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SCUOLA/ Concorso, non basta un quiz a gestire un classe di trenta alunni

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Gli statali della scuola, ha sostenuto il ministro, devono essere selezionati come gli altri statali. È una giustificazione che è solo un autogol: dimostra che il ministro non sa che chi lavora nella scuola non è un dipendente statale come gli altri. Il ministro non si rende proprio conto di cosa significhi gestire una classe di trenta alunni in una scuola media, oggi come oggi. Di certo non basta più il concorso a quiz e di certo i vincitori di un quiz non daranno a nessuno la garanzia di essere più capaci di chi ha anni di esperienza sulle spalle. Ridurre la professione di docente a quella di un qualsiasi impiegato è davvero inaccettabile. Ma questo è sotteso al concorso di Profumo. C’è qualcuno che ci ha pensato?

Bisogna rinnovare, bisogna svecchiare, bisogna cambiare, per risolvere i “mali della scuola italiana”! − è il refrain ripetuto da mesi. Inaccettabile, perché parte dal presupposto ingiurioso che gli attuali precari siano degli incapaci e degli incompetenti. Il che non è assolutamente vero. Se svecchiare significa sbattere fuori dalla porta una docente giovane, valida e navigata come la collega di cui ho parlato, che rinnovamento sarà? Si può rinnovare, certo, ma in peggio, non in  meglio.

E poi, diciamocelo chiaramente: chi ha distrutto la scuola, in tutti questi anni? Non certo i docenti che vi si sono impegnati, ma certa politica e certo sindacalismo. I docenti, questa scuola “malata”, l’hanno tenuta in piedi, l’hanno puntellata, hanno fatto del loro meglio, nello sfascio e nel caos in cui è stata volutamente tenuta. E tra questi docenti i cosiddetti precari, tra l’altro regolarmente abilitati. Tutta un’intera fascia generazionale di professionisti dell’educazione dovrebbe essere ora letteralmente sacrificata per fare largo al nuovo che avanza.

No, non si può essere complici di tutto questo. Assicuro la mia solidarietà alla collega. Sto male per lei. Come si può chiudere gli occhi? Come si può restare zitti? Come si può essere consenzienti con il quizzone di Profumo? “The answer, my friends...”

 

 

 

 



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COMMENTI
16/10/2012 - ipotesi errate (Paolo Facchini)

Non è vero che il neolaureato è già in grado di insegnare. La gestione degli alunni non te la insegna l'università. Introduciamo la valutazione degli insegnanti, i migliori faranno da tutor ai nuovi arrivati. La chiamata diretta da parte del dirigente scolastico, che ad un certo punto finirà amici e figli di amici, e comunque se questi non sono capaci li si manda di nuovo a casa. Volete il merito? Nella scuola non lo si decide in base alle conoscenze. Ho avuto docenti geniali ma incapaci di spiegare e/o trasmettere passione per la loro materia; e viceversa: preferisco i viceversa.

 
11/10/2012 - Siamo seri (Nuccio Brown)

Il concorso è cosa giusta. Sono stanco di vedere i raccomandati delle scuole paritarie cristiane che insegnano grazie ad amicizie politiche o clericali che fanno punteggio grazie agli anni di anzianità nelle graduatorie pubbliche per l’insegnamento. Un contratto per l’insegnamento nelle scuole paritaria cristiana da diritto a punteggi nelle graduatorie pubbliche per poter insegnare. Per fare l’insegnante bisogna fare il concorso pubblico come avviene per tutti gli impiegati della pubblica amministrazione (Carabinieri, poliziotti, Geometri). Chi si laurea in scienze della formazione o si diploma per insegnare è pronto per poter formare i giovani sennò che senso avrebbe frequentare queste scuole o università? La trasparenza e l’equità in periodo di crisi è obbligatoria.