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SCUOLA/ Gontero (Agesc): famiglie e Regioni mettano il lavoro in "cattedra"

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Noi, come Agesc, ci stiamo muovendo per dare ai genitori un sostegno concreto. Ad esempio, il prossimo anno partirà in Veneto un progetto in cui i nostri associati terranno corsi di italiano ai genitori provenienti dall'estero, in modo tale che questi ultimi riescano ad aiutare attivamente i propri figli. La scuola italiana, da parte sua, dovrebbe mettere in campo risorse economiche e di qualità di insegnamento per sostenere i ragazzi che hanno alle spalle famiglie disagiate. Un esempio positivo dell'impegno del ministero è lo stanziamento di 50 milioni di euro che è servito, secondo dati concreti, al miglioramento della lettura e della comprensione dei testi italiani nelle scuole pugliesi. Questa è la dimostrazione che grazie ad un piccolo investimento si possono ottenere grandi risultati.

Le percentuali di Neet un po' si abbassano, quando consideriamo che i giovani coinvolti nella IeFP non sono intercettati da rilevazioni Ocse come Education at a glance. Però la dispersione, soprattutto al Sud, rimane alta. Cosa fare?

Purtroppo, occorre evidenziare che oltre Roma la formazione professionale è pressochè inesistente: è un paradosso perché nelle regioni meridionali la dispersione scolastica tocca percentuali molto elevate, pari circa al 30%. I dati forniti dalla Fondazione per la Scuola della Compagnia di San Paolo durante il Convegno sulla dispersione scolastica, tenutosi la scorsa settimana a Torino, hanno evidenziato che nemmeno al Nord possiamo dirci soddisfatti, poiché restiamo al di sotto di tutti gli standard europei. Dal mio punto di vista, servirebbe potenziare gli accordi, che dovrebbero essere maggiormente sostenuti dalle istituzioni scolastiche e politiche, fra istituti ed imprese.

Per fermare la dispersione e favorire la vocazione personale dei giovani con percorsi adeguati, ci vuole più o meno Stato?

Occorre sviluppare percorsi di formazione professionale in quelle regioni, responsabili di questa tipologia educativa all'interno del sistema scolastico italiano, che li hanno abbandonati. In parallelo è opportuno valorizzare e incrementare gli istituti tecnici superiori (Its), introdotti dalla recente riforma. Sulla carta ci sono tutti i presupposti, ma ancora manca la volontà politica per agevolare anche a livello fiscale le aziende. Risultano, poi, ancora insufficienti le “passerelle” che i ragazzi utilizzano durante lo studio per un periodo di formazione nelle imprese. Un limite che pagano quando escono dagli istituti e non riescono a trovare lavoro.

Che cosa devono o possono fare le famiglie? Qual è la loro parte? 



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