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SCUOLA/ Una prof al Ministro: perché vuol farci timbrare il "cartellino"?

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Io personalmente, entrata in ruolo quest’anno, dopo una decina di anni di peregrinazione nelle scuole milanesi e dopo un quinquennio passato all’istituto Cavalieri, dove finalmente avevo trovato un dirigente non burocrate che mi ha sempre trattato con rispetto e professionalità, ho scelto di esercitare la mia professione part-time, proprio per poterla svolgere al meglio e conciliarla con la famiglia. Le assicuro che molte ore dei due giorni in cui non lavoro contrattualmente li passo a programmare e ad aggiornarmi. Sono fatta così! E soprattutto non mi vergogno di dire che le ore passate a scuola sono molto intense e richiedono una quantità di energia che ha necessità essere recuperata!

La prego di considerare che non sarebbe difficile andare a fare una verifica di chi nella scuola per vari motivi non svolge il suo ruolo di insegnante. Ci conosciamo tra di noi e soprattutto non sono tanti questi colleghi. Non trovo giusto che per colpa di alcuni a pagare siano sempre coloro che svolgono al meglio la propria professione. Potrei fare degli esempi, ma lascio a Lei questo compito.  Perché, invece che fare tagli indistinti, non andiamo a premiare quelle realtà scolastiche di eccellenza che già esistono nel paese? Non siamo macchine, siamo persone umane. Io personalmente non credo di aver mai preso un giorno di malattia e sono stata credo la prima in Italia a chiedere di poter lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza, quando ciò è stato possibile.

Rita De Cillis

 

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