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SCUOLA/ A chi giova la "guerra" tra busta paga e vocazione?

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Lavorare solo per la busta paga e nella convinzione che il prestigio derivi solo dal peso di quest’ultima è la riproduzione pura e semplice di quella stessa società degli affari che si dovrebbe combattere. Non esiste nessuna professione, da nessuna parte, che possa essere svolta senza un supplemento d’anima, senza una convinzione personale che si stia facendo qualcosa di sommamente importante, per sé e per gli altri. Il solo prestigio che conta è quello che si merita solo per l’importanza di ciò che si fa e per come lo si fa. 

Il problema delle retribuzioni è invece fondamentale da un’altra prospettiva: quella del merito. È infatti altrettanto vero che nessun sistema educativo può pretendere livelli qualificati di impegno senza preoccuparsi di riconoscere il merito di chi vi si applica. Mi limito ad osservare come negli altri Stati europei (dove gli stipendi sono superiori) non esistano compensi uguali per tutti, ma questi sono significativamente più elevati solo per chi presenta credenziali superiori di formazione, accertate attraverso idonei concorsi, disciplina per disciplina e il cui argomento generale viene annunciato un anno prima, affinché si possa studiare e ci si possa preparare sul serio. 

 

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COMMENTI
17/10/2012 - Scuola e non ufficio di collocamento (Moeller Martin)

Come Lei scrive, sarebbe 'una tale banalità' ma a tuttora nel comune pensiero italiano si confonde la scuola con l'uffcio di collocamento. Oltretutto lo stesso mondo del lavoro trarrebbe solo benefici da persone più istruite e meglio formate. Riguardo al merito invece, è necessario uno schema più ampio perchè non si può premiare il merito senza nel contempo colpire il demerito.