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SCUOLA/ Va bene anche un "facilitatore" se gli studenti imparano a pensare

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Ed è qui che l’insegnante “facilitatore” assume un ruolo determinante, stabilendo un’interazione mediativa con gli studenti, li rende capaci di acquisire modelli comportamentali, strategie che potranno riutilizzare di fronte a nuove esposizioni agli stimoli dell’ambiente. L’insegnante facilitatore è un insegnante “competente” che nel trasmettere agli studenti quello che lui sa, lo fa rispettando i loro diversi stili di apprendimento, perché possano reagire ai contenuti e al processo di interazione.

Pertanto, mettere al centro del processo di insegnamento/apprendimento gli studenti vuol dire renderli più attenti e consapevoli dei loro bisogni interiori, dunque più disponibili all’apprendimento, più aperti alle esperienze.

Se l’insegnante facilitatore riesce a guidare l’attenzione degli studenti, riesce a far diminuire la distanza cognitiva di oggetti o eventi, in seguito essi non avranno più bisogno di interventi diretti di mediazione per accrescere la loro autonomia.

È evidente che nel processo educativo esiste una relazione forte tra studenti e insegnanti, dove l’insegnante deve essere un facilitatore che propone i contenuti in modo tale che gli studenti possano usare le loro abilità nel modo in cui preferiscono usarle e apprendere secondo le proprie capacità e i propri stili di pensiero.

L’insegnante dunque, non corre alcun rischio di essere “eliminato” dal processo educativo se diventa un insegnante competente.

 



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COMMENTI
17/10/2012 - UNA QUESTIONE INTERESSANTE (Gianni MEREGHETTI)

La ringrazio di aver rilanciato la questione, anche perché è decisiva nella attuale situazione, dove si vuole un insegnante burocrate, un insegnante che sappia eseguire ciò che il legislatore prescrive. Lei invece coglie la questione decisiva, e cioè il fatto che a decidere della natura della scuola sia un legame. Penso di averla capita, a me non piace molto l'idea del facilitatore, ma penso di aver colto il nocciolo delle sue osservazioni. E io sarei d'accordo con lei che l'insegnante sia come lo studente libero di essere. Quello che bisogna combattere è l'idea di una scuola deterministica, anche educativamente deterministica, come se per far scattare la libertà si debbano porre certe condizioni. A me succede come questa mattina di fare una lezione sulla logica di Hegel come tante altre volte, e questa mattina di fronte alle cose che ho sempre spiegato così si scatenano domande e domande con una intensità che non avrei potuto prevedere. Le ho facilitate io? Oppure sono state le mie studentesse a mettere in gioco ciò che loro interessa e così a farmi gustare un'ora di lezione? Sono state loro le facilitatrici?