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SCUOLA/ Se 30mila supplenze "nascondono" la scuola reale

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La logica corporativa, lo sappiamo, oltre a mascherare la verità della “scuola reale”, cioè di quella scuola che è sconosciuta ai ministeriali come ad alcuni sindacati, ha come risultato la progressiva insignificanza delle stesse rappresentanze sindacali, insignificanza che, nel tempo, ha prodotto la perdita di autorevolezza del ruolo sociale dei docenti. Una vera ingiustizia nei confronti di quei presidi e docenti che ogni giorno danno il cuore, ci mettono passione e competenza per il bene degli studenti.

Si tratta, dunque, di capovolgere l’ordine delle analisi: partire dalla “scuola reale” per chiedersi, poi, quali debbano essere le norme in grado di supportare concretamente la domanda di qualità del “servizio pubblico”. Più in generale sono le norme che devono prefigurare la realtà, o non devono, piuttosto, le stesse norme, cogliere in sintesi la “giusta misura” tra realtà effettuale e “bene comune”? Per questo motivo, le letture corporative o centraliste sono oggi tutte superate perché insignificanti, perché dicono poco o nulla sulla realtà, cioè sulla verità dei fatti.

Prima ancora di entrare nel merito delle questioni aperte, questo è il dato preliminare. Perché, alla fin fine, contano sempre i risultati. E questi stanno chiedendo un governo, anche della scuola, che sia capace di riconoscere chi sta garantendo la qualità del servizio, e non la mera copertura di un posto di lavoro, di una cattedra, di una sedia. La logica sussidiaria è l’unica vera àncora di salvezza. Con l’attuale neo-centralismo, che sullo sfondo significa difesa del vecchio assistenzialismo, si sta invece negando il grande valore dell’autonomia. Basta leggere i ripetutti attacchi al testo del ddl Aprea, smussato da anni di infinite discussioni, appena approvato dalla commissione cultura della Camera. L’autonomia responsabile, potremmo dire, non è più di moda, tra di noi.

Il corporativismo, che ha attraversato tutta la storia italiana del novecento, è quel muro di gomma assistenzialistico che, alla fine, ha provocato i danni che oggi con fatica, anche con tante contraddizioni, stiamo cercando di sanare. Se non se ne esce, non saranno le scelte anche drastiche di Monti e del suo governo, non tutte condivisibili ma ad oggi il male minore, a ridare una speranza alle giovani generazioni, per una parte ancora inchiodate, in termini autolesionistici, ai vecchi slogan; quegli slogan che sono la causa prima delle magagne che tutti stiamo denunciando.

Se non sarà il vecchio limite corporativo ma la domanda di verità ad alimentare le scelte di governo del sistema, non solo scolastico, potremo condividere opzioni anche difficili, ma comprese come necessarie, magari anche più coraggiose dello stesso Monti. Imprescindibili, poi, per chiunque vincerà le prossime elezioni politiche. 



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