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SCUOLA/ Gelmini (Pdl): usiamo i soldi che ci sono per valutare i docenti

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Mariastella Gelmini (InfoPhoto)  Mariastella Gelmini (InfoPhoto)

Senza dubbio la necessità di potenziare e rafforzare il sistema di valutazione, non visto come elemento punitivo o sanzionatorio, ma come strumento per valorizzare i bravi insegnanti e dirigenti e per misurare con trasparenza gli esiti delle risorse investite nella scuola, nell’università e nella ricerca. Vi è poi la necessità di riformare il reclutamento: occorre quindi pensare non solo al concorso, ma anche rivedere la formazione e il reclutamento degli insegnanti. Infine sarebbe opportuno ragionare su un altro dato negativo.

Quale?

Giustamente si riscontra che in Italia ci sono meno laureati rispetto alla media europea. Questo dato è legato al fatto che negli altri Paesi, in particolare in Germania, non viene sviluppata solo l’istruzione tecnica ma anche quella terziaria di tipo B: come titolo di studio di terzo livello non c’è quindi solo la laurea, ma anche la qualifica legata all’istituto tecnico superiore. Questo significa anche favorire l’occupazione, in una sinergia tra impresa e mondo dell’istruzione.

Cosa possiamo fare da questo punto di vista?

Troppe volte vediamo laureati disoccupati quando invece mancano tecnici particolarmente qualificati. Questo aspetto è colmabile cominciando concretamente a non ritenere l’istruzione tecnica una formazione di "serie B", e valorizzando gli istituti tecnici superiori (Its), che io introdussi quando ero ministro, ma che evidentemente vanno potenziati e valorizzati.

Dunque, alla base de I numeri da cambiare vi è la filosofia del “conoscere per decidere”.

Esattamente. Non dobbiamo aspettarci soluzioni miracolose calate dall'alto o ricette capaci di risolvere all’istante i problemi, ma partire anzitutto da una conoscenza adeguata dei numeri entro un raffronto internazionale. Occorre avere un patrimonio comune di conoscenze per avanzare soluzioni basate non su una lettura distorta dei numeri o addirittura sul loro ribaltamento, ma sulla conoscenza puntuale del sistema italiano e di quello europeo.

 

(Claudio Perlini)




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