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SCUOLA/ Israel: come sfasciarla in 12 mosse

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Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)

Viene in mente l’inossidabile commento di Platone sul «bello e baldanzoso principio da cui si genera la tirannia»: «che il maestro tema e aduli gli scolari, e gli scolari facciano poco conto dei maestri e dei pedagoghi; e in tutto i giovani si mettano alla pari con gli anziani e con essi gareggiano a parole e in atti; e i vecchi cedendo ai giovani si mostrino pieni di arrendevolezza e imitino i giovani per non sembrare né sgraditi né autoritari». È la fotografia delle visioni del nostro ministero.

Quanto precede apre territori sterminati al sarcasmo ma con quale utilità? Lo spettacolo non è serio, ma la situazione è grave e c’è poco da ridere. Per imbastire discussioni costruttive occorre un terreno minimo di serietà. Si può parlare di tutto, confrontare dottrine pedadogiche diverse, anche dibattere sulla figura dell’insegnante tra “maestro” e “facilitatore”, ma quel che non è ammissibile è proporre come base una rappresentazione caricaturale al limite dell’autolesionismo per cui tutto finora sarebbe stato un colossale errore e soltanto adesso avrebbe inizio la storia di una vera scuola moderna e “democratica”. E quale incosciente pretesa farlo dal fondo di una crisi epocale del sistema dell’istruzione su cui pure hanno avuto campo libero da qualche decennio proprio quelle teorie sventolate come toccasana! Nessuna discussione seria è possibile se si prende come punto di partenza la derisione della scuola della carta e del gesso, che dava un ruolo troppo centrale a maestre e professori, come se quella scuola non avesse prodotto il meglio della cultura nazionale di fronte al quale l’immagine del presente desta un senso di pena.

È semplicemente penoso confrontare le barriere sociali che pone la scuola di oggi – tanto più quanto più solletica idee ludiche e si prostra davanti al soggetto studente – di fronte all’ascensore sociale che era possibile nella scuola italiana postunitaria; quando il futuro “signor scienza italiana” Vito Volterra, figlio di una vedova indigente e destinata al mestiere di impiegato, riuscì a farsi valere in un istituto tecnico sotto la guida di un professore di fisica che ebbe l’autorità (quale professore di istituto tecnico l’avrebbe oggi?) per farlo entrare alla Normale di Pisa. 

Nessun rimpianto per vecchi modelli ma, per favore, lasciar sfottere un passato rispettabile da un canzonettista, con slogan di una retorica vuota e bolsa, indica il livello culturale cui è giunto il nostro ministero, capace ormai soltanto di un dirigismo statalista e di operazioni di propaganda che indicano la discendenza dal modello autoritario costruito da Giuseppe Bottai. Cosa di buono può venire da tutto ciò?

Il ministro Profumo è da poco al ministero e non è responsabile di tante cose negative accumulatesi nei decenni e di cui portano la massima responsabilità diversi suoi predecessori. Ma è ormai il caso di chiedersi cosa abbia fatto di buono in questa breve permanenza.



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COMMENTI
18/10/2012 - Proprio così (sabina moscatelli)

Grazie per la lucida analisi. Speriamo che qualcuno che conta si prenda la briga di leggerla e di porre fine a questo disastro.

 
18/10/2012 - Alla scuola colpo di grazia tirato col bazooka (Vincenzo Pascuzzi)

Comprendo e condivido lo sfogo di G.I. In particolare, osservo che aumentare da 18 a 24 ore l’orario settimanale dei docenti è un po’ come dare il colpo di grazia alla scuola tirandolo col bazooka! Poi la “piena disponibilità a rivedere, d'accordo con tutti i gruppi parlamentari, la proposta offerta (sic) al Parlamento'' dichiarata ieri da Profumo - tramite Giarda - “purché la revisione indichi soluzioni alternative”, più che un ripensamento o una retromarcia, appare come una ulteriore e recidiva sfida, una minaccia, un vero ricatto tenendo la scuola in ostaggio.