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SCUOLA/ Le nuove indicazioni "salvano" gli studenti e l'autonomia

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Però viene indicata una strada interessante a chi volesse essere protagonista dell’impostazione della sua scuola: “le Indicazioni costituiscono il quadro di riferimento per la progettazione curricolare affidata alle scuole. Sono un testo aperto, che la comunità professionale è chiamata ad assumere e a contestualizzare, elaborando specifiche scelte relative a contenuti, metodi, organizzazione e valutazione coerenti con i traguardi formativi previsti dal documento nazionale” (così si legge nel capitolo L’organizzazione del curriculo). A dire: lo Stato fissa dei traguardi standard per tutti gli studenti italiani, ma lascia la libertà ai singoli istituti e ai singoli docenti di scegliere, inventare, testare contenuti e metodi per raggiungerli. Certo, una libertà condizionata, concessa dall’alto, ma al contempo un invito per i docenti a riappropriarsi delle proprie discipline, dei saperi che introducono i giovani alla conoscenza della realtà e di sé stessi.

Si potrebbe far scorrere fiumi di parole – e sicuramente lo si farà – per analizzare e giudicare le Indicazioni, entrando nel dettaglio, obiettivo per obiettivo della sua liceità ed essenzialità nel percorso formativo. Così come si potrà criticare – e lo si è già fatto – alcune scelte ministeriali relative all’impostazione della scuola e alla concezione delle discipline come attestate nelle Indicazioni. Per questo c’è tutto il tempo che le scuole e gli esperti del settore vorranno prendersi. Più urgente invece, a parere di chi scrive, che nelle scuole si inizi (o si continui) a lavorare seriamente sulla proposta formativa rivolta ai propri studenti. E a tale proposito le Indicazioni suggeriscono tra le righe due aspetti meritevoli di riflessione: la verticalità e l’interdisciplinarità. 

La scuola del primo ciclo viene presentata in un unico capitolo nelle Indicazioni, a dire che il percorso che porta dall’ingresso nella scuola primaria alla scelta degli indirizzi di studio di quella superiore non può non essere pensato unitariamente. Ciò non significa che i due segmenti scolari (la scuola primaria e quella secondaria di I grado) non abbiano una loro specificità, motivata innanzitutto dalle differenti esigenze del bambino e del ragazzo, tant’è che obiettivi e traguardi vengono nel testo differenziati. Però è importante che dirigenti e docenti di tali scuole, spesso coesistenti nello stesso plesso e facenti parte di istituti comprensivi, inizino a confrontarsi, a progettare insieme, anche semplicemente iniziando a raccontarsi l’un l’altro. 

A volte infatti la volontà di progettazione comune trova ostacoli insormontabili perché si ha la pretesa di programmare una strada perfetta per raggiungere un traguardo, ma in modo teorico, decontestualizzato, e si finisce per perdersi in discussioni sterili. Diverso è partire dalla condivisione di quanto è già in atto nella propria scuola, per rendere innanzitutto sé stessi consapevoli delle scelte fatte e per farne partecipi i docenti del segmento scolare precedente o successivo. Sarà così quasi naturale, nel dialogo, trovare occasioni per correggere, ridefinire, rendere più funzionale l’esistente. Un curriculum in verticale non può consistere banalmente nella distribuzione di contenuti da affrontare nell’uno o nell’altro segmento scolare, anche perché la conoscenza non avviene in modo meccanicamente progressivo. La ricorsività è sempre stata una componente ineliminabile della formazione della persona, la quale per conoscere ritorna sugli stessi oggetti indagandoli secondo prospettive e ambiti di ricerca differenti in vista di un ampliamento e di un approfondimento. Un andamento a spirale piuttosto che lineare.



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