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UNIVERSITA'/ C'è la crisi? E il governo tassa gli studenti

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Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)  Il presidente del Consiglio Mario Monti (InfoPhoto)

Il 49esimo Consiglio dei ministri del Governo Monti ha deliberato il disegno di legge di Stabilità da presentare al Parlamento. Con la pubblicazione ufficiale del testo sono emersi dettagli preoccupanti. Il Governo si dimostra ancora incapace di tagliare la spesa dello Stato centrale e allo stesso tempo aumenta le tasse sui cittadini, oltretutto in modo iniquo. Di che si tratta?

In questi giorni hanno fatto molto discutere gli interventi che colpiranno specifiche agevolazioni per spese e donazioni di cui il contribuente può beneficiare. Si tratta di una franchigia di 250 euro che andrebbe a penalizzare una lunga serie di spese e donazioni sino ad oggi detraibili (sottraibili alle imposte dovute) o deducibili (sottraibili al reddito imponibile). Come denunciato dal Clds (Coordinamento Liste per il Diritto allo Studio), ad essere colpite sarebbero non solo le spese mediche, le donazioni a enti non profit, ma anche le spese per l’istruzione superiore e universitaria, così come le donazioni a università ed enti di ricerca, anche allo scopo di finanziare borse di studio. È possibile quantificare l’impatto di tale provvedimento sul mondo dell’università e della ricerca? Certamente non assisteremo alla chiusura di nessuna università, non vi saranno fasce della popolazione affamate per questo. Dove sta quindi la miopia del provvedimento? Il Governo sta pian piano cancellando i pochi spazi di libertà e sussidiarietà previsti dal nostro ordinamento.

«I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Così l’art. 34 della Costituzione definisce il diritto allo studio, un sistema finanziato quasi esclusivamente dallo Stato, in parte attraverso trasferimenti diretti da Roma, in parte (la più rilevante) attraverso una tassa (di 140 euro) che gli studenti universitari pagano ogni anno, in parte con risorse delle regioni. Questo sistema, recentemente riformato dalla Legge Gelmini, dovrebbe garantire a tutti gli studenti considerati “capaci e meritevoli” di poter scegliere liberamente dove e cosa studiare. Questo tuttavia non accade per insufficienza dei fondi statali e deficienze del sistema nel suo complesso: borse di studio di importo inadeguato, requisiti di merito insufficienti con conseguente dispersione delle risorse, livelli di reddito per poter ricevere la borsa eccessivamente ridotti rispetto al reddito medio delle famiglie italiane, qualità dei servizi e libertà di scelta da parte degli studenti in molte regioni non accettabili.



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