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SCUOLA/ Ecco perché i tecnocrati "temono" l'ora di religione

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E non si può forse assimilare a questa condizione di “spaesamento” anche un giovane straniero che chiede alla nostra scuola di essere accolto ed educato, e si vede rispondere solo con un insieme di norme etiche e di nozioni tecniche? Può un’astratta “cittadinanza” corrispondere alle sue aspettative? Quale tipo di relazione umana con il nuovo ambiente e di inserimento potrà avere? E quale occasione di scambio e arricchimento reciproco con i suoi coetanei italiani?

In realtà quanto descritto in linea teorica purtroppo sta già accadendo praticamente da diversi anni e gli effetti devastanti di questa assenza totale o parziale di proposta sono contenuti e ritardati solo dall’unica reale offerta fatta oggi ai giovani e nella quale essi, desiderosi di risposte e di guide, si riversano: la tecnologia intesa come strumento di controllo della realtà e fine dell’azione formativa, ammortizzatore sociale di massa, al di sopra di popoli e identità nazionali, unica vera tradizione universale praticabile, fattore mondiale di omologazione culturale. “La razionalità scientifica e la cultura tecnica […] tendono ad uniformare il mondo” (Benedetto XVI). Proprio in questi giorni, le lunghe file in tutto il mondo per acquistare o anche solo per osservare il nuovo iPhone 5 sono in un certo senso emblematiche, e lo dico senza moralismo.

Per la sua storia, per formazione culturale e professionale, considerate le sue dichiarazioni ideali sulla scuola, Profumo sembra appartenere proprio a quel modello culturale pragmatico e tecno-illuminista, ben descritto da Costantino Esposito, che ispira e dirige questo processo epocale di sostituzione della tradizione con il novum tecnologico.

All’interno di quella mens e tenendo presente il suo compito di ministro, la critica di Profumo all’ora di religione, niente affatto nuova nel suo contenuto essenziale, è perfettamente comprensibile. Infatti, l’ Irc costituisce un oggettivo ostacolo, una sorta di “zoccolo duro” resistente al progetto di assimilazione della scuola al sistema culturale neo-tecnocratico. Questo proprio per il suo, mi scuso per l’espressione, “alto tasso” di tradizione. Certo, ogni disciplina scolastica in fondo è un brano di tradizione che proviene dalla storia e che, attraverso l’insegnante che la “incarna”, dovrebbe arrivare agli studenti nelle aule scolastiche. Ma in questi ultimi decenni un esasperato tecnicismo pedagogico-didattico figlio di quella stessa matrice culturale sopra descritta, di fatto dominante nella scuola anche se ultimamente con qualche ripensamento di fronte ai disastrosi risultati nell’apprendimento, ha ridotto anche le discipline per motivi diversi più contigue all’insegnamento della religione cattolica (letterature, filosofia, arte etc.) ad arido esercizio applicativo, depotenziandone il valore educativo, per non parlare di quelle dell’area matematico-scientifico-tecnologica. 



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