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SCUOLA/ Se i 100 e lode dicono come cambiare l'esame di Stato

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Quest’anno poi, in cui le prime classi riformate entrano nel triennio, proprio la riforma diventa il punto di riferimento obbligato. Non si è trattato di un semplice riordino ordinamentale, se si guarda ai Profili in uscita, che hanno impresso ai percorsi scolastici un principio ordinatore nuovo, orientando il percorso agli esiti in uscita e non solo all’offerta formativa come i precedenti “curricoli”: sarebbe il caso di rileggersi almeno il più sistematico Profilo in uscita dai licei, ingiustamente confinato ai margini della normativa come “Allegato A del Regolamento” (http://archivio.pubblica.istruzione.it/riforma_superiori/nuovesuperiori/index.html), dove sono indicate le aree di competenza in uscita: sono le dimensioni metodologica, logico-argomentativa e comunicativa, che a buon diritto potrebbero diventare parte integrante del Quadro di riferimento di una eventuale prova standardizzata.

La riflessione di questi anni sulle competenze rischia altrimenti di non lasciare traccia alcuna, se il momento finale del percorso di studi resta indifferente alla loro concreta assunzione come indicatori. Lo studio di un costrutto credibile per una prova finale standardizzata (dentro o accanto all’esame) è compito quanto mai urgente e impegnativo, ma esso si colloca ragionevolmente dentro una più ampia riflessione sulla conclusione dei percorsi quinquennali superiori.



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COMMENTI
03/10/2012 - Tirare acqua al mulino Invalsi? (Vincenzo Pascuzzi)

Tirare acqua al mulino dell'Invalsi? Intanto il titolo dell'articolo di D.N. mette su una strada sbagliata. Al più i 100 e lode possono suggerire di modificare l'Esame di Stato, di certo non come e non necessariamente con prove standardizzate made in Invalsi. Infatti le lodi - la pagliuzza - sono pari allo 0,6% dei maturati, cioè meno di 3.000 diplomati su circa 450.000. La presunzione e l'aspettativa che la distribuzione geografica di queste lodi debba essere quasi uniforme sul territorio nazionale non ha fondamenta certe, incontrovertibili e dimostrabili. E' appunto una presunzione. Utile potrebbe essere invece approfondire e confrontare la media dei voti e la loro distribuzione tenendo conto del tipo di scuola. Questioni certamente più importanti - la trave, anzi le travi - sono quelle complessive relative alla scuola superiore: la dispersione (entrano circa 600.000 ragazzi e ne escono 450.000), la percentuale di diplomati dopo 6 anni invece di 5, l'accumulo dei voti di diploma nella parte bassa della scala (da 60 a 64). E poi, guardando fuori d'Italia: la Francia con l'8% in più di popolazione, diploma ogni anno 700.000 ragazzi e ragazze. Ma forse lo scopo dell'articolo era quello di tirare comunque un po' d'acqua al mulino dell'Invalsi?