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SCUOLA/ E se dopo la "sbornia" delle 6 ore tornassimo alla proposta Bertagna?

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Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo (InfoPhoto)

In realtà si tratta di questione vecchia e discusa da decenni. Non è vero che gli insegnanti italiani lavorano più di altri paesi europei: l’ultimo Rapporto Ocse sull’educazione lo documenta inequivocabilmente. Ma è altrettanto vero che il riconoscimento economico e sociale, a fronte del lavoro svolto, è basso. 

Se si vuole mettere mano al problema in modo serio occorre avere innanzitutto stima del lavoro svolto nell’insegnamento. Invece si è lanciato uno “schiaffo morale” considerando l’insegnamento di così poco valore da poter variarne l’impegno orario senza alcuna visione del suo utilizzo né riconoscendovi un corrispettivo. Come mai questo trucco non è stato proposto anche per i docenti universitari? Oppure per gli assistenti amministrativi o per i bidelli? Se la logica era quella di risparmiare diminuendo gli occupati con l’aumento dell’orario di servizio, perché non la si applica in tutto il pubblico impiego?

La strada scelta invece conferma la visione impiegatizia dell’insegnamento, disincentivando (come sempre fatto finora)  a fare di più e meglio e allontanando i migliori. Sul tema degli spezzoni orari nulla vieta che si chieda l’obbligo di accettazione ai docenti titolari delle scuole (potrebbe essere un primo passo verso scelte professionali full-time), ma è ovviamente assurdo fare questo a titolo volontario e gratuito.

Altre parti del testo del ddl, poi, denotano assoluta non conoscenza del sistema scolastico e dei suoi meccanismi, come il divieto della monetizzazione delle ferie, assolutamente impraticabile nell’organizzazione attuale. Altrettando assurdo l’impedimento all’esonero per i membri delle Commissioni per gli esami di Stato, che in questo modo dureranno sempre di più nel tempo, comportando quindi aumento di spesa.

3.  Credo che nessuna posizione associativa e politica seria rifiuti di considerare la necessità di contribuire tutti alla revisione dell’elefantiaca spesa pubblica. Ma la via indicata dal ddl Stabilità manca assolutamente di una visione equa e moderna dello Stato.

Sarebbe facile indicare recuperi di spesa cavalcando i risentimenti verso la politica o i vertici dello Stato. Anche se, però, è difficile definire peregrine proposte come, ad esempio, l’abolizione delle Province, il contributo di solidarietà da parte delle dirigenze apicali dello Stato, la restituzione da parte dei magistrati degli adeguamenti retributivi tolti da tempo a tutti i funzionari pubblici. 

Sugli sprechi nelle Province si sono “sprecati” servizi giornalistici, come quello sulla Provincia in Lombardia che ha usato tutti i fondi destinati all’edilizia scolastica per costruire la propria nuova sede, terminata poco prima delle richieste del Governo di modificare i confini.

Tocca alla politica ritrovare un sussulto di dignità e decidere la propria visione della scuola come bene della nazione.  



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COMMENTI
24/10/2012 - articolo Pellegatta (sergio bianchini)

FINALMENTE, era ora. E' così semplice. Ed oltre al curricolo totale c'è il curricolo annuale da accorciare. Penose le parole del veterosinistrismo e cioè che c'è "il pericolo" di mettere fine al precariato. Saluti e coraggio.