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SCUOLA/ Se i 100 e lode dicono come cambiare l'esame di Stato

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Il solo dato su cui mi pare valga la pena soffermarsi è il calo della percentuale di “100 con lode”, sotto la spinta di criteri più rigorosi per la loro attribuzione introdotti come compensazione parziale alla disomogeneità dell’esame. Abbiamo letto che la lode è stata assegnata solo a certe condizioni “retroattive” che interessavano il credito e i voti dell’intero triennio, una batteria di voti scolastici sempre molto alti, elementi che segnalano almeno la costanza dell’impegno di uno studente e l’eccellenza (benché sempre relativa allo standard del valutatore) dei suoi risultati.

Il tema dei 100 con lode era già stato segnalato in altre occasioni su queste colonne. Si sa da tempo che certe zone geografiche, che in base ai risultati delle prove nazionali e internazionali risultano stabilmente sotto il livello di guardia, hanno votazioni scolastiche in uscita sistematicamente più alte che altrove. Proprio la disomogeneità fra dati interni ed esterni e la situazione di scarsa trasparenza che ne consegue hanno richiesto prima la costituzione e poi il rafforzamento di un Sistema Nazionale di Valutazione (SNV). Fra le azioni di controllo dei risultati in uscita si colloca anche l’introduzione di una Prova Nazionale standardizzata all’interno dell’esame conclusivo del primo ciclo (III media): intervento discusso e non privo di punti critici, ma rispondente all’urgenza di calmierare il sistema scomposto degli standard scolastici attraverso “misurazioni” tendenzialmente attendibili.

Per quel che riguarda l’esame finale del II ciclo, a partire dal 2008 le Rilevazioni sulle prove di italiano e di matematica hanno dato informazioni abbastanza chiare sulla scarsa trasparenza dei voti, ma poco decisive ai fini del riequilibrio, proprio per la mancanza di una prova standardizzata all’interno dell’esame. Che questa prova sia prevista dalla normativa, è noto, se e quando essa entrerà in vigore è un problema irrisolto. Appare poco probabile, e non auspicabile, l’aggiunta di una prova ulteriore all’interno di un apparato preesistente del tutto dissimile per natura e modalità delle prove, che appesantirebbe l’esame senza annullare i difetti di cui esso soffre. 

Probabilmente, anche se questo passo è piuttosto impegnativo per un governo tecnico, è venuto il tempo di ripensare del tutto l’esame di maturità, in vista del 2015, anno in cui saranno valutate le classi nate con la riforma degli ordinamenti. Bisogna focalizzare innanzitutto lo scopo dell’esame: accertamento di conoscenze proprie del tipo di scuola? Certificazione di competenze correlate al Quadro delle qualifiche? Preselezione per l’accesso all’università? Accertamento di alcune competenze funzionali (lingua straniera e informatica)? Ognuna di queste opzioni comporterebbe scelte differenti. 



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COMMENTI
03/10/2012 - Tirare acqua al mulino Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

Tirare acqua al mulino dell'Invalsi? Intanto il titolo dell'articolo di D.N. mette su una strada sbagliata. Al più i 100 e lode possono suggerire di modificare l'Esame di Stato, di certo non come e non necessariamente con prove standardizzate made in Invalsi. Infatti le lodi - la pagliuzza - sono pari allo 0,6% dei maturati, cioè meno di 3.000 diplomati su circa 450.000. La presunzione e l'aspettativa che la distribuzione geografica di queste lodi debba essere quasi uniforme sul territorio nazionale non ha fondamenta certe, incontrovertibili e dimostrabili. E' appunto una presunzione. Utile potrebbe essere invece approfondire e confrontare la media dei voti e la loro distribuzione tenendo conto del tipo di scuola. Questioni certamente più importanti - la trave, anzi le travi - sono quelle complessive relative alla scuola superiore: la dispersione (entrano circa 600.000 ragazzi e ne escono 450.000), la percentuale di diplomati dopo 6 anni invece di 5, l'accumulo dei voti di diploma nella parte bassa della scala (da 60 a 64). E poi, guardando fuori d'Italia: la Francia con l'8% in più di popolazione, diploma ogni anno 700.000 ragazzi e ragazze. Ma forse lo scopo dell'articolo era quello di tirare comunque un po' d'acqua al mulino dell'Invalsi?