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SCUOLA/ Al "centro civico" di Profumo mancano le parole educazione e docenti

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Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo (InfoPhoto)

Le parole che il ministro Profumo ha pronunciato intervenendo in web conference alla convention di Diesse, relativamente alla scuola intesa come “centro civico” fanno parte del suo programma politico, ribadito in varie circostanze. Ecco per esempio alcune espressioni ricavabili dal discorso inaugurale dell’anno scolastico 2012-2013: “La scuola, come luogo fisico, diventerà un ambiente di interazione allargata e di confronto, che mano a mano supererà gli spazi tradizionali dell’aula e dei corridoi. La immaginiamo come un vero e proprio Hub della conoscenza. Aperto agli studenti e alla cittadinanza, centro di coesione territoriale e di servizi alla comunità, un vero e proprio centro civico”. 

La risposta alla inevitabile obiezione: può esserlo?, è tutto sommato semplice. Un centro civico non è una scuola, ma un’altra cosa. Sarà un centro di aggregazione giovanile oppure la sede delle attività dei centri culturali di un territorio, ma non una scuola. La ragione è che la scuola rinasce ogni giorno (è stato ribadito e sperimentato alla convention) nello spazio dell’interesse e dell’entusiasmo per la realtà che l’insegnante accende nella coscienza del più giovane. La scuola è un passo nella crescita dell’umano, cioè nella coscienza critica di sé e delle cose che ci circondano. Di conseguenza gli spazi e i tempi, pure assolutamente necessari, sono determinati dall’alleanza formativa ed educativa che si realizza tra persone quotidianamente  aperte alla sfida della conoscenza. È l’esercizio dell’apertura della ragione che coinvolge giovani e adulti a costituire l’ambito scolastico (spesso degradato, non c’è dubbio), piuttosto che l’apertura di uno spazio fisico, per quanto dotato di strumentazioni tecnologiche. 

Altro paio di maniche la questione dell’orario di servizio dei docenti prolungato fino a 24 ore settimanali che ha messo in agitazione, negli ultimi giorni, singoli insegnanti, sindacati e associazioni. Sull’argomento il ministro non si è soffermato durante il collegamento, ha preferito, come si suol dire, glissare. Successivamente si è premurato di rassicurare gli addetti ai lavori che “questo tema ha bisogno della contrattazione sindacale. Abbiamo da fare il contratto del 2014, che sarà una grande opportunità anche dal punto di vista salariale. Quella sarà l’occasione per stipulare un patto per la scuola, nel quale dovrà esserci il riconoscimento del grande ruolo dei docenti. Questo ruolo va rivalutato in termini assoluti, anche per quanto riguarda gli stipendi. Rilancio della reputazione del ruolo dell’insegnante e insieme gratificazioni finanziarie” (Intervista a Il Messaggero del 14 ottobre 2012). Dal che si ricava, ce lo auguriamo vivamente, che la corveé dell’insegnante verrà espunta dal patto di stabilità e trasferita sul piano del “patto per la scuola” di cui si parlerà nei prossimi mesi. 



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