell'assunzione localistica e autonomistica. L'obiettivo più importante che lui pone è la reintroduzione del concorso come strumento principale della selezione dei "migliori". Il resto rimane però assai indeterminato o inutilmente complicato, e soprattutto non si sa se il concorso è locale o nazionale, decentrato o accentrato,ordinario o riservato,ecc., e non si conosce neppure il destino dei futuri vincitori, se costoro,dopo aver vinto una cattedra in sede superiore e molto qualificata, devono ancora farsi giudicare e selezionare dalle "reti di scuole". Il percorso possibile delle nuove assunzioni, a parere mio,non potrà che essere il seguente:l'abilitazione (che si si consegue esclusivamente per esami in sede interregionale); il concorso a cattedre (che si svolge esclusivamente in sede nazionale e accentrata) e che ha la funzione di immettere in ruolo i docenti migliori per cultura pedagogica e didattica,per preparazione specifica e competenza disciplinare; l'anno di prova in servizio e la conferma nel ruolo con valutazione delle capacità e qualità pedagogiche e didattiche. In seguito la valutazione in servizio sarà annuale per tuttii docenti. Per il concorso nazionale, devono essere chiaramente indicate le cattedre disponibili (e le sedi) da assegnare secondo graduatoria.

 
07/01/2012 - il primo passo serve comunque (Sergio Palazzi)

L'articolo è ragionevole nell'ottica "riformista" ovvero del facciamo qualcosa piuttosto che niente, e facciamolo bene nei limiti del possibile. In un mondo perfetto il riformismo e il moderatismo non dovrebbero esistere, ma se questo fosse un mondo perfetto saremmo qui a parlare d'altro. Ok per l'idea del togliere le graduatorie e trasformarle in liste di abilitati, e per una assunzione tramite colloquio e verifica preliminare di reciproca valutazione (anche l'insegnante deve poter valutare e scegliere il proprio posto di lavoro, proprio perchè non è arruolamento bracciantile!). Un dubbio sulla prossibilità di svolgere prove con dotazioni informatiche: le aule pc da mettere a disposizione devono prevedere macchine funzionanti, sw che non si imballino, meglio se open source, sicurezza di filtri che blocchino irregolarità, etc. Il tutto rigorosamente uguale per tutti. Si dovrebbe verificare che la cosa si possa fare, e soprattutto per grandi numeri, con le strutture che abbiamo - individuare un ente che certifichi e controlli, per prima cosa. Del resto, di questi aspetti tecnici Campione è ben più competente di me. Mi incuriosisce e mi turba un po', però, la fase di preselezione, e vorrei sapere con che criterio formare le commissioni giudicanti. Non per fare il disfattista, ma...

 
07/01/2012 - L'edificio senza fondamenta si sgretola (enrico maranzana)

“Un viaggio di mille miglia comincia sempre dal primo passo” che deve essere nella giusta direzione. Se si devono “tenere presenti le condizioni reali in cui ci si trova ad operare” è bene ricordare che esistono precisi, specifici vincoli normativi e dottrinali: la proposta avanzata le ha cassate, dilungandosi su questioni che, per la qualità del servizio, sono di secondo piano. Quando si ipotizza di sottoporre agli aspiranti docenti prove di “progettazione di una o più lezioni su argomenti scelti dalla commissione esaminatrice”, infatti, si prefigura uno scenario poco attinente all’ISTITUZIONE scuola che è unitaria, finalizzata, coordinata, sinergica, dotata di feed-back. In rete “Coraggio! Organizziamo le scuole” è illustrato un plausibile modello, presupposto essenziale per la razionale risoluzione del problema reclutamento.