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SCUOLA/ Vittadini: cari docenti, siate maestri non funzionari

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Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)  Dal film: Marcellino pane e vino, 1955, di L. Vajda (immagine d'archivio)

Oltre a non sviluppare la personalità dei ragazzi in tutte le loro dimensioni, un’impostazione utilitarista non aiuta neanche in ambito lavorativo. Una volta il cambiamento tecnologico nel mondo produttivo avveniva ogni quarant’anni. Oggi l’obsolescenza è di 5 anni, perché i cambiamenti tecnologici avvengono rapidamente. Allora, imparare una tecnica, di qualunque tipo, senza la capacità di cambiarla criticamente, fa “invecchiare” lavorativamente, molto in fretta. Per questo non posso addestrare: devo introdurre, dare degli elementi critici, suscitare la capacità di giudicare. Oltre che la vita, anche l’azienda e tutto il mondo del lavoro oggi chiedono soprattutto questo. Voi non andreste mai da un avvocato perché sa recitare alla perfezione tutte le leggi: deve capire il problema che avete. Voi andate da un medico che non vi sottopone solo a tanti esami, ma vi visita e cerca di capire. Come fa mio padre che ha 89 anni e come medico non ha nessuno alla pari, tant’è che va ancora tutte le mattine in ospedale dietro ai giovani, gratuitamente, perché dice: “Bisogna rimanere aggiornati per fare questo mestiere”. Un insegnante deve prima di tutto insegnare a cambiare, non limitarsi ad addestrare. 

C’è una seconda riduzione del processo educativo-formativo: è quella di considerare la scuola come soggetto onnicomprensivo, sia nel sistema statale che nella scuola libera; una scuola che pensa di dover essere l’unico (oltre alla famiglia) vero soggetto educativo e per questo ritiene di dover organizzare la vita del ragazzo, moltiplicando attività, riempiendogli possibilmente i pomeriggi. La scuola non può essere onnicomprensiva: i ragazzi hanno bisogno di qualcuno che susciti il loro desiderio, non che organizzi loro la vita. Io capisco le esigenze lavorative dei genitori, ma rimanere a scuola deve essere una decisione libera e deve prevedere attività che non siano il prolungamento delle attività didattiche. Invece noto che sempre di più la scuola si pone come un soggetto educativo invadente che confonde l’educazione con l’organizzazione del tempo libero, attraverso attività di ogni sorta. Organizzare la vita a un ragazzo significa soffocarlo. Purtroppo questa è l’ideologia che domina nella scuola pubblica statale, in cui l’insegnante diventa un semplice ingranaggio di una certa idea di scuola; ma questo è ciò che sta avvenendo anche in certe scuole libere che organizzano momenti obbligatori come doposcuola o vacanze, nella convinzione che una scuola libera cattolica debba organizzare anche l’aspetto ideale o formativo della gente, ma sposando in questo modo un’idea di educazione ossessiva, che non sfida, perché non crede nella libertà dei ragazzi, e tradisce così il suo compito. 

Le scuole cattoliche americane sono luoghi in cui si pianifica tutto, ma dove poi si impedisce la crescita di qualunque attività associativa o religiosa che non sia da loro organizzata, e questo provoca disagio. Qualcosa che si scelga liberamente è diverso. Sono un grande ammiratore del personaggio Tom Sawyer, protagonista del romanzo di Mark Twain Le avventure di Tom Sawyer. In questo libro c’è un episodio che racconto sempre. Tom Sawyer, all’ennesima marachella, è punito da zia Polly con l’obbligo di dipingere la staccionata al sabato pomeriggio, quando gli altri ragazzi vanno a giocare. Tom comincia a dipingere la staccionata mostrandosi pieno di gusto, anche quando gli altri ragazzi lo prendono in giro. Dopo un po’ gli amici, vedendolo così contento, gli chiedono di poter dipingere anche loro, offrendogli in cambio tanti piccoli regali, ma lui rifiuta. Alla fine Tom, con le tasche ripiene di singolari omaggi, lascia tutti gli altri a dipingere e se ne va a riposarsi sotto un albero mangiando una mela! Dipingeva così di gusto che tutti volevano farlo al posto suo. Mark Twain commenta che ci sono cose fatte per dovere, ma in modo pieno di passione, che affascinano e appassionano, e al contrario ci sono occupazioni proprie del tempo libero che, svolte per dovere, annoiano terribilmente (2). È molto diverso stimolare un’attività dall’organizzarla. Quindi, educare è introdurre alla realtà stando attenti a non ridurre l’educazione a meno della sua portata, né a esagerarla.



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COMMENTI
09/01/2012 - Alcune osservazioni - parte 2 di 2 (Vincenzo Pascuzzi)

4) “Anche il liceo italiano, basato non sul pragmatismo anglosassone, ma su un tipo di conoscenza “per avvenimento” (metafisica e realista), è stato in grado di formare una classe dirigente di livello.” Non condivido. 5) “In estrema sintesi, ha detto [l’Ocse] che gli insegnanti italiani lavorano poco, sono troppi e percepiscono stipendi bassi”. C’è chi dice il contrario: “OCSE. Tante ore e pochi soldi per gli insegnanti italiani - 13 settembre 2011” (http://www.vita.it/news/view/113732). 6) “Da questo punto di vista, la mancanza di autonomia della scuola italiana mortifica la professionalità insegnante. Il centralismo burocratico impone delle programmazioni tali per cui è difficile contemplare la diversità, ad esempio, di ambiente o di esperienza, mortificando la libertà di iniziativa degli insegnanti che tendono ad essere considerati degli impiegati”. Chi comanda nella scuola autonoma? Gli attuali presidi? Inverosimile! 7) “È impossibile costruire una scuola autonoma e libera senza che il reclutamento sia a livello della singola scuola”. Sembra facile. 8) “È un insulto che l’insegnante al massimo della carriera guadagni meno di un usciere pubblico, avendo fatto il percorso di studi che sappiamo”. D’accordo, questa osservazione andava posta all’inizio non in coda!

 
09/01/2012 - Alcune osservazioni - parte 1 di 2 (Vincenzo Pascuzzi)

Interessante nel complesso. Alcune osservazioni (i virgolettati sono presi dal testo, salvo diversa indicazione): 1) “Vittadini: cari docenti, siate maestri non funzionari” e anche “Cos’hanno fatto i prof per aver perso la fiducia degli allievi?” (Luca Montecchi, 25.12.2011). Ho notato che, quando le cose non vanno e/o si ipotizzano soluzioni, ci si rivolge direttamente ai docenti esonerando ministro e governo! 2) “La prima considerazione che è importante fare in vista della ripresa è che, nel nostro Paese, si sta continuando a fare l’errore di ritenere la spesa per l’istruzione una spesa sociale e non un investimento”. Però nessuno o pochi l’hanno detto quando Gelmini era al Miur! 3) “Per la scuola fino alla secondaria superiore l’Italia non spende poco (siamo al di sopra della media OCSE), ma spende male, soprattutto usando la scuola come un ammortizzatore sociale”. Invece mi risulta il contrario: “Con riferimento al Pil, i finanziamenti alla scuola erano pari al 5,5% del Pil nel 1990, sono stai poi ridotti al 4,6% nel 2008 (1), al 4,2% nel 2010 e ora puntano al 3,7% programmato per il 2015 e al 3,2% per il 2030 (2)! L’OCSE conferma e denuncia questa situazione (3)(4).” (La scuola garrotata - Http://www.orizzontescuola.it/node/21610). Non riesumiamo l’ammortizzatore sociale è stato uno slogan bastardo della Gelmini (http://www.cipnazionale.it/zik/index.php?module=Articoli&func=display&sid=2646. (segue)

 
09/01/2012 - Selezionare e formare docenti "efficaci" (Claudio Cavalieri d'Oro)

Caro Vittadini, io concordo pienamente e vorrei aggiungere qualcosa di personale. Già in altre occasioni su queste pagine ho avuto modo di sostenere che il vero scopo di un insegnante non dovrebbe essere quello di INSEGNARE in modo completo la materia (anche perché il tempo in aula è limitato) bensì FAR AMARE dai propri allievi la materia da lui insegnata. Il rapporto OCSE che Lei cita conferma molte delle mie prese di posizione; in Italia ci si preoccupa che l'insegnante "svolga il programma", e questo in una qualunque Organizzazione sarebbe chiamato "management by tasks", gestione per compiti, "tanto dovevo tanto ho fatto"; nelle Organizzazioni di successo invece si usa il "management by objectives", ovvero: quanto i tuoi allievi si appassionano alla materia? quanto nasce in loro la voglia di studiare e approfondire? ...e il loro obiettivo è quello di passare gli esami, o di padroneggiare qualcosa che SENTONO come indispensabile? Leggendo IL RISCHIO EDUCATIVO di Don Giussani ho scoperto che lui ed io avevamo avuto intuizioni molto simili che, nel metodo da me creato, l'approccio Virthuman, si basano su un modello: EDUCAZIONExISTRUZIONE= CAMBIAMENTO, e ricordo che in una "moltiplicazione" se uno dei fattori è vicino allo ZERO il risultato rischia di essere poco interessante. E' perciò che mi preoccupa che SOLO il 23,2% dei docenti ami la professione per PASSIONE PER L'INSEGNAMENTO. La nostra Scuola tende più a ISTRUIRE che non a EDUCARE, e servono docenti meglio selezionati.

 
09/01/2012 - Quanta carne al fuoco! (enrico maranzana)

“La mancanza di autonomia della scuola italiana mortifica la professionalità insegnante”: FALSO – [CFR in rete “La scuola rivedrà le stelle?”]: si tratta di un’asserzione originata dal punto di vista da cui si legge la scuola la cui mission è profondamente differente da quella degli accademici. “L’esperienza scolastica dipende soprattutto dall’iniziativa dei suoi insegnanti”: è il soprattutto che stride. Nella scuola la complessità del problema si abbatte con la progettazione formativa, a cui segue quella educativa, poi dell’istruzione e, finalmente, dell’insegnamento. E’ la progettualità che concretizza i postulati: “Il percorso conoscitivo ha una caratteristica: non è solitario”; “Occorre sapere l’obiettivo, conoscere i singoli passi per raggiungerlo e saperli realizzare”. “Il desiderio emerge, si mette in azione quando si esprime in domanda”: non sarebbe opportuno chiedersi la ragione del fatto che i bambini, prima di entrare nelle aule scolastiche, sono un fuoco di fila di “perché”, fisionomia che progressivamente scema. “La conoscenza è un percorso”: le orme sono depositate nelle biblioteche, quello che conta è il movimento. In altre parole: le competenze si promuovono utilizzando strumentalmente gli argomenti disciplinari, valorizzando gli aspetti metodologici [i laboratori: questi sconosciuti!]. “Voi che cosa comprereste in un reparto cosmetici...?” potrebbe essere un buon inizio di didattica ascendente, non ridotta a motivazione su cui fondare l'insegnamento.